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02 novembre 2009 13:11
'Un detenuto non si massacra davanti a tutti'. Audio shock dal carcere di Teramo
"Abbiamo rischiato una rivolta perché il negro ha visto tutto. Un detenuto non si massacra in sezione, si massacra sotto...". Parole dal carcere di Castrogno a Teramo, parole registrate all'interno di uno degli uffici degli agenti di polizia penitenziaria. Frasi spaventose impresse in un nastro. Ora questo audio è nelle mani della Procura della Repubblica di Teramo che ha aperto un'inchiesta sulla vicenda. Sono parole che raccontano di un "pestaggio" ai danni di un detenuto, quasi come fosse la "prassi", un episodio che rientra nella "normalità" della gestione del penitenziario. Un concitato dialogo tra un superiore e un agente che svelerebbe un gravissimo retroscena all'interno di un carcere già alle prese con carenze di organico e difficoltà strutturali. Il nastro è stato recapitato al giornale locale La Città di Teramo, ed è scoppiata la bufera. Il plico era accompagnato da una lettera anonima. In merito alla vicenda la deputata Radicale-Pd Rita Bernardini, membro della commissione Giustizia, ha presentato un'interrogazione al ministro Alfano. Intanto la Uil chiede chiarezza e verità anche a tutela della professionalità e dell'impegno quotidiano della polizia penitenziaria di Teramo. "Noi possiamo solo affermare - sottolinea la segreteria regionale - che la violenza gratuita non appartiene alla cultura dei poliziotti penitenziari in servizio a Teramo che, invece, pur tra mille difficoltà hanno più volte operato con senso del dovere, abnegazione e professionalità. Ciò non toglie che la verità vada ricercata con determinazione e in tempi brevi. Noi vogliamo contribuire a questa ricerca impedendo, nel contempo, che si celebrino processi sommari, intempestivi e impropri". Anche il notevole sovraffollamento è causa di forti tensioni. L'istituto potrebbe contenere al massimo 250 detenuti, ne ospita circa 400. Un solo agente per sezione deve sorvegliare, nei turni notturni, anche più di 100 detenuti; un flusso di traduzioni che determina l'esaurimento di tutte le risorse disponibili. di Giuseppe Caporale per Repubblica.it leggi i commenti
Cara/o NoirPink, la tua affermazione riassume molto bene il paradosso in cui il nostro Paese si trova: da un lato la tortura non è reato, e di conseguenza nessuno può essere punito per "tortura"; dall'altro, l'Italia ha firmato una Convenzione ONU con la quale si è impegnata ad introdurre nell'ordinamento tale reato... Ma non solo: la Costituzione italiana, all'art. 13 comma 4° pone un vero e proprio (l'unico) obbligo di penalizzazione contro le violenze sia fisiche che morali attuate nei confronti dei soggetti sottoposti a restrizione della libertà (penso al caso Cucchi), eppure il reato di tortura non c'è... Per di più, la stessa Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo (CEDU) prevede all'art. 3 il divieto di tortura, e paradossalmente lo fa in maniera molto meno stringente rispetto all'art. 13 comma 4° della nostra Costituzione (il quale infatti parla anche di violenza "morale")... nonostante ciò, il reato di tortura, in Italia, non esiste... Insomma, come giustamente affermi tu: la tortura, in Italia, non è "né consentita né proibita". Non potevi usare parole migliori.
Soluzione all'italiana: la tortura non è nè consentita nè proibita... E la chiamano civiltà!
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