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01 maggio 2009 13:07
Don Gallo su NoirPink... un'intervista da non perdere
NoirPink, uno dei nostri blog preferiti, ha recentemente pubblicato una breve ma bellissima intervista ad un uomo straordinario, dal titolo Chiacchierando con don Andrea Gallo... Ne riportiamo un breve passaggio, invitandovi a leggerla nella sua interezza a questo link.
- Pensi che Gesù apprezzerebbe la chiesa cattolica se fosse qui oggi? - Immagina di essere Papa: fai 5 proposte per un rinnovamento della chiesa. - Il sesso fuori dal matrimonio è sempre peccato grave? - Cosa pensi delle relazioni affettive omosessuali e della volontà di riconoscerle civilmente?
17 febbraio 2009 23:29
Grande grande grande Benigni
Primi minuti così così, per l'intervento di Benigni a Sanremo, ma poi... GRANDISSIMO! Come hano scritto Ernesto Assante e Gino Castaldo: «“Di peccati non c’è che la stupidità” parla dell’omosessualità e legge Oscar Wilde. Detto in tv, su RaiUno, in prima serata. [...] E non dite che è retorica, perchè in questo paese Oscar Wilde non lo leggono in molti e l’omosessualità è ancora considerata un peccato, se non molto peggio». E ancora: «tra le altre cose ha fatto a pezzi, senza neanche nominarla, la canzone di Povia. Immaginate ora Povia che deve uscire e cantare la sua canzoncina ridicola su un gay che ha scoperto la felicità quando è diventato etero». Tag:
omosessualita
17 gennaio 2009 11:59
Quando l'omofobia arriva persino a Sanremo
Pubblichiamo qui di seguito la lettera che Gianni Pittella, Presidente della delegazione italiana del PSE all'Europarlamento, ha inoltrato al Presidente della Rai Claudio Petruccioli.
Signor Presidente, le scrivo in merito alla prossima edizione del Festival di San Remo perché è stato annunciato che una delle canzoni in gara racconterà la storia di una persona "guarita dall'omosessualità". Ovviamente non è mia intenzione interferire in alcun modo con la libertà d'espressione e tanto meno con quella artistica, che sono fondamentali e infatti tutelate sia dalla nostra Costituzione sia dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Sono tuttavia preoccupato dal fatto che si utilizzi una grande occasione di cultura e di musica, tanto più per il tramite del servizio pubblico radiotelevisivo, per diffondere l'idea che l'omosessualità sia una malattia, una visione di stampo razzista e omofobo che la comunità scientifica ha smesso, dal secondo dopoguerra, di accreditare e che non trova posto nel dibattito culturale e politico di nessun paese civile. Voglio ricordare che l'orientamento sessuale non è una malattia né una scelta. La Costituzione della Repubblica italiana e la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, con rigore, stabiliscono che "Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali" (art. 3, Costituzione) e che "È vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o le tendenze sessuali" (art. 21, Carta UE). In attesa di conoscere le sue decisioni, la saluto cordialmente. Gianni Pittella
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omosessualita
09 luglio 2008 15:23
03 gennaio 2008 18:44
"Le unioni tra persone dello stesso sesso": Evento riconosciuto dallÂ’Ordine degli Avv. di Firenze
Gian Mario Felicetti, autore del libro La Famiglia Fantasma e del blog famigliafantasma.it, ci ha scritto nuovamente segnalandoci tre interessanti ed importanti notizie che volentieri qui riportiamo:
------PRIMA NOTIZIA: 25 e 26 GENNAIO - CONVEGNO AVVOCATIZIO PER I DIRITTI GLBT
------SECONDA NOTIZIA: ISTITUZIONE DELLA RETE LENFORD (RETE DI AVVOCATI PER I DIRITTI GLBT)
------TERZA NOTIZIA: DOMENICA 27 GENNAIO – GIORNATA APERTA A TUTTI GLI OMOSESSUALI
Potete trovare il programma dettagliato dell'iniziativa a questo indirizzo. Qui è inoltre possibile scaricare la scheda di iscrizione. Ulteriori informazioni possono essere reperite sul sito di Gian Mario Felicetti, in particolare a questo post.
*Ci teniamo a sottolineare, come scrive lo stesso Felicetti sul suo blog, che "gli avvocati della Rete Lenford non richiederanno alcun onorario per il loro impegno. Dunque, chiunque decidesse di partecipare a questo tentativo di ottenere il diritto al matrimonio, già sin da adesso sa che non dovrà affrontare alcuna spesa oltre quelle dei bolli e dei tributi (dell’ordine di poche decine di Euro)". 08 dicembre 2007 11:47
L'omofobia che divide il Pd
La norma contro l'omofobia, che durante la votazione del ddl sicurezza ha portato la senatrice ex margheritina Paola Binetti a votare contro la fiducia, è un lama affilata che si inserisce all'interno dello stesso partito di Veltroni, rinnovando la complessità del tenere insieme tradizioni diverse, come pure il progetto del Pd si è posto di fare. La norma, che è stata approvata al Senato e ora deve tornare alla Camera, ha infatti riproposto un tema centrale e allo stesso tempo spinoso per la formazione democratica, quello della convivenza fra la matrice laica e cattolica che anima il nuovo partito. Non è un caso che proprio oggi, nel day after dal gesto della senatrice ribelle, in occasione della riunione della "Commissione per il manifesto del Pd" (di cui la teodem fa parte), Gianni Cuperlo abbia dichiarato: "Vorrei discutere di quello che è successo ieri al Senato e chiedere se il Pd può essere, in termini di principio, contrario a una norma che parla di discriminazioni in basa alle tendenze sessuali. Anzi, io in un Pd che non facesse una scelta chiara, di principio, su questioni di questo genere, non potrei riconoscermi. Non esiste solo la famiglia- ha concluso- esistono le famiglie, legami affettivi che un partito democratico dovrebbe riconoscere e tutelare". Insomma, un piccolo importante redde rationem che è impossibile non vedere, soprattutto per le sue conseguenze politiche. Come la richiesta, per esempio, dello stesso prodiano Andrea Papini che ha rivolto alla senatrice l'invito a dimettersi. In cosa consiste questa norma inserita nel disegno di legge sulla sicurezza che tanto sta facendo fibrillare una parte del mondo cattolico che siede in Parlamento? Cosa ha fatto sussultare la senatrice Binetti? La norma secondo la teodem aprirebbe alla possibilità di matrimoni e adozioni da parte delle coppie omosessuali... Nelle ultime ore il ministro Vannino Chiti ha detto che l'esecutivo terrà conto dell'opposizione e delle richieste esemplificate dalla Binetti... Sono però molti i rappresentanti istituzionali, anche nel centrosinistra, che da tempo si oppongono a qualsiasi tentativo laico di estendere i diritti alle persone con diverso orientamento sessuale... Ma secondo te esiste una chiusura, anche umana, da parte del mondo cattolico verso le istanze che provengono dal mondo glbt? Tu parli di un cammino difficile e lungo da condurre nel Pd per arrivare all'estensione di diritti alla comunità glbt... Si, è vero. Però questa strada di mediazione politica fino ad ora è stata lastricata di insuccessi, di tappe negative. Penso alla questione dei DiCo e ora all'atteggiamento della senatrice Binetti. Come fai ad essere ottimista sulla sua riuscita? Però potresti pensare a cambiare partito, magari scegliendone uno che veda nella tua battaglia la sua battaglia di riferimento. Una formazione laica vera pronta a non cedere sul tema dei diritti. di Marzia Bonacci per Aprileonline 03 settembre 2007 23:57
Discriminazioni legalizzate - I matrimoni omosessuali / 2
Gian Mario Felicetti ha risposto al nostro articolo Discriminazioni legalizzate - I matrimoni omosessuali con la seguente richiesta: Grazie mille per questo bellissimo post! Poiché siete molto ferrati in materia (io sono un “povero” ingegnere elettronico) e siccome avete affondato la piaga proprio sulla questione dell’ordine pubblico, vi chiedo a proposito della domanda che ho fatto via mail al comune di Genova: […] La Corte Costituzionale, nella sentenza 494/2002, ha rilevato che il concetto di “ordine pubblico familiare” è insostenibile, perché comprometterebbe i diritti della persona, e in tutta la costituzione non esiste il minimo accenno alla possibilità di anteporre il valore della famiglia alla libertà degli individui. Inoltre da Aprile l’Italia ha recepito la direttiva comunitaria 38/2004 (questa direttiva. una volta recepita, fa “obbligo”) sul diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri. Di conseguenza la vostra decisione di non autorizzare al matrimonio una coppia omosessuale (e tanto meno di riconoscere il matrimonio avvenuto all’estero) introduce una disparità di trattamento dei cittadini dell’unione che è espressamente vietata. Dunque mi chiedo se, secondo la legge, queste due informazioni che vi ho dato (e che vi prego di verificare) non rendano inefficace e obsoleta questa direttiva del 2001. PRIMA DOMANDA: E’ vero che la corte costituzionale ha emesso questa sentenza? A volte trovo notizie da internet che poi non riesco più a “riprendere” e inoltre non sono sempre capace di interpretare i testi giuidici. E’ giusto quello che dico o fraintendo qualcosa? SECONDA DOMANDA: La direttiva comunitaria è effettivamente vincolante per l’italia o i parlamentari hanno trovato il cavillo a cui appigliarsi? TERZA DOMANDA: La legge 1.12.1970 n° 898, modificata dalla legge 14.4.1982 n° 164) prevede esplicitamente il matrimonio tra persone dello stesso sesso nei casi di transessualismo contravvenuto durante il matrimonio. Questo può risultare un appiglio? Non sono forse contro l’ordine pubblico questi matrimoni in cui uno dei due cambia sesso? Si può in qualche modo forzare il legislatore a risolvere questa contraddizione in un modo (annullare i matrimoni omosessuali con trans) o nell’altro (ammettere i matrimoni omosessuali)? Grazie mille comunque e in bocca al lupo per le vostra attività! Gian Mario Felicetti Gentile lettore, ritenendo che i Suoi quesiti siano di pubblico interesse, mi permetto di risponderLe pubblicamente attraverso questo post. Ccercherò di farlo con ordine, iniziando quindi dal diritto costituzionale, passando poi per il diritto comunitario e concludendo l’analisi con un rapido accenno alla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio. La Sentenza della Corte costituzionale del 28 novembre 2002 n. 494 è realmente esistente ed importante, tanto da essere stata riportata e annotata dalle principali riviste italiane di diritto (Dir. e Giust., Foro it., Giur. It., Dir. famiglia, Nuovo dir., Famiglia, Nuova giur. civ. commentata, Giur. cost.). Con tale sentenza la Corte costituzionale ha riconosciuto ai figli incestuosi il diritto a svolgere indagini sulla paternità (diritto in precedenza negato dall’art. 278 comma 1° c.c.). In occasione di questa sentenza la Corte costituzionale ha evidenziato l’insostenibilità di un “ordine pubblico familiare” in quanto tale suscettibile di conformare in senso limitativo i diritti della persona. Non pare, in altri termini, potersi ricavare dalle disposizioni costituzionali l’idea di un interesse superiore della famiglia contrapposto a quello dei singoli (CECAMORE) e persino capace di impedire il riconoscimento di diritti della persona in ambito diverso. Al fine di approfondire maggiormente questo punto, mi permetto qui di citare alcune considerazioni di Gianpaolo Fontana, Ricercatore di dir. cost. presso l'Università Roma Tre: “Se la famiglia davvero è il primo e fondamentale esempio di formazione sociale nella quale trovano soddisfazione esigenze (appunto) naturali ed insopprimibili di affettività ed intimità della persona, ciò si deve al legame materiale e spirituale di solidarietà, comunanza e convivenza che trova tradizionalmente espressione nella famiglia matrimoniale ma che può trovare, e di fatto trova, accoglienza anche nelle altre forme di unione e convivenza non fondate sul matrimonio. L’esistenza di una tutela costituzionale di favore per la famiglia matrimoniale non può essere di ostacolo al riconoscimento legale ed a forme di tutela di altri tipi di unioni non fondate sul matrimonio (CARETTI, ROPPO). Il valore personalistico ed il vincolo solidaristico che nella famiglia matrimoniale trovano storicamente garanzia e riconoscimento devono, in altri termini, trovare adeguate forme di protezione e di riconoscimento anche al di fuori del matrimonio laddove si dimostrino meritevoli di tutela alla stregua di un giudizio di effettività, reciprocità e sufficiente stabilità. Ciò posto uno dei problemi più delicati sarà quello di stabilire in via normativa quale la stabilità temporale minima del vincolo assunto dai conviventi affinché gli stessi possano aspirare al riconoscimento formale della loro unione ed all’accesso a misure di tutela e promozione. Sulle unioni omosessuali, in particolare, s’impongono talune considerazioni. In termini di stretto diritto, occorre sottolineare, come dalla lettera dell’art. 29 Cost. non si evinca la diversità di genere sessuale dei coniugi essendo, invero, detta diversità talmente scontata e presupposta in epoca costituente da essersi ritenuto non necessario esplicitarla. Rilevanti novità ed aperture verso forme di matrimonio omosessuale sono, peraltro, state colte nell’art. 9 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (CALIFANO,GROPPI). E, tuttavia, accedendo alla tesi che l’ambito di tutela offerto dall’art. 29 Cost. presupponga la eterosessualità dei coniugi, in difetto di una qualsivoglia disciplina sulle unioni di fatto comunque connotate, le coppie omosessuali, disposte a contrarre validamente il vincolo matrimoniale, rimarrebbero (diversamente dalle coppie eterosessuali) pressoché senza alcuna possibilità di scelta, rimanendo prive del riconoscimento dei diritti personali e patrimoniali derivanti dal loro legame affettivo. La tutela di diritti della persona che originano dal rapporto di convivenza omosessuale paiono esigere, dunque, in maniera ancora più evidente una qualche forma di riconoscimento e tutela. Da siffatto deficit di tutela consegue la lesione dei diritti inviolabili della persona alla quale non sarebbe consentito né il pieno svolgimento della propria personalità nè l’esercizio dei diritti e l’adempimento dei doveri di solidarietà nell’ambito della propria relazione affettiva e del proprio regime di convivenza (art. 2 Cost) dando adito, peraltro, con tutta evidenza ad una discriminazione fondata sull’orientamento sessuale(art. 3 Cost). Alla luce dei principi costituzionali di uguaglianza (senza distinzione di sesso) e di promozione della dignità umana e sociale nonché dello sviluppo della personalità dell’individuo nell’ambito delle formazioni sociali, resta priva di una valida giustificazione costituzionale l’esclusione di forme di regolamentazione giuridica e di protezione delle coppie omosessuali”. Riguardo invece alla direttiva 2004/38/CE da Lei citata, la Commissione per le petizioni del Parlamento Europeo, in data 3 luglio 2006 ha risposto alla petizione 724/2005 presentata da James Walsh, cittadino britannico, sui diritti di lesbiche, omosessuali, bisessuali e transessuali nell’Unione europea. La Commissione, nella sua risposta, ha fatto presente che la direttiva 2004/38/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 29 aprile 2004, relativa al diritto dei cittadini dell’Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, ha migliorato il diritto di riunificazione familiare dei cittadini dell’Unione. La Commissione evidenzia tuttavia che (cito testualmente) “fra le persone che possono beneficiare della sua applicazione in quanto membri della famiglia di un cittadino dell’Unione, la direttiva 2004/38 include il coniuge (articolo 2.2, punto a) e «il partner che abbia contratto con il cittadino dell’Unione un’unione registrata sulla base della legislazione di uno Stato membro, qualora la legislazione dello Stato membro ospitante equipari l’unione registrata al matrimonio e nel rispetto delle condizioni previste dalla pertinente legislazione dello Stato membro ospitante» (articolo 2.2, punto b). Per quanto riguarda il coniuge, la Corte, nella sua sentenza D e Regno di Svezia contro Consiglio dell’Unione europea, ha enunciato che il termine “matrimonio”, secondo la definizione comunemente accolta dagli Stati membri, designa un’unione tra due persone di sesso diverso: CGCE, 31 maggio 2001, D e Regno di Svezia, cause riunite C-122/99 P et C-125/99 P, raccolta della giurisprudenza 2001, pagina I-04319. Nella sentenza Reed del 17 aprile 1986, causa 59/85; raccolta della giurisprudenza 1986 pagina 01283, la Corte ha d’altronde affermato che un’interpretazione di nozioni giuridiche basata sull’evoluzione della società e avente ripercussioni su tutti gli Stati membri, dev’essere effettuata esaminando la situazione nel complesso della Comunità. In conformità con questa giurisprudenza, il termine «coniuge» della direttiva 2004/38 per il momento deve, esattamente come il termine «coniuge» adottato dalle direttive attualmente in vigore, essere compreso come un’unione fra persone di sesso differente, con riserva di una evoluzione futura della società e della giurisprudenza”. Per quanto concerne, infine, il Suo richiamo alla disciplina dei casi di scioglimento del matrimonio (l. 1 dicembre 1970, n. 898 e , attenzione, non l. 14 aprile 1982, n. 164 – che nulla centra con il matrimonio – bensì l. 6 marzo 1987 n. 74), la legge 74/1987 è certamente quella più palesemente in antitesi con la concezione secondo cui un matrimonio celebrato tra individui dello stesso sesso sarebbe contrario all’ordine pubblico. Sebbene infatti taluni studiosi parlino addirittura di inesistenza del matrimonio (TRIMARCHI) se i coniugi sono dello stesso sesso (si consideri che, in materia di matrimonio putativo, il vincolo nullo può produrre comunque alcuni effetti, mentre quello inesistente no), la l. 74/1987 ha previsto che se il matrimonio tra un uomo e una donna è valido e, dopo qualche tempo, uno dei due coniugi decide di cambiare sesso, il matrimonio resta valido a meno che l’altro coniuge non chieda altrimenti! In altre parole, parrebbe quasi che – secondo il legislatore – il popolo italiano consideri scandalosa la celebrazione del matrimonio tra due persone del medesimo sesso, ma non il matrimonio in sé di questi individui. Un paradosso che trova difficili spiegazioni. di Marco Mambrini
03 settembre 2007 11:54
Discriminazioni legalizzate - I matrimoni omosessuali
E' in atto, in Italia (e purtroppo non solo), una vera e propria discriminazione a cui il legislatore del nuovo millennio pare non voler porre rimedio. E' la discriminazione "legalizzata" tra gli affetti e i diritti degli esseri umani eterosessuali e gli affetti e i diritti degli esseri umani omosessuali. Da una parte il legislatore italiano pone gli eterosessuali, garantendo loro il privilegio di potersi unire civilmente in matrimonio, con tutti i diritti annessi e connessi; dall'altra pone gli omosessuali, concedendo a questi ultimi soltanto quei pochi diritti derivanti dalla convivenza... Una vera e propria differenzazione basata solo e soltanto sull'orientamento sessuale degli individui. Affrontiamo questo delicato argomento poichè forse qualcuno di voi avrà notato il messaggio lasciato ieri sul nostro Blog da Gian Mario Felicetti, il quale denuncia la sua triste situazione di... innamorato. Triste, poichè a Gian Mario viene negato un DIRITTO che dovrebbe essere riconosciuto a tutti gli uomini in quanto tali: il diritto al matrimonio tra due individui, siano essi un uomo e una donna, un uomo e un uomo, o una donna e una donna. Tutti conosciamo il caso di Francesco Piomboni e Matteo Pegoraro, i primi in Italia ad aver avuto la forza d'animo e il coraggio di tentare quella che in molti, senza dare troppe spiegazioni, hanno definito "l'impresa impossibile", ovverosia un ricorso giudiziaro al T.A.R. avverso il diniego del Comune di Firenze ad affiggere le pubblicazioni del loro matrimonio civile. Come ha sottolineato lo stesso Pegoraro, escludere le persone omosessuali dalla possibilità di accedere al matrimonio significa impedire loro di sviluppare appieno la loro personalità in un progetto di vita familiare, in contrasto quindi con gli artt. 2 e 3 Cost., oltre ai principi espressi dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo e dalla Carta di Nizza. E proprio in palese contrasto con tali principi si colloca la nota circolare n. 2/2001 del Ministero degli interni, ai sensi della quale (richiamata dallo stesso Comune di Firenze) la trascrizione dei matrimoni omosessuali celebrati all'estero è impedita in forza della loro contrarietà all’ordine pubblico. Ma siamo davvero sicuri che questo tipo di unioni possa minare l'ordine pubblico? Gian Mario Felicetti, il nostro lettore di cui accennavamo prima il messaggio, ha deciso di fare una cosa molto semplice: ha alzato la cornetta e ha telefonato a diversi Comuni italiani, chiedendo sempre la stessa cosa: informazioni su come potersi sposare... con il suo uomo: "Dopo aver richiesto alcune informazioni generali, ho detto chiaramente che volevo sapere come ci si sposa, perché mi sarei presentato con il mio uomo. Sottolineando che il tutto era concertato in accordo con le nostre famiglie d’origine. Cosa che, volenti o nolenti, avviene in tutti i matrimoni: a maggior ragione non ho voluto far supporre il contrario proprio per le mie nozze. E’ stata un’esperienza liberatrice e chiarificatrice, un vero godimento. Ogni volta che abbassavo la cornetta mi sembrava di avere abbattuto un muro odioso e avevo voglia di gridare “Yu-huuu”! E pensare che prima di cominciare avevo letteralmente paura: di essere insultato, di essere maltrattato o non capito. Avevo paura di sentirmi solo e contro tutti. La realtà, come quasi sempre accade per gli omosessuali in Italia, è stata molto migliore delle lugubri aspettative. Ho telefonato a quattro comuni diversi, chiedendo sempre le stesse informazioni. Ho sempre riscontrato un atteggiamento di sorpresa da parte dei miei interlocutori, inequivocabilmente colti impreparati di fronte alla mia notizia. Ma proprio per questo, dall’altro lato del telefono ho goduto di grande attenzione e considerazione. Non un accenno di disprezzo, né la tendenza a liquidare la mia richiesta come provocazione. Un pizzico di imbarazzo qualcuno l’ha provato, istintivamente. Ma questo è niente: di fatto ho riscontrato un atteggiamento cordiale, rispettoso della mia identità e cittadinanza, comprensivo e a volte addirittura materno." Dove sono lo scandalo e il turbamento dell'ordine pubblico?? Mistero della fede... (e a buon intenditor poche parole)! Come noterete ascoltando le telefonate, un'altra scusa diffusissima per impedire il matrimonio tra omosessuali è quella secondo cui "la legge non lo permette espressamente"... E il principio la legge consente tutto ciò che non vieta dove lo abbiamo lasciato? Da questa domanda traiamo lo spunto per riportare qui di seguito un importante post pubblicato sul sito di Gian Mario, i cui contenuti sono purtroppo sconosciuti alla maggior parte dei cittadini italiani: "...nella legge non c’è una definizione ufficiale di cosa sia una famiglia né cosa sia il matrimonio. Tuttavia esistono diversi testi giuridici – utilizzati dagli addetti ai lavori – che cercano di dare delle linee guida a giuristi e legislatori, secondo dei principi ravvisabili nella società e, ovviamente, nella costituzione. Ecco allora cosa dice la dottrina giuridica italiana sul matrimonio ... Nel 1971 il Grande Commentario del Codice Civile avvertiva (con parole straordinariamente attuali) che “famiglia e matrimonio appaiono ancora oggi per gran parte assisi su posizioni che hanno cessato di esistere da più di un decennio”. Inoltre sottolinea al legislatore che “la Costituzione assume la famiglia quale essa è offerta dalla realtà sociale”. Nella Enciclopedia Italiana, già nell’incipit della voce “Famiglia” si afferma che “l’indole di società naturale non significa rinvii a valutazioni estranee al diritto positivo”. Nella Enciclopedia del Diritto, nella voce Famiglia, si afferma: “nonostante l’apparente contraria indicazione […] il termine NATURALE adoperato nell'articolo 29 deve più esattamente intendersi come equivalente di SOCIALE e non già nel senso di società fondata sul diritto naturale“. Nel Commentario della Costituzione, relativamente all’articolo 29, si sottolinea che “l’interpretazione giusnaturalista dell’articolo non ha corrispondenza giuridica e non si può che imputare ad un’ideologia politica di genere integralista”. Nel Manuale di Diritto Privato del Galgano (1981), tutt’ora il più diffuso nelle Università Italiane, si rileva che “società naturale non significa immutabilità della regolazione normativa: questa può mutare con il mutare del costume sociale, con l’evolversi delle concezioni della famiglia e dei rapporti fra i suoi membri.” PS: se volete contattarci, trovate il nostro indirizzo e-mail cliccando sull’immagine di copertina (in alto a destra). 10 maggio 2007 18:49
Considerazioni e riflessioni sui diritti e i doveri delle persone stabilmente conviventiNella giornata di VENERDI' 11 MAGGIO si terr�, presso l'Universit� di Milano-Bicocca (edificio U6 aula 05), l'incontro "DI.CO. cos'�". La conferenza verter� sull'omonima... [...] 13 aprile 2007 13:48
La Chiesa, l'omosessualità e la pedofilia
Riceviamo per e-mail e pubblichiamo. L' INCONSCIO ISTITUZIONALE DELLA CHIESA DI ROMA di Paolo Tranchina - Psicologo analista, Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Concreta Il dibattito sulle unioni di fatto ha riguardato essenzialmente la laicità dello Stato e i limiti dei diritti della Chiesa a intervenire sulle scelte politiche degli italiani. Dobbiamo però chiederci come mai proprio adesso vengano messi in atto tutti questi affondo e cosa combattano a livello simbolico oltre che politico.
Sicuramente la scomparsa della DC ha lasciato un vuoto che la Chiesa si è affrettata ad occupare. Inoltre, l'Europa rappresenta un nuovo fronte poco propenso a cedimenti e piaggerie rispetto alle tanto richieste radici cristiane, su cui ci sarebbe molto da dire. Il mondialismo, il progredire dell'ISLAM, la caduta delle vocazioni, e forse dei finanziamenti, fanno il resto.
Il problema però va ben oltre ed è molto più profondo.
A mio avviso, il target essenziale di questo massiccio, scomposto interventismo ecclesiastico è principalmente l'omosessualità, ben radicata nell'inconscio istituzionale della Chiesa di Roma. Cerchiamo di capire perchè.
Nonostante affermazioni di principio e scuse esplicite per le secolari offese alle donne, inquisizione e roghi compresi, la struttura della Chiesa resta gerarchicamente e irriducibilmente patriarcale. La contraddizione esplosiva consiste però nel fatto che di fronte a una valorizzazione continua della Vergine Maria, del suo culto e alle sue indiscutibili capacità di mediazione con Dio, fino al Dogma della sua assunzione in cielo del 1950, alle donne è negato il potere di transustanziare, cioè di trasformare il pane e il vino nel corpo e nel sangue di Cristo.
Maria, che ha portato nel proprio corpo Gesù, non ha il potere di eseguire il rito sacramentale che lo richiama in vita, ricreandolo simbolicamente per nutrire i fedeli, le sue mani non possono trasformare il reale in immaginario, il finito in infinito.
Questa negazione crea una pesante ipoteca sui processi di simbolizzazione delle donne, legittimando una immagine di castrazione che a suo tempo la psicoanalisi ha avallato, e sancisce dogmaticamente quanto arbitrariamente la loro inferiorità rispetto al maschio, a differenza di altre religioni che contemplano poteri femminili veramante forti e temuti come, ad esempio, la dea Kali in India.
Una istituzione fatta essenzialmente di maschi, per i quali la donna tanto idealizzata come madre, da un lato, da un altro rappresenta la tentazione della carne - e in ultima analisi, il male, il Diavolo, non a caso di recente rievocato proprio da Benedetto XVI - non può aver che un atteggiamento di paura verso il femminile. Da qui un vissuto distorto, compensatorio per il contrario di cìò che viene negato: il maschile. Ecco allora idealizzata una Trinità tutta patriarcale che nei millenni ha sostituito le antiche Trimurti, le Grandi Madri del passato, ecco la religione del Figlio, nella quale alla donna è lasciato solo un ruolo ancillare.
Le valenze erotiche e simboliche del patriarcato sono incrementate a dismisura sia nella frequentazione di gruppi solo maschili, sia dalla sistematica denigrazione, svalutazione del femminile. Ossia, detto esplicitamente, la negazione del femminile è la principale responsabile della omosessualità inconscia della Chiesa. Contro questo nemico interno la Chiesa si accanisce fuori di sè perchè altrimenti dovrebbe mettere in questione il proprio maschilismo, la misogina gerarchia verticale che la governa.
L'idealizzazione però va ben oltre, e il recentissimo intervento del nuovo presidente della CEI, il Cardinale Bagnasco, ce lo conferma. La smentita, infatti, non fa che confermare il carattere di lapsus inconscio dell'affermazione che sembra far coincidere l'omosessualità addirittura con l'incesto e la pedofilia.
Perchè qui c'è l'altro punto focale del problema. L'inconscio istituzionale della Chiesa gronda di pedofilia, come i miliardi spesi per risarcire le vittime dei preti pedofili in tutto il mondo stanno a dimostrare.
La predilezione per il Figlio, il bambin Gesù, è carica di aspetti psicologici inflazionati, eccessivamente idealizzati, e di valenze erotiche rimosse. In mancanza di donne, i maschi, adulti o bambini che siano, vivono con particolare vicinanza ai sacerdoti, alla loro solitudine spesso intollerabile, creando facilità di rapporti, di qualsiasi rapporto. Inoltre, a livello profondo, sembra entrare in gioco la compensazione di sentimenti paterni, inattuabili a livello individuale, nel senso che visto che i sacerdoti non possono avere figli carnali, possono guardare con occhio amorevole i bambini come figli negati, per cui lo sguardo può pervertirsi in desiderio pedofilo.
In un suo intervento, Slavoj Zizek va molto oltre, sostenendo che sia la diffusione della pedofilia nella Chiesa sia soprattutto la sua tendenza a coprirla, alludono esplicitamente a un inconscio istituzionale pedofilo che, indipendente dagli individui, spinge in questa direzione anche sacerdoti non pedofili. Scrive Zizek: "Questo fenomeno interessa la Chiesa cattolica come tale, è iscritto nel suo stesso funzionamento in quanto istituzione socio-simbolica.....è qualcosa di cui l'istituzione ha bisogno per riprodursi...Un simile inconscio istituzionale designa il rovescio osceno e disconosciuto che proprio perchè disconosciuto, sostiene l'istituzione pubblica. In altre parole, non siamo semplicemente di fronte al fatto che la Chiesa, per ragioni di conformismo, cerca di mettere a tacere gli imbarazzanti scandali sulla pedofilia, nel difendere se stessa essa difende il suo osceno segreto più riposto.....la Chiesa come tale, come istituzione va indagata quanto al modo in cui sistematicamente crea le condizioni perchè tali reati si verifichino" (Slavoj Zizek: A colpi di prozac contro l'antisemitismo, Il Manifesto, domenica 13 agosto 2006, pag.18)
Finchè i principi etici della Chiesa di Roma saranno improntati al più rigido patriarcalismo, divieto ai sacerdoti di sposarsi, assoluta svalutazione del potere femminile a cui è negata la transustanziazione, è inarginabile, nonostante le condanne esplicite, formali, una profonda distorsione sia verso l'omosessualità che rispetto alla incoercibile spinta alla pedofilia.
L' opposizione della Chiesa ai DICO, non offende pertanto solo gli omosessuali, ma umilia anche il femminile, e menoma il maschile di una appropriata dialettica col suo contrario, con tutti i suoi contrari, complementari, non nemici.
In ultima analisi, però, ciò che terrorizza la Chiesa è l'mmagine di una donna sul trono di Pietro, con tutto ciò che questo potrà rappresentare.
Ovviamente il discorso è infinitamente complesso e articolato, ma, per aprire un dibatttto, penso che questi pochi paragrafi possano bastare.
Cordialmente
Paolo Tranchina
Psicologo Analista
Presidente della Società Italiana di Psicoterapia Concreta
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