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13 dicembre 2009 22:05
Gino Strada: 'Dare il Nobel per la pace a Obama è come dare quello per la castità a Cicciolina'
"L'ho detto stamani al telegiornale di Rai Tre, e lo ribadisco: dare il Nobel per la Pace al presidente degli Stati Uniti è come dare il Nobel per la castità a Cicciolina o magari per i meno giovani come il Nobel per la castità a Patrizia D'Addario, viste le prime tre decisioni del Nobel Obama: quella di mandare in Afghanistan altri trentamila uomini, di non ratificare il trattato contro le mine anti-uomo e di non fare un accordo per la riduzione delle emissioni di gas nocivi. Non credo che esista altro commento. La maggioranza degli americani è contraria al Nobel a Obama, e l'opposizione norvegese ha chiesto le dimissioni del presidente del comitato." Gino Strada 19 maggio 2009 16:04
Tribunali militari, il dietro front di Obama
Pressato dai parlamentari democratici per delineare un piano trasparente e definitivo che conduca alla chiusura del campo di detenzione di Guantánamo entro i tempi previsti all’indomani del suo insediamento, Barack Obama ha finito per riesumare il controverso sistema dei tribunali miliari messo in piedi dalla precedente amministrazione per processare i presunti terroristi. La decisione del presidente arriva solo a pochi giorni dalla sua annunciata opposizione alla pubblicazione di una nuova serie di immagini che documenterebbero gli abusi sui detenuti da parte di militari statunitensi. Nonostante i paletti fissati da Obama per l’attività dei tribunali militari, non si sono fatte attendere le reazioni polemiche delle organizzazioni a difesa dei diritti umani, già contrariate dagli stenti evidenziati dalla Casa Bianca nel rigettare completamente le pratiche al limite della legalità dell’amministrazione Bush-Cheney. Pochi giorni dopo aver assunto i pieni poteri, assieme alla decisione di chiudere Guantánamo entro il gennaio 2010, Obama aveva congelato le attività delle commissioni militari fino al 20 maggio. Una presa di posizione che aveva alimentato le speranze di quanti auspicavano il definitivo abbandono di questo sistema introdotto dal suo predecessore nel 2006 con la firma del “Military Commissions Act”. Dopo mesi di discussioni circa la sorte dei 240 prigionieri tuttora a Guantánamo, il presidente ha invece dovuto prendere atto dell’impossibilità di istruire regolari processi nei tribunali civili americani. Da qui la decisione di resuscitare i tribunali militari, che dovranno però rispettare determinate garanzie per gli accusati, sulla base di una proposta di legge del 2006 che lo stesso Obama - allora senatore dell’Illinois - aveva appoggiato. Le dichiarazioni di Obama nel corso della campagna elettorale erano state in ogni caso estremamente chiare circa la sorte che si sarebbe prospettata per i tribunali americani in caso di una sua vittoria alle presidenziali. Il sistema implementato da Bush era stato definito come un “enorme fallimento” e l’allora candidato democratico aveva assicurato la sua totale fiducia nella giustizia civile americana, promettendo - se eletto - di “chiudere Guantánamo, di cancellare il Military Commissions Act e di tornare a rispettare il dettato della Convenzione di Ginevra”. Nel fare marcia indietro sulla questione dei tribunali, Obama ha sostenuto invece come le “commissioni militari abbiano una lunga tradizione negli Stati Uniti” e come esse risultino strumenti “appropriati per processare nemici che violano le leggi di guerra, a patto che esse siano strutturate e amministrate in maniera propria”. Le divisioni tra l’establishment militare e i consiglieri per la sicurezza nazione del presidente da una parte e il Dipartimento di Giustizia dall’altra sono sorte in particolare intorno alle difficoltà di giudicare presso tribunali ordinari detenuti frequentemente sottoposti a tortura, imprigionati per anni senza la formulazione di specifiche accuse oppure sulla base di testimonianze dubbie o estorte con metodi illegali. Il rischio di andare incontro ad una serie di proscioglimenti sarebbe stato quindi elevatissimo, così che il punto di vista dei generali ha finito per prevalere ed è stato fatto proprio dallo stesso presidente. La Casa Bianca si è affrettata a ricordare come Obama avesse in passato criticato il sistema messo in piedi da George W. Bush in quanto non garantiva sufficienti diritti ai prigionieri e non in quanto demandato a tribunali militari speciali. Anche con gli aggiustamenti proposti dalla nuova amministrazione però, i detenuti accusati di terrorismo non potranno godere degli stessi diritti garantiti dal sistema giudiziario civile statunitense. Il governo americano ora cercherà una nuova sospensione per i nove casi attualmente pendenti davanti alle commissioni militari a Guantánamo per poter procedere con una revisione dell’intero sistema, così da renderlo più equo nei confronti dei prigionieri. Le modifiche dovrebbero includere il divieto dell’utilizzo di prove estorte con metodi di tortura, la limitazione dell’uso di testimonianze rilasciate al di fuori del tribunale (“hearsay”), maggiore libertà nella scelta degli avvocati della difesa e protezione per gli accusati che si rifiuteranno di testimoniare. Le nuove garanzie per gli imputati non hanno tuttavia convinto le associazioni che si sono battute in questi mesi per l’abbandono delle pratiche della precedente amministrazione. “Non conosciamo ancora i motivi per cui le commissioni militari dovrebbero essere necessarie in una strategia per combattere il terrorismo”, ha affermato Elisa Massimino di Human Rights First. “Riesumando il fallimentare progetto di George W. Bush, il presidente Obama ha effettuato un pericoloso voltafaccia per il suo programma di riforme”, ha rincarato Kenneth Roth di Human Rights Watch. L’ala progressista dell’elettorato democratico negli ultimi mesi aveva d’altra parte criticato altre prese di posizione di Obama e alcuni dei primi provvedimenti adottati da presidente. Non solo l’appoggio fornito ancora lo scorso anno al programma di intercettazioni dei cittadini americani voluto da Bush, ma anche le più recenti decisioni di aumentare l’impegno americano in Afghanistan, il rifiuto di chiudere i centri di detenzione in territorio straniero - come Bagram - e di opporsi all’apertura di procedimenti legali nei confronti di quanti nella precedente amministrazione avevano giustificato gli interrogatori condotti con metodi di tortura avevano suscitato parecchie polemiche. Nella sua decisione di ridare legittimità ai tribunali militari, Obama, oltre a sentire tutto il peso della responsabilità di un paese che ha vissuto per otto anni sotto la vera o presunta minaccia di nuovi attacchi terroristici, ha dovuto tenere conto anche delle inquietudini dei compagni di partito al Congresso. In concomitanza con l’annuncio del presidente era infatti giunta la bocciatura di un progetto di spesa di 80 milioni di dollari da parte della Camera dei Rappresentanti, destinati alla chiusura del carcere di Guantánamo, proprio a causa della mancanza di un piano sufficientemente chiaro per la sorte dei detenuti presenti nella base navale sull’isola di Cuba. Vista l’impossibilità di rispondere in tempi rapidi alle pressioni provenienti dall’interno del proprio partito, il presidente ha finito col cercare una soluzione di compromesso che contraddice però, almeno in parte, le promesse elettorali e getta una pesante ombra sul suo tentativo di ristabilire una immagine legittima degli Stati Uniti agli occhi del mondo. di Michele Paris per Altrenotizie 21 novembre 2008 08:23
Obama? Seguite i soldi
Una delle regole più note del giornalismo anglosassone è ‘follow the money’, cioè segui i soldi se vuoi capire come realmente funzionano le cose. Nel caso dell’elezione a presidente degli Stati Uniti di Barack Obama, è istruttivo applicare quella regola... purtroppo. Il Democratico ha raccolto un gran totale di 640 milioni di dollari per la sua corsa alla Casa Bianca, di cui una larghissima parte dai cosiddetti contributi individuali. Certamente in essi vi è una gran massa di donazioni di singole persone comuni, attivisti, gruppi di volontari, che è innegabile siano stati determinanti per il successo del loro beniamino. Ma non ci è dato sapere quale percentuale di quei fondi proveniva invece da settori un po’ meno ‘puliti’. Ricordo anche, è doveroso, che l'afroamericano ha rifiutato del tutto i contributi federali alla sua campagna elettorale. Quest’ultima nota è di sicuro molto edificante, ma se si dà un’occhiata ad altri dettagli, ahimè, il quadro cambia. Si scoprono cose che preoccupano, e che confermano quello che ho scritto in “Obama? Gioire con prudenza, molta”. Un primo sguardo ai dati pubblicati dalla Federal Election Commission americana fa risaltare la presenza dei ‘falchi’ della finanza di Wall Street fra i maggiori gruppi che hanno versato nelle casse del neo presidente, gli stessi che hanno giocato a biglie col futuro economico dell’intero pianeta, fino al collasso di questi giorni: Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Citigroup, Morgan Stanley fra gli altri. Nel paragone fra i due contendenti alla Casa Bianca, Obama batte McCain per 2.938.556 dollari a 2.185.869 ricevuti delle banche commerciali. Quando poi si considerano gli speculatori più selvaggi della finanza americana, e cioè gli Hedge Funds, il presidente nero batte lo sconfitto bianco con un margine notevole: 2.637.578 dollari a 1.561.865. Questo forse spiega uno dei dettagli meno edificanti del passato politico di Obama: il suo voto al Congresso a favore del pacchetto di salvataggio sborsato direttamente dai contribuenti americani nelle tasche di Wall Street poche settimane fa, che non solo costerà sudore e pene a milioni di cittadini per anni a venire, ma che non risolve neppure uno dei problemi strutturali della finanza impazzita di quel Paese. Proseguiamo. Da notare, fra le righe, quei 34.454 dollari che Barack Obama ha intascato dall’industria del tabacco. Non proprio morale per chi si presenta come ‘pulito’, per motivi persino troppo ovvi per essere citati. Ma una bruttissima sorpresa arriva quando si incontrano le voci relative ai colossi farmaceutici: Obama si è preso 1.662.280 dollari da questi giganti della speculazione sulla salute, contro i miseri 579.013 di McCain. La cosa è grave, poiché gli interessi di Big Pharma sono direttamente collegati al mantenimento del sistema Sanitario privatizzato americano, causa di ineguaglianze sociali orrende. Inoltre, visto ciò che le multinazionali del farmaco stanno facendo nel Terzo Mondo, dove negano ancora farmaci salvavita o sconti sui brevetti a tanti popoli disperati, di nuovo si fatica a trovare una moralità in questo aspetto di Obama. Si comincia qui a sbirciare qualcosa della realtà dietro i suoi proclami retorici. Alla voce Comunicazioni ed Elettronica si rimane di sasso. Il Democratico straccia McCain con una somma ben cinque volte superiore, 21.600.186 dollari contro 4.308.349. La cosa grave in questo caso sta nella comprensione di chi in realtà milita in quella categoria: alcune fra le più micidiali industrie di Guerre Stellari americane, di spionaggio e di intercettazioni. Forse è per questo che Obama votò al Congresso la famigerata legge FISA, quella cioè che permette lo spionaggio di immigrati o di americani considerati ‘alieni’, politicamente scomodi, e che fu aspramente contestata da tutti i maggiori gruppi per i Diritti Civili. Inoltre, alla voce più specifica sui finanziatori della campagna elettorale provenienti dall’industria bellica, di nuovo Obama batte il Repubblicano, con 870.165 dollari contro 647.313. Un altro settore di finanziamenti che preoccupa, è quello del comparto salute e assicurazioni. Ho già detto e scritto che la riforma sanitaria ipotizzata dal neo presidente lascia in sostanza le cose come stanno, con solo ritocchi cosmetici. Tradotto, significa che le grandi compagnie di assicurazione rimarranno gli arbitri della salute degli americani, in particolare dei 44 milioni di essi che oggi non hanno alcuna assistenza. I cittadini di quel Paese invocano in maggioranza e disperatamente un sistema sanitario pubblico, gratuito e finanziato dalle tasse, cosa riportata con chiarezza dai sondaggi ma non dalla stampa americana né dalla nostra. Obama ha ricevuto un gran totale di 49.408.792 dollari dal comparto salute e assicurazioni, McCain 33.286.626. Non sono spiccioli, e soprattutto non vengono donati a fondo perduto. Mi state capendo? Per concludere, si arriva al tema dell’influenza sui candidati da parte delle lobby e delle professioni che contano. Barack Obama si è sforzato di rassicurare l’America che lui era il candidato degli interessi della persona media, della famiglia media, ma anche dei poveri, degli svantaggiati. Ok, senza perdere altro tempo ecco le cifre. Gli influenti lobbisti americani e gli studi legali (che negli USA hanno un potere enorme) hanno dato al giovane candidato vittorioso il triplo di quanto hanno dato a McCain: 37.122.161 dollari per il primo e solo 10.765.423 per il secondo. Questi non sono idealisti con lo sguardo perso nelle nuvole, sono personaggi, anzi, rapaci che ci vedono benissimo… Perché hanno premiato Obama? Ripeto. Gioire, con prudenza. Moltissima. Dati: Federal Election Commission USA 09 novembre 2008 18:21
07 novembre 2008 22:15
Un Paese di imbecilli?
Riportiamo qui di seguito le interessanti parole di Leonardo Coen... "Imbecille. Dal dizionario Devoto-Oli: “Persona di scarsa intelligenza e con poco buon senso o dal comportamento stupido”.
Nel frattempo, Berlusconi oggi è persino riuscito a litigare con un giornalista USA:
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