Il blog Senza Nome

Pensieri e notizie in libertà ...

Un Ministro del Turismo che non conosce la geografia

Gentiìle Redazione, lo scorso martedì 8 dicembre, alle ore 22,19 , mi è capitato di ascoltare , durante la trasmissione Ballarò di Rai 3, dalla signora Maria Vittoria Brambilla , Ministro del Turismo , che la prima della Scala è stata trasmessa in 250 Paesi (!?!).

Da insegnante di Geografia Economica vorrei fare sommessamente notare alla signora Ministro che gli Stati nel mondo riconosciuti indipendenti sono “solo” 194.

Da cittadino italiano , nonché da docente, mi addolora molto constatare le lacune in geografia del Ministro del Turismo, materia la cui conoscenza dovrebbe essere determinante per chi ricopre un ruolo così importante.

Grazie dell’attenzione

di Riccardo Canesi - http://riccardocanesi.splinder.com/post/21848645/La+%22rossa+salmonata%22+Ministro+

Siamo tranquilli: per quanto riguarda il turismo, non avremo problemi!

Riportiamo un breve ma interessante e divertente post tratto dal blog Blicco's Mind...

Non solo Mara Carfagna. Anche Michela Vittoria Brambilla ha cominciato dalla tv. La Gialappa's Band ci mostra alcune scene del suo programma del 1991. Mica per niente sottosegretario al turismo.

 

Camerati e camerieri - di Marco Travaglio

Se tutto va bene, il «nuovo» Berlusconi, quello buono, dialogante, affidabile, riformatore con cui, dopo avergli regalato il Paese, si può inaugurare una «legislatura costituente», quello insomma che solo due mesi fa definiva... la Cdl «un ectoplasma» e giurava di farla pagare a Casini e Fini, si presenterà alle urne con 24 simboli. Anche perché Fini, quello che giurava «con me Silvio ha chiuso», è tornato camerata-cameriere. E Piercasinando, quello che lavorava a una nuova leadership («mai più con Berlusconi»), è rientrato precipitosamente a cuccia col primo fischio agli ultrasuoni partito da Arcore.

Breve riepilogo, necessariamente parziale. Oltre ai soci fondatori FI, An, Lega e Udc, l’Ammucchiata delle Libertà imbarca tre partiti neofascisti, perché uno solo pareva poco: Alternativa sociale di Alessandra Mussolini, la Fiamma Tricolore di Romagnoli e La Destra del trio Storace-Santanchè-Er Pecora. I fascisti sono un po’ come la nuova Punto: modello base, modello accessoriato, modello con navigatore satellitare e cerchi in lega. Ecco dunque i fascisti ereditari della Ducia, i fascisti sansepolcristi e i fascisti supertrash.

Oltre all’Udc, i partiti democristiani sono quattro: l’Udeur di Mastella & famiglia, la Dc per le Autonomie di Rotondi, quello con la testa a kiwi, i Liberal- democratici di Lamberto Dini e signora (entrambi furono accusati dalla Cdl di essere dei tangentari al soldo di Milosevic e dunque, per gratitudine, si schierano con la Cdl) e Nuova Sicilia, che se non andiamo errati dovrebbe far capo all’ex dc Bartolo Pellegrino, già vicepresidente della regione arrestato per collusioni con la mafia. Da non confondere col fantomatico Patto Sicilia Nicolosi, di padre ignoto, né col terzo partito siciliano, l’Mpa di Lombardo. Ancora incerta la sorte delle altre tre Dc, capitanate da Pizza, Sandri e Fiori (ex-P2).

Completano il quadro del glorioso pentapartito: il Pri di La Malfa e Nucara, il Nuovo Psi di De Michelis (si chiama Nuovo perché c’è lui), il Pli di De Luca e Altissimo. Segue a ruota Italiani nel Mondo, di Sergio De Gregorio, che è uno e trino: un terzo democristiano, un terzo socialista, un terzo ex dipietrista, insomma una sicurezza. Siccome siamo un paese che invecchia, i partiti dei pensionati sono due, e attenti a non confonderli: Partito Pensionati di Carlo Fatuzzo (nel 2006 era di centrosinistra) e Pensionati Uniti, talmente uniti che sono divisi dal Partito Pensionati.

Potevano mancare gli ecologisti?
Non potevano: con il caravanserraglio che in 15 anni ha varato due condoni ambientali e fatto più danni di Attila, si schierano gli Ecologisti Democratici (nulla a che fare con gli ecologisti totalitari), simbolo un orsetto di pelouche. Sfidando le più moderne tecniche di scissione dell’atomo, ci sono pure i Riformatori Liberali di Della Vedova & Taradash, detti anche Radicali per le Libertà.

Pare che troveranno un posticino anche i discepoli della Madame de Stael della val Padana, Michela Vittoria Brambilla: partita in pompa magna come aspirante leader del Partito Unico contro i «parrucconi» della Cdl, deve aver incontrato qualche problemino strada facendo. Nelle ultime settimane era dispersa (non la invitavano più nemmeno a Ballarò), ma l’hanno rintracciata in tempo: guiderà i Circoli delle Libertà, anche se non potrà portare con sé più di cinque seguaci, sempre che li trovi.

Niente da fare, invece, per il Ppdl fondato dal Cainano sul celebre predellino della Mercedes in piazza San Babila e salutato a suo tempo da fior di intellettuali come una mossa «geniale» e «rivoluzionaria»: si teme che rubi voti a FI. Sarà per la prossima volta.

Grande interesse sta suscitando presso i partner europei il partito No Euro, che si oppone all’ingresso dell’Italia nella moneta unica comunitaria (già avvenuto nel 2002, sotto il governo Berlusconi2) e auspica il ritorno alla lira o, meglio ancora, al tallero.

Viva curiosità, soprattutto negli ospedali psichiatrici, desta la lista Partito Cristiano Esteso, simboleggiato da un pesce stilizzato con la scritta «Pace». Che, per una coalizione che ha sposato le guerre in Iraq e in Afghanistan, suona particolarmente coerente. Quanto sia Esteso questo Partito Cristiano, lo diranno soltanto le urne. Quel che è certo è che si oppone strenuamente al Partito Cristiano Esiguo, o Ristretto, o Bonsai, di prossima fabbricazione.

di Marco Travaglio per l'Unità (08/02/2008)

Nel canile di Michela Vittoria Brambilla...

         

Ci ha scritto Marcello Saponaro, Consigliere regionale dei Verdi in Lombardia, segnalandoci un caso di disinformazione posto in essere dalla rete televisiva La7.

Ecco quanto scrive Saponaro, che ringraziamo moltissimo per la segnalazione:

"Ho visto ora su internet questo servizio di Emilio Nessi andato in onda [...] su La 7. Dopo un mese di denuncie dei volontari (che non possono più entrare nel canile) La7 si è presentata a filmare solo i cani bianchi e riccioluti nel giorno della conferenza stampa convocata da Michela Brambilla. Un po’ come se (quando) l’Arpa si presentasse a fare i controlli dei fumi di un’industria il giorno di ferragosto…
L’altro video lo potete vedere, invece, su Google Video. La mano è meno ferma, i locali sono bui, l’umidità si sente e i liquami si vedono. Non l’ha filmato Emilio Nessi ma un volontario con il suo telefonino. Ovviamente in un giorno qualunque. I cani abitano il canile anche nei giorni qualunque…

P.s. Anche noi, lo stesso giorno (il 15 settembre 2007), abbiamo fatto una conferenza stampa. Insieme ai volontari. Nessuna telecamera della 7, però, è venuta a intervistarli."

 

L'e-mail di Saponaro è del 20 settembre; purtroppo, data la mole di e-mail che ci inviate, siamo riusciti a leggerla solo adesso. La pubblichiamo comunque, sebbene in ritardo, in quanto crediamo sia una di quelle notizie che valga sempre la pena di pubblicare e diffondere in rete.

Cogliamo l'occasione per ringraziare anche tutti i visitatori che ci scrivono via mail per farci i complimenti o proporci articoli... siete tanti, ma cerchiamo di rispondere sempre alla maggior parte di voi. Il nostro consiglio, se volete essere letti subito, è quello di scriverci un normale commento. Grazie a tutti!

 

Link: il Blog di Saponaro

Brambilloni (di Marco Travaglio)

C’è chi, a 71 anni, va dal notaio per fare testamento. E chi, come il Cavalier Bellachioma, ci va per fondare un nuovo partito. Del quale, fra l’altro, si sentiva davvero la mancanza, essendo troppo pochi quelli esistenti. Lui ne ha già uno, Forza Italia, e non pare intenzionato a seppellirlo. Dunque, se la matematica non è un bilancio della Fininvest, ora ne ha due. Aveva promesso il partito unico, ora crea il partito doppio. Forse per motivi scaramantici, visto che il numero 2 gli ha sempre portato fortuna: Milano2, P2 e così via.

Le ambizioni del neonato PdL sono grandiose quanto l’acume politico della fondatrice-prestanome, Michela Vittoria Brambilla: pare che il battesimo del fuoco sarà alle prossime elezioni di Courmayeur. Aveva dunque ragione La Stampa, che l’altro giorno aveva fatto lo scoop: del resto, che fosse tutto vero s’era capito dall’immediata smentita di Bellachioma. Lui, com’è noto, smentisce solo le notizie vere. Quelle false le conferma.

Ora i soliti maligni insinuano che anche il Pdl, come FI, nasconda biechi motivi d’affari: tipo quello di sdoppiare il gruppo forzista al Parlamento europeo e sgraffignare due finanziamenti pubblici al posto di uno. Ma c’è pure chi immagina un diverso uso del partito doppio: tramontate la “spallata” a Prodi e la grande coalizione, FI resterà saldamente ancorata al centrodestra, mentre il Pdl si butterà a sinistra. Così il Cavaliere coronerà l’antico sogno di rappresentare sia la maggioranza sia l’opposizione, con notevole risparmio di soldi ed energie per tutti: anziché buttare quattrini per organizzare elezioni e cose del genere, basterà recarsi dal notaio, o mandarci la cameriera.

Disgraziatamente, però, la mossa del duo Silvio-Michelavittoria non trova consenzienti i colonnelli azzurri, per non parlare degli alleati. La graduatoria degli antibrambilliani furiosi vede in pole position Tremonti e Dell’Utri, mentre il povero Adornato è in preda a un dolore inestinguibile e inconsolabile: lui il Pdl l’aveva registrato nel 2005, ma non se n’era accorto nessuno. Da due anni lavorava alacremente al programma, scomodando i maestri del pensiero liberale, fondando riviste, organizzando convegni sulla figura storica di Berlusconi da collocarsi tra De Gaulle e Richelieu, promuovendo seminari a Gubbio tra se medesimo e la buonanima del lupo (il Cavaliere, al massimo, mandava un video o si collegava al telefono dallo yacht), nell’illusione che a Bellachioma interessassero le idee.

E ora salta su una Brambilla qualunque, in arte Crudelia Salmon: una che, mentre lui fondava e affondava un Liberal dopo l’altro, vinceva Miss Romagna, pubblicizzava i collant, vendeva mangimi per gatti e baccalà surgelati; e che fa? Rideposita lo stesso marchio, va dal notaio a firmare una scrittura privata, prepara i gadget col logo Pdl (compresi - rivela il Corriere - le scarpe a punta e le “materie plastiche da imballaggio”) e si porta via tutto.

Ma il fatto più preoccupante riguarda James Bondi, di ritorno da un viaggio negli Stati Uniti «evitando - riferisce il Corriere - accuratamente i temuti aerei». Ecco, persino lui si permette qualche flebile pigolio critico nei confronti della triglia salmonata prediletta dal Capo: «Fa un lavoro importante e prezioso, ma non va sprecato con battute a volte non proprio eleganti verso amici o dirigenti politici». Il che, detto da TremeBondi, è peggio di una dichiarazione di guerra.

Senza contare il pessimo segnale dell’ostilità dichiarata di Marcello Dell’Utri, uno che - come si sa - è meglio non avere contro. Il noto pregiudicato palermitano ha definito i circoli brambilleschi «una montatura», sostenendo addirittura che «non esistono», diversamente da quelli fondati da lui, «attivissimi» perché «non legati a un nome, ma a un’idea». Un’idea made in Sicily, naturalmente. Quanto al Pdl, assicura, «sarà una sottomarca di Forza Italia», come si fa «nei supermercati per dare una nuova offerta ai consumatori». Ma Forza Italia non sarà sostituita, perché «è un marchio valorizzato». Lo diceva anche Bernardo Provenzano, nel ’93-‘94.

Michela Vittoria ripete spavalda che «nessuno riuscirà a tapparmi la bocca» (inutilmente aperta 24 ore su 24, come certe farmacie). Forse la ragazza non è aggiornata sulle più moderne tecniche siciliane in materia.

Comunque, auguri.

di Marco Travaglio per l'Unità

Michela Vittoria Brambilla: la delfina con gli occhi da triglia (di Marco Travaglio)

La nomination alla successione del Cavaliere non l’ha data tanto Giuliano Ferrara, letteralmente rapito dall’apparizione di questa madonna bis, “dolce madre e sposa senza fronzoli per la testa”. Ma piuttosto Giovanni Floris quando ha cominciato a invitarla a Ballarò: il Vespino de sinistra è troppo paraculo per prendere iniziative individuali sugli ospiti, infatti li fa decidere regolarmente ai padroni del vapore. Fino a qualche mese fa, il padrone azzurro gli spediva Tremonti. Ora, da un po’ di tempo, gli manda la Michela Vittoria dai capelli arancioni, al secolo Sciura Brambilla.

Nata a Lecco nel 1968, rampolla di una dinastia di industriali dell’acciaio da quattro generazioni, figlia di un reuccio dei profilati metallici, laureata in filosofia, Miss Italia mancata nel 1986, testimonial dalla cintola in giù dei collant Omsa (“che gambe!”), manichino vivente per una ditta di reggiseni e slip, imprenditrice e giornalista tv, presidente nazionale dei giovani di Confcommercio e dei Circoli per la Libertà in vista del partito unico del centrodestra, Michela Vittoria Brambilla ha avuto un’infanzia difficile.

E l’ha raccontata nel 2004 a Claudio Sabelli Fioretti sul Sette - Corriere della Sera: “Ho vissuto in una grande casa stupenda isolata dal mondo, a Calolziocorte, circondata da animali. Ho imparato a camminare attaccandomi a uno schnauzer gigante. Avevamo 14 cani. Quando ero piccolina era il periodo dei rapimenti, io giravo sulla macchina blindata con l’autista, non avevo tanti contatti. In provincia le differenze sociali sono molto forti. A 9 anni, per Natale, mi hanno regalato una leonessa, Rumba”.

Ai bambini normali una Barbie, per dire: a lei una leonessa. “Ho ancora le foto con Rumba sul tappeto persiano. Ho quattro caprette, quattro cavalli, ventitré gatti e quindici cani”. Tre anni dopo, lo zoo brambilliano va un po’ aggiornato: oggi siamo a “14 cani, 24 gatti, 4 cavalli, 7 capre, 2 asini, 200 piccioni e 3 galline che si chiamano come me, mia sorella e mia madre. Per il resto, da piccola, “pianoforte, danza classica, Scala: suonavo il pianoforte fino alle otto di sera. Poi ho deciso che volevo fare la scrittrice e ho cominciato a scrivere libriccini sugli animali. A 18 anni mi elessero Miss Romagna. Finii nelle finali di Miss Italia”. Lì, a Salsomaggiore, fa il primo incontro della sua vita: Giorgio Medail, il telemanganello di Canale 5 che nel ’94 intervistava la “ggente” per strada e guardacaso incontrava solo fan di Berlusconi e mangiacomunisti: “Rimasi folgorata dal giornalismo televisivo di Medail. Mi attaccai a lui, cominciai a tempestarlo di telefonate, gli ruppi talmente le scatole che alla fine cedette”.

Non in quel senso lì: nel senso che la Michela Vittoria approda a Canale 5, come giornalista e autrice: prima a Dovere di cronaca con Guglielmo Zucconi, poi “in tutti i programmi di esoterismo con Medail”. Infine in un’imbarazzante trasmissione notturna di interviste sexy, I misteri della notte. Intanto studia filosofia, “alla continua ricerca del significato delle cose: non potevo che essere attratta dall’esoterismo. Vudù, Candomblé, Macumba. È incredibile assistere a un rito Vudù, vedere persone che raggiungono la perdita di coscienza e mettono in bocca carboni ardenti”. Nel ’94, mentre il Cavaliere ipnotizza gli italiani con vudù italoforzuto, lei ha solo 26 anni e lascia il Biscione perché papà Vittorio “mi chiese di occuparmi di una piccola società commerciale che era subentrata al Salumaio di Montenapoleone, una specie di gioielleria della gastronomia”.

Si chiama Seafood, importa e conserva prodotti ittici di lusso: salmone, caviale e affini. Anche per questo, oltreché per lo sguardo da triglia e la tinta della chioma, cominciano a chiamarla “la rossa salmonata”. Lei intanto vuole allargarsi: escogita, sgomita e nel 2001, mentre il Cavaliere vara il suo secondo governo, apre la sua seconda azienda: il gruppo Sal Spa (Sal sta per salumeria), che inonda la grande distribuzione di pesci affumicati e altri prodotti ittici, cibi per cani e gatti, surgelati, cose così. Ancora nel 2004, pur detestando la sinistra, è tutt’altro che tenera con Silvio, allora premier. Dice di aver votato scheda bianca. E si permette persino di toccargli la mamma: “Pensi veramente” domanda a Sabelli Fioretti “che la mamma di Berlusconi vada al mercato?”. Sabelli, perfido: “Se lo dice il premier…”. E lei: “E magari fa anche la salsa di pomodoro”.

Sabelli: “Berlusconi continua a dire che l’Italia è oppressa dai comunisti”. Lei: “Per lui sono tutti comunisti…”. Nel 2005 le prime comparsate a Porta a Porta, come volto “ggiovane” della Confcommercio, a difendere la categoria dall’accusa di evadere le tasse e speculare sull’euro. Nel 2006 Bondi la presenta al Principale, che la candida in Forza Italia nel Veneto: ma solo al numero 10 della lista per la Camera.

Viene trombata per un soffio: passano i primi nove. L’ultima è l’ex sindaca di Padova Giustina Destro e la Michela tenta subito di silurarla per prenderne il posto: impugna la sua proclamazione a Montecitorio sostenendo che è incompatibile in quanto presidente dell’autostrada Venezia-Padova. Ed è vero: solo che la Destro si dimette dall’autostrada e resta deputata. Quella comunque è l’unica volta che Michela Vittoria pronuncia la parola “conflitto d’interessi”. Poi se la dimentica: nel partito pare brutto, e così pure in Confcommercio, dove più d’uno fa notare la sgradevolezza delle sue mancate dimissioni, ora che fa politica di partito. Ma la Rossa Salmonata non ci pensa neppure, a mollare la presidenza dei giovani bottegai (che comunque scade a novembre). Tiene tutto. E, col sostegno di Berlusconi (dunque anche di Sandro Bondi, che per mesi oracola sibillino di una “leadership femminile” per Forza Italia e oggi parla dell’”inizio di una nuova, grande avventura”), comincia a fondare centinaia di Circoli della Libertà in giro per l’Italia. Ma anche all’estero: si favoleggia di 60 sedi nel resto d’Europa, con coordinamento a Bruxelles.

Da 16 anni convive nella villa di famiglia di Calolzio (Brianza) con Eros Maggioni, pure lui imprenditùr, che le ha dato un bimbo di 2 anni e mezzo (ovviamente Vittorio) e il 50% di un centro medico chirurgico. Ma, nei giorni del Family Day, la Michela ha furbescamente annunciato alla prestigiosa Donna Moderna che lo sposerà presto, ovviamente in chiesa. Insomma, ha capito come gira il mondo. Intanto lavora, con le strutture di Mediaset, a una nuova rete televisiva che trasmetterà via satellite e via internet, la Televisione delle Libertà, che sarà diretta dal redivivo Medail, e a una rivista settimanale “politico-culturale”, che ovviamente dirigerà lei, per rompere l’orrendo monopolio della sinistra sulla tv e sulla stampa con qualcosa di veramente berlusconiano. Se ne sentiva proprio la mancanza.
Marcello Dell’Utri, che da anni, tra una condanna e l’altra, inonda l’Italia di Circoli del Buongoverno e fonda un giornale via l’altro (tutti falliti), mastica amaro. Il che, fra l’altro, non è un buon segno. Anche Giulio Tremonti, eterno delfino del Cavaliere, non sopporta la ragazza e lancia frecciatine sul suo non eccelso spessore politico. E così tutti i vecchi colonnelli arcoriani, che scalpitano da una vita per un posto al sole.

Per non parlare di Fini e Casini (“Brambilla? Non so neanche chi sia”). Lei fa spallucce e, con eleganza tipicamente berlusconiana, ribatte: “Può darsi che qualcuno abbia un mestruo doloroso, ma ora il flusso si è regolarizzato”. Marcello Pera invece, essendo un filosofo, ne è entusiasta: “Michela Vittoria è seria, ha la testa sulle spalle, è un’energia fresca e autorevole in più”. E così la Palombelli, la signora Rutelli entrata di recente sul libro paga del Berlusca: “Piglio combattivo… linguaggio scandito… è l’Avatar di Berlusconi, l’alter ego virtuale o reale… il suo alias, la controfigura ideale… donna, sveglia, bella, non legata a precedenti esperienze… Ha tutte le caratteristiche per stracciare i pretendenti al trono”.

Ferrara, poi, è proprio cotto: gli bastano due ore di tête-à-tête nella redazione del Foglio per intingere la penna nella saliva e vergare una lenzuolata di piombo da innamorato pazzo: la Michela Vittoria “è una persona seria… gavetta, sicurezza di sé, consapevolezza dei propri limiti… sguardo che uccide e, sui suoi tacchi alti a spillo, un’andatura barcollante e marziale insieme… è una dolce madre, una sposa senza fronzoli per la testa, un imprenditore deciso a non perdere una lira, anzi… una proiezione fantastica, un Berlusconi in gonnella, in giovane età, con l’energia laser del fondatore di Forza Italia, con il suo stesso senso dell’organizzazione e del dettaglio, con una forza di volontà apparentemente comparabile a quella del leader che ha scelto e che l’ha scelta… il potenziale ed effettivo erede del fondatore… una sua reincarnazione giovane e femminile… la Brambilla a Palazzo Chigi! Un’immagine di una potenza suggestiva spaventosa… questa irruzione di nuova surrealtà che dovrebbe travolgere come le guardie rosse di Mao, e poi incorporare con la sapienza di Deng Xiaoping, il quartier generale berlusconiano…”.

Purtroppo, negli stessi giorni, la Nuova Surrealtà irrompe nel solito studio di Ballarò e fa una figura barbina dinanzi a Renato Soru, che se la mangia in insalata e sbugiarda i suoi dati falsi sull’occupazione e la produzione in Sardegna. Lei tenta di salvarsi in corner con un’obiezione davvero ficcante, da guardia rossa di Mao: “E allora, da animalista, le dico: parliamo del fenomeno del randagismo in Sardegna… Sì, dei cani randagi! Ce ne sono tantissimi, e girano in branco”. Pezo el tacòn del buso. In studio trattengono a stento le risa, mentre chi ha letto Ferrara immagina che la Berluscona – come Chens il Giardiniere in Oltre il giardino con Peter Sellers – stia parlando per metafore di Alta Politica. Ma lei insiste sui cani, e tutti devono rassegnarsi al fatto che voleva proprio dire quella cosa lì. Un caso umano.

L’indomani la stronca persino il fuoco amico, cioè il “mattinale” di Forza Italia, la newsletter interna del partito: “La Brambilla ha abboccato a tutte le esche… Non ha saputo spiegare lo scopo dell’organizzazione che presiede, dando l’impressione che si stia occupando esclusivamente della sua carriera politica. Nella polemica con Soru è uscita con le ossa rotte. Troppo polemica quando non serviva, poco incisiva di fronte alle banalità ‘politically correct’ di Floris; non riuscito il tentativo di presentarsi portavoce della gente comune, mostrava un eccessiva familiarità con il ‘palazzo’ (come quando ha detto ‘l’amico Bersani’)...”. “Ma quale scivolone” reagisce lei “semmai l’errore è del mattinale di Forza Italia, visto che quei dati li ho trovati lì…”. Intanto continua a girare l’Italia a bordo dei suoi tacchi a spillo vertiginosi, col contorno di gonne corte a tubino, calze a rete e giarrettiere.

Fonda Club, raccoglie firme per le dimissioni di Prodi e contro la legge Amato-Ferrero sugl’immigrati, tiene comizi col linguaggio della “ggente”, demagogia allo stato puro. Come il Berlusconi del ’94, non ancora impastoiato (almeno nell’immaginario collettivo da lui stesso creato a reti unificate) nei giochi e nei giochini del palazzo romano. Proprio quel che ci vuole per intercettare la nuova ondata di antipolitica che scuote il Paese. Cosa le manca, per diventare una Berluscona perfetta? I processi (pare sia incensurata), i debiti, il divorzio, la ricattabilità. Ma, conscia dei quattro handicap, sta recuperando. Per esempio, ha già fatto sapere che, all’occorrenza, pagherebbe mazzette anche lei: “Non mi è mai capitato, ma quando le persone sono alla canna del gas capisco che possano arrivare a fare determinate scelte”. Ecco, è quasi pronta.

di Marco Travaglio

Fonte: CaniSciolti