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30 settembre 2007 13:57
La grande BALLA:
Mentre la Lega grida terrorizzata all'esproprio proletario, Forza Italia accusa i giuici comunisti toghe rosse e i politici di sinistra già cantano vittoria su... [...] 30 settembre 2007 00:13
Intercettazioni Unipol, Antonveneta e Rcs: Manovra a tenaglia (di Marco Travaglio)
Finalmente, dopo quattro mesi di pasticci, rinvii e bugie, la politica ha pronunciato una parola chiara sulle intercettazioni Unipol, Antonveneta e Rcs. La giunta dalla Camera ha detto sì al gip Forleo che il 20 luglio aveva chiesto l’autorizzazione a usare le telefonate tra i furbetti intercettati e indagati, e due parlamentari non intercettati né indagati (il ds Fassino e il forzista Cicu, che si son detti entrambi “d’accordo” sul via libera ai giudici). Favorevoli tutti i gruppi, tranne lo Sdi e FI. Per D’Alema, all’epoca dei fatti deputato europeo, la giunta s’è dichiarata incompetente e ha rinviato gli atti a Milano. Per Latorre, Comincioli e Grillo deve ancora pronunciarsi la giunta del Senato. Tra lunedì e martedì, l’aula della Camera dovrà confermare o smentire il voto della giunta su Fassino e Cicu. Poi toccherà a Palazzo Madama. Intanto i magistrati di Milano decideranno il da farsi per D’Alema: se insistono a interpretare la legge Boato alla lettera, ritenendo che l’autorizzazione spetti alla Camera cui il parlamentare “appartiene”,cioè a Montecitorio (tesi condivisa dal principe dei processualisti, Franco Cordero), è possibile che sollevino un conflitto di attribuzioni contro la Camera dinanzi alla Consulta. In alternativa, possono spedire il dossier alla commissione giuridica del Parlamento europeo (presieduta dal forzista Gargani). Ma prende corpo una terza ipotesi: che si proceda sulle telefonate Consorte-D’Alema, anche con un’eventuale iscrizione del vicepremier per concorso in aggiotaggio, senza chiedere alcun’autorizzazione all’Europa. L’ha scritto lo stesso relatore della pratica, Elias Vacca del Pdci: “L’uso delle telefonate tra D’Alema e Consorte potrebbe non richiedere alcuna autorizzazione”. Per due motivi: l’orribile legge Boato del 2003 che protegge i parlamentari dalle intercettazioni indirette non esiste in Europa (lì l’immunità è “solo quando si vuole intercettare direttamente un parlamentare”); e comunque l’estensione delle guarentigie italiane agli eurodeputati vale solo durante le “sessioni aperte” a Bruxelles o a Strasburgo, mentre nell’estate 2005, al tempo delle scalate,era tutto chiuso. Dunque, come ha ribadito Alberto Capotosti, presidente emerito della Corte costituzionale, “la Boato riguarda esclusivamente i parlamentari italiani e non si applica ad altre assemblee”. Aggiunge Leopoldo Elia: “La Boato non si applica a D’Alema”, che va “considerato come un cittadino qualsiasi”: se le cose stanno così, “non sarebbe necessaria alcuna autorizzazione” per usare le sue telefonate. Parole chiare, concetti semplici sono i migliori antidoti alla presunta “antipolitica” e alle accuse alla “casta”: il parlamentare è protetto da chi volesse intercettarlo, ma se parla con un privato cittadino indagato e intercettato, nessuna protezione. Bisognerebbe ripeterle continuamente, in tv, sui giornali e su manifesti a caratteri cubitali, queste parole: “Siamo cittadini normali,ci consideriamo innocenti ma vogliamo che siano i giudici, non il nostro foro domestico, a stabilirlo”. Purtroppo le cose non sono così semplici: alcuni strani distinguo emersi in giunta rischiano di ricicciare in aula. Alcuni esponenti del futuro Pd come Mantini e Tenaglia, più zelanrti dello stesso Fassino, han tentato fino all’ultimo di far inserire una clausoletta che limitasse l’uso contro le sole “persone attualmente indagate” (e non contro parlamentari, per indagare i quali la Forleo aveva pure chiesto l’autorizzazione). Ma, come spiega Cordero, questa è un’altra bestemmia giuridica: la Boato prevede l’ok delle Camere per l’uso delle telefonate ”nel procedimento”: decidono i pm, non il Parlamento, chi indagare e chi no, una volta ottenuto il via libera. L’incredibile proposta è stata respinta con perdite, ma il Dl Tenaglia non si dà per vinto e avverte sul Corriere: “Per eventuali iscrizioni di parlamentari, sarà necessaria una nuova richiesta di autorizzazione”. Nel documento votato in giunta non c’è una parola sul punto. Ma l’aggiunge lui, come se i giudici dovessero obbedire alle sue interviste. Se lui o altri dovessero tornare alla carica in aula, anche il limpido voto della giunta ne uscirebbe guastato e si tornerebbe daccapo, ai vecchi sotterfugi. A tutto vantaggio di Forza Italia, che ha votato no per Fassino e persino per il forzista Cicu. Ma solo per uno squisito spirito garantista, s’intende. Il fatto che tra due settimane il Tribunale di Palermo decida sulle imbarazzanti telefonate tra Berlusconi e Cuffaro, è puramente casuale. di Marco Travaglio per l'Unità (29/09/07) 29 settembre 2007 11:06
Ecco quanto ci costa la Chiesa Cattolica!
"Quando sono arrivato alla Cei, nel 1986, si trovavano a malapena i soldi per pagare gli stipendi di quattro impiegati". Camillo Ruini non esagera. A metà anni Ottanta le finanze vaticane sono una scatola vuota e nera. Un anno dopo l'arrivo di Ruini alla Cei, soltanto il passaporto vaticano salva il presidente dello Ior, monsignor Paul Marcinkus, dall'arresto per il crack del Banco Ambrosiano di Roberto Calvi. La crisi economica è la ragione per cui Giovanni Paolo II chiama a Roma il giovane vescovo di Reggio Emilia, allora noto alle cronache solo per aver celebrato il matrimonio di Flavia Franzoni e Romano Prodi, ma dotato di talento manageriale. Poche scelte si riveleranno più azzeccate. Nel "ventennio Ruini", segretario dall'86 e presidente dal '91, la Cei si è trasformata in una potenza economica, quindi mediatica e politica. In parallelo, il presidente dei vescovi ha assunto un ruolo centrale nel dibattito pubblico italiano e all'interno del Vaticano, come mai era avvenuto con i predecessori, fino a diventare il grande elettore di Benedetto XVI. Dall'otto per mille, la voce più nota, parte l'inchiesta di Repubblica sul costo della chiesa cattolica per gli italiani. Il calcolo non è semplice, oltre che poco di moda. Assai meno di moda delle furenti diatribe sul costo della politica. Il "prezzo della casta" è ormai calcolato in quattro miliardi di euro all'anno. "Una mezza finanziaria" per "far mangiare il ceto politico". "L'equivalente di un Ponte sullo Stretto o di un Mose all'anno". La prima voce comprende il miliardo di euro dell'otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell'ora di religione ("Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire", nell'opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità. Poi c'è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all'ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell'ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un'inchiesta dell'Unione Europea per "aiuti di Stato". L'elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l'Ici (stime "non di mercato" dell'associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l'elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l'Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini. Il totale supera i quattro miliardi all'anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all'anno, più qualche decina di milioni. di Curzio Maltese per Repubblica R2, con la collaborazione di Carlo Pontesilli e Maurizio Turco (28/09/07). 28 settembre 2007 20:40
28 settembre 2007 20:08
Paderno Dugnano città solidale
Iniziativa della Consulta Comunale del Volontariato Sociale e del Lavoro. Segue volantino ufficiale
28 settembre 2007 19:46
Musei di Notte in Lombardia a Paderno Dugnano
Il Museo Storico del Combattente di Paderno Dugnano aderisce anche quest'anno all'iniziativa "Musei di Notte in Lombardia", che si terrà Sabato 29 settembre dalle 20.00 alle 24.00. L'ingresso è TOTALMENTE GRATUITO. Segue volantino ufficiale
28 settembre 2007 19:34
Mobilità sostenibile: riparte il servizio Eco-Bus alla Bicocca
Dal 1 ottobre, con l'inizio dell'attivita' didattica, riprendera' il servizio "Eco-Bus Bicocca" (un mezzo a ridotto impatto ambientale, alimentazione elettrico-diesel, fornito di 56... [...] 28 settembre 2007 16:49
Nessuna solidarietà a Mastella
"Nessuna solidarietà a Mastella perché i giornalisti sono chiamati a fare domande e ognuno si deve interrogare sulle proprie azioni" di Antonio Di Pietro (Rainews 24) 28 settembre 2007 12:25
La caccia grossa Usa
L'abbiamo visto tante volte al cinema. Un poliziotto cattivo (e corrotto) uccide un complice, o un innocente, poi tira fuori dalla tasca un'altra pistola e la mette in mano al morto, così da farla sembrare legittima difesa. Tutto questo rientrerebbe nella "normalità" dei crimini di guerra, che ultimamente l'esercito sta cercando di reprimere, dal momento che, anche per gli standard permissivi dei militari, le cose sono un po' sfuggite di mano. Almeno a parole, visto che per il massacro di Haditha -- l'uccisione gratuita di 24 donne, vecchi e bambini -- i soldati responsabili sono stati assolti, mentre rimane da giudicare uno di loro, il sergente che li comandava. Quanto agli ufficiali che hanno nascosto il massacro fabbricando prove false per evitare guai ai loro uomini, hanno ricevuto un semplice rimprovero scritto. Episodi del genere ce ne sono stati moltissimi (nessuno sa quanti) e vengono alla luce soltanto quando l'esercito ammette di avere fatto un "errore" e sborsa un modesto indennizzo ai parenti delle vittime. Per il resto vige la regola stilata ai tempi del Vietnam, quando un vietnamita morto diventava ipso facto un comunista morto. Adesso un iracheno morto è sempre un insorto o un terrorista morto. Ma ancora non bastava, le bombe continuavano ad esplodere e a fare vittime. Allora gli specialisti della guerra non convenzionale andarono a parlare con i plotoni di tiratori scelti nei diversi reggimenti (ogni reggimento ne ha uno), portando doni. Dentro scatole di cartone o cassette per le munizioni avevano messo rotoli di filo elettrico, detonatori, i componenti necessari per fabbricare una bomba. L'idea era questa: voi piazzate questa roba sulla strada e vi nascondete ad aspettare, come quando si va a caccia e si spargono le esche per attirare la preda. Quando qualcuno si avvicina, guarda quello che c'è e se lo mette in tasca, questa è chiaramente la prova che è un insorto, che se non aveva l'intenzione di fabbricare una bomba adesso forse ce l'ha, e voi lo ammazzate. Idea semplice e geniale che i soldati sotto processo hanno preso non solo alla lettera, ma anche nello spirito con cui era stata formulata ("eravamo sotto pressione -- ha detto uno di loro - per aumentare il numero di uccisioni"). Anzi l'hanno spinta anche più in là. Hanno fatto un'innovazione: si sono accorti che era più semplice prima uccidere la preda e poi mettergli l'esca addosso. di Stefano Rizzo per Aprileonline 27 settembre 2007 17:46
Emergency - 6° Incontro Nazionale
Grazie ad una collaborazione con Arcoiris TV (link), vi proponiamo alcuni video girati tra il 14 e il 16 settembre 2007, durante il 6° Incontro Nazionale di Emergency (link).
27 settembre 2007 11:50
Il ministro DUMBO-Mastella: una biografia a cura di Marco TravaglioIl ministro della giustizia Clemente Mastella per gli amici Dumbo per la sua propensione alle trasvolate è stato sempre a mezz'aria, ha sessant'anni e fa il deputato da 31, cioè ha passato più tempo in Parlamento che fuori. Per questo i politici anti-Grillo quando vogliono contestare la proposta del tetto massimo di due legislature dicono: "eh ma con questa non avremmo avuto De Gasperi, Moro, Berlinguer..." Se dicessero che non avremmo avuto Mastella, Grillo non avrebbe raccolto 300 mila firme, forse avrebbe superato il milione. Mastella-Dumbo è l'unico ministro vivente che è riuscito sia nel governo Berlusconi sia nel governo Prodi. A Ceppaloni riesce a fare il sindaco con Forza Italia e a Roma il ministro con la sinistra. Il figlio Pellegrino trentun'anni principe del foro di Ceppaloni è stato appena ingaggiato come consulente giuridico dal ministero delle Attività Produttive dove c'è il noto liberalizzatore Bersani, ma solo perchè è bravo. Elio, l'altro figlio, era con papà Clemente nella trasferta da Salerno a Monza sul famoso Air Force One di Stato per non fare tardi al gran Premio di Formula uno. C'erano anche Rutelli, la Palombelli, l'Usetti e una quindicina di portaborse, se si portavano Vespa e la Franzoni facevano un Porta a Porta in alta quota. Con un ministro così penso che Beppe Grillo possa andare tranquillamente in vacanza per 6 mesi perchè a distruggere i partiti ci pensa il ministro Dumbo. di Marco Travaglio per Annozero (20/09/07) 26 settembre 2007 22:32
Tutto un altro clima
Dopo Stati Uniti e Cina, il terzo Paese responsabile per il riscaldamento globale è l'Indonesia. Una sorpresa alla quale se ne accompagna un'altra: l'Indonesia è anche il secondo esportatore mondiale di olio di palma, ovvero il più redditizio combustibile di origine biologica. Per chi è poco esperto di questioni ecologiche, il terzo motivo di stupore potrebbe essere costituito dal fatto che il Paese asiatico è al primo posto al mondo per il tasso di deforestazione. Presi isolatamente, questi tre dati significherebbero ben poco. Ma dalla loro connessione discende un fatto che può a buon diritto definirsi paradigmatico della complessità, del paradosso e dell'inutilità degli accordi internazionali adottati per ridurre le emissioni di gas serra e contrastare il riscaldamento globale. Uno di questi accordi è notoriamente il Protocollo di Kyoto, sottoscritto da 160 Paesi e concepito per ridurre le emissioni nocive (registrate nel 1990) del 5,2 percento, nel periodo 2008-2012. Altrettanto notoriamente, il Protocollo si è rivelato un mezzo fallimento. Sia perché tra i Paesi non aderenti ci sono gli Stati Uniti, responsabili del 36 percento delle emissioni di gas serra. Poi, perchè strumenti cosiddetti 'flessibili', come le quote-emissione (se io inquino meno, vendo a te, che produci più emissioni, le mie quote di 'aria pulita'), sono diventati oggetto di scambio e speculazioni che non hanno fatto altro che arricchire gli organismi preposti alla loro gestione. Inoltre, i progetti cosiddetti di 'beneficio ambientale' che i Paesi più inquinanti hanno realizzato o dovrebbero realizzare tra loro o nei Paesi in via di sviluppo, oltre ad essere la classica goccia nell'Oceano, hanno evidenziato episodi di corruzione, scarsa trasparenza negli appalti e debolezza degli organismi governativi, soprattutto per quanto concerne la gestione di un processo ormai diventato 'globale'. E come tale, impietosamente assoggettato alle stesse regole del libero mercato. Ma torniamo al paradosso indonesiano. L'Indonesia, con le foreste di Papua Nuova Guinea, Borneo e Sumatra, è il secondo polmone verde dopo l'Amazzonia. L'estensione di tale manto tropicale è di 120 milioni di ettari. Incendi e deforestazione illegale stanno trasformando questo patrimonio in un'arma a doppio taglio. I roghi che si sono verificati alla fine degli anni '90 hanno distrutto il 30 percento della foresta del Borneo. La maggior parte di materiale vegetale andato in fiamme era costituita da torba, la principale riserva superficiale di carbonio organico terrestre. Secondo gli studiosi della University of Leicester, nel 1997, nell'atmosfera vennero rilasciati oltre due miliardi di tonnellate di CO2 (biossido di carbonio), pari al 30 percento dell'inquinamento prodotto in quell'anno dai combustibili fossili. Ma gli incendi non sono la sola minaccia alla sopravvivenza della foresta pluviale indonesiana. Il taglio illegale di legname produce un duplice effetto: profitto immediato (ingenti le esportazioni clandestine verso Cina e Malesia, per un volume di affari di 4 miliardi di dollari) e possibilità di piantare nuove coltivazioni nelle aree deforestate. Uno dei cavalli di battaglia di molte organizzazioni ecologiste (oltre che di una schiera di Paesi occidentali poco versati a politiche ambientali responsabili) per contrastare l'uso di combustibili fossili è il biocarburante a base di soja, mais, etanolo, colza o olio di palma. Quest'ultimo è diventato la coltura più redditizia in Indonesia, estesa su superfici di milioni di ettari un tempo ricoperte di foresta pluviale. Una grande impresa indonesiana, la Sinar Mas Group, sta pianificando per il 2008 la costruzione a Sumatra di due impianti per la produzione di biodiesel dall'olio di palma. Produrranno mezzo milione di tonnellate di biocarburante all'anno, che verrà destinato prevalentemente ai mercati europei e statunitensi. Con danni colossali per la foresta vergine. Così, mentre 150 nazioni partecipano [...] alla più grande conferenza sul clima organizzata dal Segretario dell'Onu, Ban Ki-Moon, c'è chi, alle vacue promesse, alle sterili esortazioni e agli estenuanti negoziati ambientali, risponde con i fatti. E' il governatore della provincia di Aceh, Yusuf Irwandi, che a marzo ha dichiarato una moratoria sul taglio illegale delle foreste di Sumatra, proponendo un ambizioso, ma concreto, programma di riforestazione e di ripristino del manto di torba del polmone verde acehnese. "Entro sei anni avremo avviato il più grande programma di ripristino ambientale del mondo", ha annunciato la settimana scorsa. Il programma - secondo Irwandi - si inserirà con successo nel piano per la lotta contro il saccheggio della foresta indonesiana, che Giakarta sta preparando in vista della prossima riunione mondiale sul clima, in programma a Bali nel dicembre prossimo. Un programma che consentirà a una provincia ancora in ginocchio per lo tsunami del dicembre 2004 di disporre di un patrimonio di 'quote-emissione' tale da poter rimpinguare adeguatamente le proprie casse. E di costituire un esempio per tutto il mondo. di Luca Galassi per PeaceReporter 26 settembre 2007 15:24
Fecondazione assistita: una coppia più forte del Parlamento
Federica - una donna coraggiosa e determinata - e il buon senso dei magistrati di un Tribunale - quello di Cagliari - ci ridanno la speranza che ci sia ancora uno spazio per modificare la Legge sulla fecondazione medicalmente assistita, almeno nei suoi aspetti più cinici e crudeli. Da ieri, a seguito di un ricorso, una sentenza del tribunale cagliaritano riconosce a due genitori portatori sani di talassemia il diritto di effettuare il test di un loro embrione congelato. Fino ad oggi, questa possibilità era stata loro negata, tanto che Federica è in attesa di una bambina grazie all'indagine preimpianto realizzata a Istambul, lontano dal proprio paese. di Lalla Trupia - Deputata Sinistra Democratica Fonte: CaniSciolti 25 settembre 2007 19:06
Giro di vite sull'utilizzo degli aerei di Stato!!
DIRETTIVA DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 21 Settembre 2007 Disciplina del trasporto aereo di Stato. (GU n. 222 del 24-9-2007) IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI Vista la legge 23 agosto 1988, n. 400, recante disciplina dall'attivita' di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Visto l'art. 8 del decreto-legge 23 ottobre 1996, n. 43 convertito, con modificazioni, dalla legge 20 dicembre 1996, n. 639; Visto il decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, recante l'ordinamento della Presidenza del Consiglio dei Ministri a norma dell'art. 11 della legge 15 marzo 1997, n. 59; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1998, emanato d'intesa con il Ministro della difesa, concernente disciplina del trasporto aereo di Stato, di Governo e per il soccorso di ammalati e traumatizzati gravi e per ragioni umanitarie; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 1998 "Dei trattamento degli ex Presidenti della Repubblica"; Visto l'accordo stipulato, ai sensi dell'art. 15 della legge 7 agosto 1990, n. 241, dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Ministero della difesa in data 21 maggio 1999 per disciplinare le modalita' di attuazione del citato decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 17 marzo 1998; Vista la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 21 novembre 2000; Visto il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 luglio 2002, recante l'ordinamento delle strutture generali della Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ritenuta la necessita' di meglio chiarire le finalita' e i criteri organizzativi dal trasporto aereo di Stato e per ragioni umanitarie; Su proposta del Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri delegato; Emana la seguente direttiva: Art. 1. Trasporto aereo di Stato 1. Il trasporto aereo di Stato ha lo scopo di assicurare i trasferimenti in Italia e all'estero delle Autorita' di cui al comma 3 per Io svolgimento di compiti istituzionali ed il trasporto sanitario d'urgenza, di cui all'art. 2. 2. Per compiti istituzionali, ai sensi del comma 1, si intendono quelli specificamente e strettamente derivanti dall'espletamento delle funzioni proprie della carica. 3. Il trasporto aereo di Stato e' disposto esclusivamente per le finalita' di cui al comma 2 e secondo criteri generali di cui all'art. 6 in favore delle seguenti Autorita': a) Presidente della Repubblica; b) Presidenti del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati; c) Presidente del Consiglio dei Ministri; d) Presidente della Corte costituzionale; e) ex Presidenti della Repubblica. 3. Fermi restando i criteri generali di cui all'art. 6, puo' essere disposto il trasporto aereo di Stato per i Ministri e per le delegazioni ufficiali di Organi costituzionali solo in presenza di entrambe le condizioni di seguito indicate: a) sussistono comprovate ed inderogabili esigenze di trasferimento connesse all'esercizio delle funzioni istituzionali ai sensi del comma 2 dell'art. 1; b) non sono disponibili voli di linea ne' altre modalita' di trasporto compatibili con dette funzioni istituzionali neppure con diversa programmazione del viaggio. 4. La disposizione di cui al comma 3 puo' trovare applicazione ai Vice Ministri e ai Sottosegretari di Stato solo in casi eccezionali.
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25 settembre 2007 14:43
Ladroni fiscalmente non deducibili
Adesso sarebbe bello sapere chi sono. Solo per il gusto di vederli esposti alla pubblica gogna, condannati ad essere rincorsi dai giornalisti o anche, più semplicemente, costretti a dar spiegazione al vicino di casa o al portiere che li hanno sempre considerati persone perbene. Perbene, invece, non lo erano affatto. Perchè evadevano le tasse. Anzi, il fisco non li conosceva neppure, perchè non avevano mai pagato una lira in vita loro. Evasori totali. Davanti a un popolo sempre più vessato e che non vede luce sulla diminuzione della pressione fiscale, questi 345 pezzi grossi dell'evasione, finalmente beccati qualche giorno fa con le mani nella marmellata, non possono che destare nel cittadino alle prese con la terza settimana un pesante senso di ribrezzo. Per una volta corre l'obbligo di congratularsi con le Fiamme Gialle che hanno fatto luce su questi ricconi dal consistente pelo sullo stomaco. Pesci davvero grossi, inchiodati uno ad uno da gennaio ad agosto, società e vip tanto “solvibili” da essere stati in grado di saldare immediatamente le cartelle esattoriali strappando assegni superiori ai 500mila euro. di Sara Nicoli per Altrenotizie Tag:
evasione fiscale
24 settembre 2007 13:09
I COSTI DELLA POLITICA SALGONO ANCORA: la Casta promette ma non mantiene
Cosa deve accadere, perché capiscano? Devono esplodere il Vesuvio, fallire l'Alitalia, rinsecchirsi il Po, crollare la Borsa, chiudere gli Uffizi, dichiarare bancarotta la Ferrari? Ecco la domanda che si stanno facendo molti cittadini italiani. Stupefatti dalla reazione di una «casta» che, nel pieno di polemiche roventi intorno a quanto la politica costa e quanto restituisce, pare ispirarsi a un antico adagio siciliano: «Calati juncu ca passa a china», abbassati giunco, finché passa la piena. Un giorno o l'altro la gente si rassegnerà... Macché: non vogliono capire. Non tutti, certo. Ma in troppi non vogliono proprio capire. Lo dimostra, ad esempio, il bilancio appena varato della Camera dei deputati. Dove una cosa spicca su tutte: dopo tante dichiarazioni di buona volontà e pensosi inviti a rifiutare ogni tesi precostituita e sospirate ammissioni che alcuni «benefit » erano proprio indifendibili e solenni impegni a tagliare, le spese sono cresciute ancora. E ben oltre l'inflazione. Il palazzo presieduto da Fausto Bertinotti era costato nel 2006, quando i primi mesi erano stati gestiti dalla destra, 981.020.000 euro: quest'anno, alla faccia di quanti sostenevano che tutta la colpa fosse della maggioranza berlusconiana che aveva lasciato una «macchina » spendacciona, ne costerà 1.011.505.000. Con un aumento del 3,11 per cento: il doppio dell'inflazione.
Non basta. Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota-choc di un miliardo di euro, cresceranno ancora. Fino a 1.032.670.000. Per impennarsi ulteriormente nel 2009 fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. Sintesi finale: in soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006. Ricordate cosa avevano assicurato, per arginare la mareggiata di contestazioni, a proposito dello stipendio dei deputati? Che l'indennità, che stando alla politica degli annunci è già stata tagliata un mucchio di volte, sarebbe calata. Falso: costerà il 2,77 per cento in più: un punto abbondante oltre l'inflazione. E i vitalizi? Il 2,93 per cento in più. Per non dire delle retribuzioni del personale. Avete presente la denuncia dell'Espresso sulle buste paga dei dipendenti delle Camere? La scandalosa scoperta che un barbiere del Senato può arrivare a 133 mila euro lordi l'anno e cioè 36 mila euro più del Lord Chamberlain della monarchia inglese? Che un ragioniere della Camera può arrivare a 238 mila, cioè circa ventimila euro più dell'appannaggio del presidente della Repubblica? Bene: stando al bilancio di Montecitorio, il monte-paghe del personale costerà nell'anno in corso il 3,73 per cento in più. Oltre il doppio dell'inflazione. Quanto agli affitti per i palazzi a disposizione (insieme col Senato la Camera è arrivata, tra immobili di proprietà e in locazione, a 46) sono cresciuti del 6,6%: il quadruplo dell'inflazione. Eppure non è neppure questo il record. I traslochi e il «facchinaggio» erano costati nel 2006 la bellezza di 1.255.000 euro, con un rincaro di 45.000 euro sul 2005. Dissero: «Si è dovuta tenere in giusta considerazione la spesa aggiuntiva» dovuta alle «esigenze inevitabili nel corso del cambio di una legislatura ». Può darsi. Ma allora a cosa è dovuta quest'anno l'ulteriore aggiunta di altri 100 mila euro, pari a un aumento di oltre l'8 per cento? Siamo entrati, senza saperlo, in una nuova legislatura? Ma mai quanto quella dei costi dei gruppi parlamentari. La regola sarebbe chiara: si può dar vita a un gruppo parlamentare se si hanno almeno 20 deputati. Su questa base, all'inizio della legislatura avrebbero dovuto essere otto. Ma grazie alle deleghe concesse dal subcomandante Fausto sono saliti via via a quattordici. Con una moltiplicazione delle sedi (che ha costretto a prendere in affitto nuovi uffici nonostante i deputati potessero già contare su spazi procapite per 323 metri quadri), delle segreterie (più 12,3% sul 2006), delle spese varie. Al punto che i contributi ai gruppi, che nel 2005 erano pari a 28 milioni 700 mila euro e nel 2006 erano già saliti a quasi 33, sono cresciuti ancora fino a 34.300.000 euro. Cioè quasi 14 in più rispetto a sette anni fa. Il che vuol dire che nel quinquennio berlusconiano e in questa successiva stagione unionista, il peso di questi gruppi sulle pubbliche casse è cresciuto del 67,4 per cento.
Tutti «costi della democrazia»? Pedaggi obbligatori che altri paesi non pagano (non così, non così!) ma che gli italiani dovrebbero essere felici di versare per tenersi stretti «questo» sistema parlamentare, «questa» macchina pubblica, «questi» governi statali, regionali, provinciali, comunali che i loro protagonisti presentano, facendo il verso al «Candido» voltairiano, come il migliore dei mondi possibili? Tutti costi impossibili da ridurre al punto che il bilancio della Camera prevede già di costare come prima e più di prima anche negli anni a venire a dispetto di ogni dubbio e di ogni critica? Dice la storia che la Regina Elisabetta, invitata dal governo inglese a tagliare, ha preso così sul serio questo impegno che la spesa pubblica per la Corona è scesa dai 132 milioni di euro del 1991-1992 a meno di 57 milioni. Eppure, guai a ricordarlo. C'è subito chi è pronto a levare l'indice ammonitore: attenti a non titillare l'antipolitica, attenti a non gonfiare il qualunquismo, attenti a non fare della demagogia. Ne sappiamo qualcosa noi, ne sa qualcosa chiunque in questi mesi ha rilanciato con forza alcune denunce, ne sa qualcosa Beppe Grillo. Ma certo, non tutto quello che ha detto il «giullare- à-penser» genovese può essere condiviso. Dall'invettiva del «Vaffanculo Day» lanciata in un Paese che ha bisogno come dell'ossigeno di un linguaggio più sobrio fino all'appoggio alle tentazioni di rivolta fiscale. Un acerrimo avversario dello Stato italiano come Sylvius Magnago, straordinario protagonista di durissimi scontri in difesa dei sudtirolesi di lingua tedesca, lo ha spiegato benissimo sottolineando di sentirsi «un patriota austriaco ma un cittadino italiano»: «prima» si devono pagare le tasse, «poi» si può dare battaglia.
Ma quale autorevolezza hanno per liquidare Grillo quanti per anni e anni non sono riusciti a dimostrare la volontà, la capacità, la credibilità, la forza per cambiare sul serio questo Paese? L'Umberto Bossi che intima a Grillo che «occorre stare attenti a non esagerare» non è forse lo stesso Bossi che diceva che «il Vaticano è il vero nemico che le camicie verdi affogheranno nel water della storia»? Gerardo Bianco che al Grillo che vorrebbe un limite massimo di due legislature risponde dicendo che «non bisogna seguire la piazza a rimorchio di istrioni della suburra» non è lo stesso che siede in Parlamento dal 1968? E il Massimo D'Alema che liquida gli attacchi di Grillo ai partiti dicendo che per sua esperienza «se si eliminano i partiti politici dopo arrivano i militari e governano i banchieri» non è lo stesso che nei giorni pari dice che «la politica rischia di essere travolta come nel 1992» e nei dispari che «i costi della politica sono un'invenzione di giornalisti sfaccendati»? E la destra che, Udc a parte, ha firmato col proprio questore il bilancio della Camera e poi si è rifiutata di votarlo nella speranza di cavalcare la tigre, non è quella stessa destra che governava con una maggioranza larghissima nei cinque anni in cui le spese delle principali istituzioni pubbliche sono cresciute di quasi il 24 per cento oltre l'inflazione?
Per quel po' di esperienza che abbiamo fatto in questi mesi dopo l'uscita del nostro libro, incontrando diverse migliaia di persone, ci andremmo molto cauti, prima di liquidare l'insofferenza di milioni di cittadini, confermata inequivocabilmente dai sondaggi e dalle analisi di Ilvo Diamanti, come «tentazioni antipolitiche». Noi abbiamo visto piuttosto crescere una nuova consapevolezza. Quella che «prima» del legittimo diritto di ognuno di noi di sentirsi di destra o di sinistra, abbiamo tutti insieme un problema: una politica che ha allagato la società. E che, come dimostra il dibattito di queste settimane, non ha la forza non solo per risolvere i problemi ma neppure per metterli sul tavolo.
È «antipolitico» chiedere come mai non vengono neppure ipotizzati l'abolizione delle province o l'accorpamento dei piccoli comuni? Che tutte le amministrazioni pubbliche siano obbligate a fare bilanci trasparenti dove «acquisto carta da fax» si chiami «acquisto carta da fax» e «noleggio aerei privati» si chiami «noleggio aerei privati» così da spazzare via tanti bilanci fatti così proprio per essere illeggibili? Che anche il Quirinale metta in Internet il dettaglio delle proprie spese come Buckingham Palace? Che venga rimossa quella specie di «scala mobile» dell'indennità dei parlamentari ipocritamente legata a quella dei magistrati due decenni abbondanti dopo l'abolizione del meccanismo per tutti gli altri italiani? Insomma: viva le istituzioni, viva il Parlamento, viva i partiti. Però diversi: diversi.
E soprattutto: è antipolitico chiedere che certi politici italiani la smettano di essere così presuntuosi da pretendere di identificarsi automaticamente con la Democrazia?
di Sergio Rizzo & Gian Antonio Stella per Corriere della Sera
23 settembre 2007 17:44
Nel canile di Michela Vittoria Brambilla...
Ci ha scritto Marcello Saponaro, Consigliere regionale dei Verdi in Lombardia, segnalandoci un caso di disinformazione posto in essere dalla rete televisiva La7. Ecco quanto scrive Saponaro, che ringraziamo moltissimo per la segnalazione: "Ho visto ora su internet questo servizio di Emilio Nessi andato in onda [...] su La 7. Dopo un mese di denuncie dei volontari (che non possono più entrare nel canile) La7 si è presentata a filmare solo i cani bianchi e riccioluti nel giorno della conferenza stampa convocata da Michela Brambilla. Un po’ come se (quando) l’Arpa si presentasse a fare i controlli dei fumi di un’industria il giorno di ferragosto…
P.s. Anche noi, lo stesso giorno (il 15 settembre 2007), abbiamo fatto una conferenza stampa. Insieme ai volontari. Nessuna telecamera della 7, però, è venuta a intervistarli."
L'e-mail di Saponaro è del 20 settembre; purtroppo, data la mole di e-mail che ci inviate, siamo riusciti a leggerla solo adesso. La pubblichiamo comunque, sebbene in ritardo, in quanto crediamo sia una di quelle notizie che valga sempre la pena di pubblicare e diffondere in rete. Cogliamo l'occasione per ringraziare anche tutti i visitatori che ci scrivono via mail per farci i complimenti o proporci articoli... siete tanti, ma cerchiamo di rispondere sempre alla maggior parte di voi. Il nostro consiglio, se volete essere letti subito, è quello di scriverci un normale commento. Grazie a tutti!
Link: il Blog di Saponaro 22 settembre 2007 10:52
Mazzate (di Marco Travaglio)
La scena è questa: nel pomeriggio dell’altroieri Mauro Mazza, direttore del Tg2 in quota An, appare in video per ammonire Beppe Grillo col gesto della pistola: «Che accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati gli insulti di Grillo, premesse il grilletto?» Per la verità Grillo non ha mai evocato né pistole né fucili, diversamente da Bossi che li evoca continuamente nella totale distrazione del Mazza medesimo. Per la verità i “vaffanculo” liberatori di Grillo in piazza odorano di bucato, paragonati a quel che si dicono quotidianamente i parlamentari alla Camera e al Senato (quest’estate un’esagitata forzista urlò “assassino” a Gerardo D’Ambrosio, ma anche quella volta il Mazza era distratto). Per la verità, sono dieci giorni che politici e commentatori danno a Grillo del qualunquista, fascista, populista, demagogo, antidemocratico, additandolo come il pericolo pubblico numero uno. Che accadrebbe se un mattino qualcuno, ascoltati gli insulti a Grillo, premesse il grilletto contro Grillo, che fra l’altro non ha scorta né auto blindata né aerei di Stato per volare ai gran premi? Pochi minuti dopo l’editoriale del Tg2, Gianfranco Fini incontra i giornalisti e dice di trovare un tantino eccessivo il rischio paventato dall’amico Mazza: «Adesso lo chiamo per dirglielo». Segue telefonata. Lorenzo Salvia del Corriere chiama Mazza un minuto dopo. Forse si aspetta di trovare un uomo umiliato, mortificato, magari balbettante, forse addirittura nascosto sotto la scrivania per la vergogna: uno che ha appena preso una lavata di capo dal suo principale. Invece no, tutt’altro. Mazza fa il brillante: «E che problema c’è?» Il problema sarebbe che, se Fini gli telefona per dirgli che non gli piace il presepe, vuol dire che considera Mazza una cosa sua, una protesi, un maggiordomo. Il che, per un professionista serio quale Mazza sicuramente è, non è proprio bellissimo. Mazza invece rivolta la frittata e riesce persino a dire, restando serio, che la telefonata di Fini è la prova della sua rocciosa autonomia: «Si dice che i direttori dei tg siano affiliati a un padrino politico che detta il mattinale. Ecco, è la dimostrazione che non è così. È segno che sono indipendente». Ricapitolando: Fini chiama Mazza davanti a tutti, trattandolo come un suo dipendente, non un indipendente, e gli dice più o meno: «Senti, caro, stavolta hai esagerato». E, se lo fa è perché è abituato a farlo, e se è abituato a farlo è perché Mazza qualcosa gli deve, altrimenti non si vede a che titolo un segretario di partito chiami il direttore di un telegiornale del «servizio pubblico» per dargli la linea. Ma queste osservazioni di puro buonsenso non sfiorano più nessuno: né Fini, né Mazza. È normale. Ed è tutto qui, in soldoni, l’annoso problema della Rai che ieri, tanto per cambiare, ha rischiato di far cadere il governo. Perché finché si scherza, parlando di finanziaria, di guerra, di precariato, di pensioni, si scherza. Ma quando si parla di cose serie (quelle che lo sono per Berlusconi), cioè la televisione e la giustizia, allora può crollare tutto. Ricordate la prima crisi del governo Prodi a febbraio? La base di Vicenza e la mozione sull’Afghanistan erano un puro pretesto: la verità è che la pur blandissima legge sul conflitto d’interessi era appena approdata in Parlamento. Il governo andò subito sotto. A fine luglio, sull’ordinamento giudiziario, replay: governo battuto. Ieri l’ennesimo terremoto, ancora sulla tv. Ora naturalmente i commentatori che la sanno lunga ci spiegheranno che «la tv non conta», che Berlusconi «non vince per le tv», che «controllare le tv non basta», che «la tv non sposta voti». È quel che Berlusconi vuole che si creda, e il bello è che a sinistra molti ci credono. Tant’è che lo ripetono a ogni pie’ sospinto. Poi però si ricredono in segreto e corrono a lottizzare la Rai: altrimenti non si capisce il perché dell’operazione Fabiani, che sta scuotendo una maggioranza già scossa di suo. Ecco perché, quando promettono «non lottizzeremo più», nessuno ci crede. Perché chiunque abbia fatto politica in prima fila in questi anni ha sempre trattato la Rai come il cortile di casa, cioè come Fini tratta Mazza. Dice bene Robin Williams nel suo ultimo film (“L’uomo dell’anno”): «I politici sono come i pannolini: bisogna cambiarli spesso, e per lo stesso motivo». di Marco Travaglio per l'Unità 21 settembre 2007 12:16
Burlando contromano in autostrada: "Sono deputato". Niente multa
Credevate che il senatore (ex P2) Gustavo Selva l'avesse fatta grossa con quell'ambulanza? Avete pensato che con la gita domenicale a Monza del ministro (e che ministro!) Clemente Mastella si fosse toccato il fondo? Spiacenti, ancora non avevate fatto i conti con Claudio Burlando, presidente (il minuscolo qui è d'obbligo) della Regione Liguria, il quale a demenza e cafoneria non ha certo voluto essere da meno rispetto ai suoi colleghi... Cosa ha fatto? Oh, molto semplice: ha guidato per più di un chilometro in autostrada contromano creando il panico tra gli automobilisti (miseri cittadini di serie Z), si è finto parlamentare (non lo è più da 2 anni) per evitare la multa (ricorda molto Il Sorpasso di Dino Risi), se ne è bellamente fregato degli automobilisti sconvolti fermi sulla strada, chiuso in macchina a parlare tranquillamente al telefonino (altra infrazione del codice della strada), la stradale china il capo e dice "prego, prego... non si preoccupi, non ci sono prove di ciò che ha fatto", nonostante tutti i testimoni fermi lì intorno. Non sappiamo se Burlando fosse bevuto o... peggio, e tantomeno se intenderà giustificarsi in questo modo. Noi gli ricordiamo soltanto che ex art. 2046 cod. civ. chi non ha la capacità di intendere e di volere (come l'ubriaco o il drogato) è comunque imputabile del fatto dannoso se lo stato di incapacità deriva da una sua colpa (esattamente come l'ubriaco o il drogato). Gli ricordiamo inoltre, e questo anche agli agenti intervenuti, che non esiste alcuna immunità parlamentare per quanto da lui posto in essere!
Ecco il racconto dei fatti riportato oggi da Repubblica.it: "Per un chilometro e passa ha guidato contromano, rischiando una mezza dozzina di scontri frontali con le vetture che stavano per imboccare il casello autostradale. Fermato da una pattuglia della polizia, invece della patente ha mostrato la tessera da deputato. Che tra l'altro è scaduta da un paio d'anni. Dicono non sembrasse turbato più di tanto, anzi. "Hanno ragione", ha detto serenamente Claudio Burlando - ex ministro dei Trasporti e già sindaco di Genova, fino al 2005 in Parlamento con i Ds, attuale presidente della Regione Liguria - indicando gli automobilisti fermi ai lati della carreggiata e sotto shock per lo spavento. Raccontano i tre di essersi avvicinati furibondi alla macchina per prendersela con il guidatore. E che quello restava chiuso all'interno dell'abitacolo, ignorandoli, il telefonino incollato all'orecchio.
20 settembre 2007 14:34
Quel vagoncino di soldi a Cl
«Ci muoviamo in gruppo»... Chissà cosa voleva dire lo spot studiato dalle Ferrovie Nord Milano per la tv in streaming del Meeting di Cl. Di treni lombardi, a Rimini neanche l’ombra. È arrivata invece una vagonata di soldi: un contributo di 180 mila euro per «promuovere l’immagine della Regione». Tanto ha stanziato la giunta di Formigoni per uno stand nel cuore della kermesse di Cl. La delibera è del 2 agosto. La manifestazione richiama ogni anno oltre 700 mila visitatori, vi si legge, «offre un contesto adeguato per informare sui progetti nell’ambito dell’istruzione, della formazione professionale, del mercato del lavoro» e, ancora, «delle eccellenze del sistema sanitario lombardo». Ma è solo l’ultimo rivolo di un flusso di denaro che negli ultimi sette anni di governo formigoniano ha riversato un milione di euro nel forziere ciellino di Rimini. Marcello Saponaro e Carlo Monguzzi, consiglieri regionali dei Verdi, hanno presentato un’interrogazione. Da sempre vicino a Cl, Roberto Formigoni ha partecipato di persona anche a questa edizione del Meeting, per la quale ha voluto uno stand tirato a lucido. Spese per le pulizie: 15 mila euro. Fonte: Spreconi.it 20 settembre 2007 13:23
Comma 22 (di Marco Travaglio)
Il complotto fascio-qualunquista-plebiscitario-populista-eccetera di Grillo contro i partiti trova ogni giorno nuovi alleati nei partiti medesimi. Non bastassero le ambulanze e gli aerei di Stato usati come taxi, è in fase di decollo la famosa legge Mastella sulle intercettazioni: quella che, anziché consigliare ai politici di non telefonare ai delinquenti, vieta ai giornali di pubblicare le telefonate dei politici con i delinquenti. di Marco Travaglio per l'Unità 19 settembre 2007 20:19
Maiale Day / 2
E bravo Borghezio. Fermato, con qualche spintone, dalla polizia belga, e portato in questura perchè manifestava contro l’islamizzazione dell’Europa per altro in ottima compagnia : Philip De Winter, leader del partito di estrema destra separatista e xenofobo fiammingo, Vlaams Belang (ex Vlaams Blok), nonché il capo delegazione dello stesso partito all'Europarlamento, Frank Van Hecke. Di Borghezio, europarlamentare della lega, c’è poco da dire; tutti conosciamo di che pasta è fatto. Da colui che andava a spargere escrementi di maiale sui terreni concessi alle comunità arabe per costruirci le moschee e disinfettava i sedili dei treni regionali su cui viaggiavano le prostitute cosa ci si può aspettare? Probabilmente che appoggi, anzi partecipi attivamante al 'maiale day' promosso dal suo camerata Calderoli che si dice pronto a mettere « fin da subito a disposizione del comitato contro la moschea sia me stesso che il mio maiale per una passeggiata sul terreno dove si vorrebbe costruire la moschea a Bologna » Una bella coppia dunque, Calderoli e il suo maiale. di G. Tizian per Democrazialegalita.it 19 settembre 2007 13:01
Le vergogne della CEI, atto terzo - Lettera aperta di Amnesty International
Riceviamo per e-mail e molto volentieri pubblichiamo: Vi giro un comunicato stampa di
Amnesty International sull'aborto.
E' veramente scandaloso l'attacco (questo è il terzo!)
da parte della CEI a questa organizzazione mondiale
che difende i diritti umani.
Il comportamento della Chiesa danneggia l'azione di Amnesty, in quanto ne fa diminuire l'autorevolezza
ed imparzialità, riconosciuta a livello internazionale,
mettendo a rischio anche la vita di molte persone
condannate alla pena di morte, che questa Ong
(che è assolutamente apartitica e che
non chiede/accetta finanziamenti da NESSUNO!)
cerca ogni giorno di salvare.
Diego Spinello (Verdi di Paderno Dugnano) - - - - - - - - - - - - MAI DETTO CHE L'ABORTO E' UN DIRITTO UMANO,
DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE.
MAI RICEVUTI NE' SOLLECITATI
FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE.
Eminenza, ieri, in occasione dell’apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l’aborto. A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni. Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell’ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un’affermazione mai fatta: che l’aborto sia stato da noi considerato un diritto umano. Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro. Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi. I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno ‘solo’ stuprate. In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di distruzione di massa. Nell’ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un ‘figlio del nemico’. Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito. Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise. In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli? Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna ‘Mai più violenza sulle donne’. Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione. Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute. Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione. Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno. Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire. Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica. Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede. La ‘sospensione’ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione. Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l’incidenza del ricorso all’aborto. Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta. Con i miei più deferenti saluti Paolo Pobbiati 18 settembre 2007 21:15
Scandalo in USA: studente arrestato perché... faceva troppe domande!
Grazie ad un blog nostro amico che visitiamo molto spesso, L'Agorà, siamo venuti a conoscenza di una notizia che oltre ad avere dell'incredibile ci preoccupa moltissimo. Riportiamo qui di seguito l'articolo di Repubblica che racconta l'accaduto (è disponibile anche il filmato originale):
"MIAMI - Arrestato perché faceva troppe domande al senatore John Kerry e poi immobilizzato con una pistola elettrica. Andrew Meyer è il 21enne protagonista di un video-choc che sta sollevando molte polemiche. Ieri, in occasione di un dibattito all'università della Florida, Meyer, usando il microfono che era stato messo a disposizione degli studenti, aveva iniziato a rivolgere una serie di domande al democratico Kerry, sconfitto da George W. Bush nel 2004 nella corsa alle presidenziali. Alcune anche scomode: "Perché non ha chiesto l'impeachment di Bush?", e ancora "Ha mai fatto parte della società segreta Skull & Bones?" (ispirata a rituali massonici). Il ragazzo, ammanettato, continua ad urlare "aiuto, aiuto", e "cosa ho fatto"?. La scena è ripresa da alcune televisioni locali, ma anche da alcuni studenti. Dopo essere stato buttato in terra e ammanettato, gli agenti minacciano di usare il potente Taser, in grado di immobilizzare una persona. E' troppo tardi: il poliziotto schiaccia il bottone, tra le urla del ragazzo. "Ha usato il tempo massimo a disposizione, nonostante gli avessimo chiesto di terminare il suo intervento - ha dichiarato il portavoce dell'università Steve Orlando - Gli abbiamo dapprima tolto l'audio, poi ha iniziato a diventare nervoso". In sottofondo, mentre il ragazzo viene ammanettato, si sente il senatore che dice: "Va bene, fatemi rispondere alle sue domande". Secondo quanto riferito dalla polizia, Meyer è stato denunciato per resistenza a pubblico ufficiale e disturbo della quiete. L'università, da parte sua, ha avviato un'indagine interna: "Cercheremo di capire se sono state seguite tutte le procedure del caso, in particolare riguardo all'uso del Taser". Gli amici di Meyer, attraverso il suo sito ufficiale, hanno invitato gli studenti a manifestare, per chiedere la sua liberazione immediata." 18 settembre 2007 17:04
Scie chimiche: complotto globale o... bufala virtuale?
A tutti sarà qualche volta capitato di notare le caratteristiche strisce bianche che compaiono nel cielo dopo il passaggio di un aeroplano. Ma se le normali scie di condensazione (in inglese “contrails”) rilasciate dagli aerei di linea sono una consuetudine che osserviamo ormai da più di mezzo secolo nei nostri cieli, diverso sarebbe secondo alcuni il discorso delle scie chimiche (“chemtrails”), formazioni che mostrerebbero qualità differenti dalle prime e che sarebbero state osservate a partire dalla metà degli anni ‘90 dapprima negli Stati Uniti e di seguito in Canada, Nuova Zelanda, Bahamas, Sud Africa, Croazia e molti altri paesi facenti parte della NATO tra cui Francia, Spagna e Italia. Una scia di condensazione è essenzialmente costituita da acqua che, immessa in atmosfera sotto forma di vapore dai motori dei velivoli, a contatto con l’aria fredda d’alta quota condensa istantaneamente in cristalli di ghiaccio o goccioline di liquido per poi dissipare mediamente nell’arco di qualche minuto. Le cosiddette scie chimiche, al contrario, mostrerebbero caratteri di maggiore spessore e persistenza e sarebbero frequentemente intersecate tra loro a formare reticolati di varie dimensioni che pian piano darebbero luogo ad una vera e propria copertura nuvolosa artificiale capace di trasformare un cielo azzurro in una massa lattiginosa nel giro di poche ore. La generazione di questa nuvolosità sarebbe dovuta ad attività di irrorazione, da parte di aerei non di linea o commerciali, di sottilissimo particolato, essenzialmente costituito da sali di bario, solfati di alluminio, calcio, magnesio e altri composti, che fungono da nuclei di condensazione per l’umidità già presente in atmosfera, favorendo quindi la formazione delle nubi. L’analisi chimica del terreno, eseguita in diverse zone saturate dalle scie, avrebbe evidenziato la presenza, oltre che di grandi quantità di alluminio e di bario, anche di titanio, bromuro e batteri che normalmente vivono negli alti strati dell’atmosfera e che, inglobati dagli aerosol chimici, vengono invece trasportati a terra, con inimmaginabili conseguenze sulla salute dell’uomo e degli ecosistemi. Ma quali sarebbero le ragioni di una simile operazione? Numerose, spesso fantasiose, e invero un po’ “apocalittiche” sono le ipotesi sulle possibili motivazioni avanzate da coloro che sostengono la teoria del complotto, nata dalla poca chiarezza con cui i governi avrebbero risposto alle richieste di spiegazioni da parte dei cittadini. Molti sospetti sembrerebbero far capo all’ipotesi di operazioni militari riservate, soprattutto in considerazione del fatto che il bario, cospicuamente e frequentemente emerso dalle analisi dei campioni, è un eccellente conduttore elettromagnetico e crea in sospensione una sorta di ponte che prolunga i segnali radio e radar oltre l’orizzonte. Altra ipotesi è quella che vedrebbe il governo statunitense, d'accordo con altri governi implicati nel programma, coinvolto in un’operazione di rilascio graduale di bioagenti e patogeni, allo scopo di vaccinare le popolazioni dall'alto o, peggio, di ridurne il numero in un’ottica di controllo della crescita demografica. Nella fitta trama di implicazioni, è in seguito emersa anche l’ombra inquietante di HAARP (acronimo di “High-Frequency Active Auroral Research Program”), un progetto USA, ufficialmente volto allo studio della ionosfera per il miglioramento delle telecomunicazioni attraverso l’utilizzo di onde ELF (Estreme Low Frequencies) trasmesse da una serie di antenne erette in Alaska e che, secondo alcuni, sarebbe invece uno strumento di conquista in grado di destabilizzare selettivamente il clima e dunque i sistemi agricoli ed ecologici di intere regioni attraverso un’alterazione, per mezzo di microonde, di temperatura e umidità. Al di là delle varie ipotesi, ad oggi l’esistenza delle scie chimiche non è stata realmente ancora dimostrata e, secondo le versioni ufficiali fornite dai governi, quelle che vedremmo nei nostri cieli altro non sarebbero che banalissime scie di vapore condensato, lasciate in cielo da qualunque aeromobile, in gran parte di linea, che si ritrovi a volare ad una quota, temperatura e umidità, che ne permettano la formazione. Le contrails si comporterebbero come cirri (nuvole cirrus), che in effetti, in particolari condizioni atmosferiche, hanno la possibilità di persistere nell’aria anche per ore. L’esistenza di una relazione causa - effetto tra le scie e la presenza nel terreno e nelle acque di zone da esse interessate di elevate quantità di metalli e batteri risulta peraltro ancora difficilmente dimostrabile. di Pamela Turchiarulo - Osservatorio Meteo Milano Duomo Fonte: ChiAmaMilano Tag:
scie chimiche
18 settembre 2007 12:51
18 settembre 2007 12:30
Maiale Day
"Calderoli annuncia il Maiale day. Egocentrico?" di Beppe Severgnini
17 settembre 2007 14:44
Avviso per i nostri lettori di Paderno Dugnano
SECONDA FASE BILANCIO PARTECIPATIVO 2007: Inizieranno martedì 25 settembre le serate di votazione per i cittadini di Paderno Dugnano aventi più di 16 anni, chiamati ad esprimere il proprio voto sulle “priorità” indicate per ogni quartiere nell’ambito del bilancio partecipativo 2007. Anche quest’anno, l’Amministrazione comunale intende destinare una quota nel bilancio comunale 2008 (100mila euro per quartiere) per l’opera o le opere che i cittadini indicheranno come prioritarie. Ad ogni serata saranno presenti il sindaco Massetti e gli assessore Anelli e Cairoli. I cittadini over 16 dovranno presentarsi all’assemblea del proprio quartiere con un documento d’identità valido. Le date degli incontri: · Palazzolo Milanese: martedì 25 settembre ore 20.30 · Paderno: lunedì 1 ottobre ore 20.30 · Villaggio Ambrosiano: martedì 9 ottobre ore 20.30 · Cassina Amata: giovedì 11 ottobre ore 20.30 · Incirano: lunedì 15 ottobre ore 20.30 · Dugnano: lunedì 22 ottobre ore 20.30 · Calderara: giovedì 25 ottobre ore 20.30
17 settembre 2007 11:59
29 e 30 settembre 2007: Giornate Europee del Patrimonio, quest'anno anche con il FAI
In risposta alla necessità di far acquisire ai cittadini europei la consapevolezza di condividere un patrimonio comune, nel rispetto della diversità di ognuno, il Consiglio d’Europa, nel 1991, ha ufficialmente lanciato le Giornate Europee del Patrimonio (GEP), una iniziativa che, nel 1999, è diventata un’azione comune del Consiglio d’Europa e della Commissione Europea. All’iniziativa non partecipano soltanto gli istituti culturali dello stato, ma anche altre istituzioni pubbliche come il Ministero degli Affari Esteri - con gli Istituti Italiani di Cultura all’estero - il Ministero dell’Istruzione, il Ministero dell’Università e della Ricerca, altri enti locali (Regioni, Province Autonome, Province, Comuni), organizzazioni private, associazioni: gran parte del mondo culturale italiano che pone il patrimonio al centro dei propri interessi. Sotto l’egida della bandiera europea, quest’anno il 29 e il 30 settembre l’Italia partecipa con lo slogan “Le grandi strade della cultura: un valore per l’Europa” e, come negli anni precedenti, il Ministero per i Beni e le Attività Culturali coordinerà tutte le iniziative che si svolgeranno nell’intero territorio nazionale. Per la prima volta, inoltre, le Giornate Europee del Patrimonio vedono, quest’anno, accanto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, due partner d’eccezione: il FAI - Fondo per l'Ambiente Italiano e Autostrade per l’Italia, che con la scelta di oltre 200 beni monumentali di rilevante interesse, situati in prossimità della rete autostradale, contribuiranno ad accrescere l’offerta culturale. L’intervento del FAI è particolarmente importante in quanto la Fondazione offre da sempre ad un pubblico vastissimo la possibilità di riscoprire – attraverso la storia, la cultura, l’arte e l’ambiente – i grandi valori nazionali che ci identificano come popolo.
All’origine della scelta del tema “Le grandi strade della Cultura” si trova la necessità di spiegare ai cittadini italiani ed europei come la conoscenza del nostro patrimonio culturale nazionale possa diventare uno strumento efficace per avviare il dialogo interculturale, sia a livello europeo che internazionale. I nostri beni, infatti, sono, fin dalle origini, da un lato il risultato di un incontro di civiltà diverse e, dall’altro, ispiratori di saperi altrui. Le strade, dunque, che, attraversando l’Italia, ricca di tesori artistici, culturali e ambientali, la collegano all’Europa; le strade lungo le quali le peculiarità del nostro paese si fondano con le influenze che, da oltre duemila anni, provengono da altri paesi europei, dai paesi del Mediterraneo o da culture apparentemente distanti. Per due giorni quindi l’Italia si trasformerà in un grande teatro aperto a tutti, dove centinaia di palcoscenici sparsi in ogni regione metteranno in scena la bellezza, la storia, la cultura: una festa che si traduce in oltre 1.000 iniziative gratuite: aperture di luoghi d’arte, presentazione di restauri e lavori in corso, percorsi naturalistici e storici, convegni di approfondimento, concerti, spettacoli, proiezioni cinematografiche, itinerari gastronomici, e soprattutto iniziative nell’ambito della didattica: è infatti fondamentale che fin da giovani si comprenda il legame profondo esistente tra patrimonio e identità culturale. ELENCO DELLE INIZIATIVE PER REGIONE (aggiornato in tempo reale) Scarica gratuitamente la GUIDA DEGLI EVENTI (.zip)
16 settembre 2007 22:52
Cassazione: Professore autoritario? Rischia il carcere!Ricordate la nostra campagna "Smonta IL PROFESSORE bullo"? Un nuovo grande successo su questo fronte arriva dalla Corte di Cassazione, e con precisione dalla sesta sezione penale, con la sentenza 13 settembre 2007 n. 34674. Segue una breve analisi a cura di Roberto Cataldi: "Insegnanti bacchettoni? Ora li "bacchetta" la Cassazione! La Suprema Corte ha detto basta ai "metodi di educazione rigidi e autoritari" per ottenere l'attenzione della classe. In una sentenza resa dalla sesta sezione penale (n.34674/2007) gli Ermellini denunciano che gli insegnanti che utilizzano metodi troppo autoritari nei confronti dei loro alunni possono provocare "rilevanti conseguenze sulla salute psichica" dei ragazzi stessi, portandolo addirittura "alla depressione" (esattamente come Il Blog Senza Nome aveva fatto notare per un altro caso, n.d.r.). E' "ormai opinione comune nella letteratura scientifico-psicologica che metodi di educazione rigidi ed autoritari, che utilizzino comportamenti punitivi violenti o costituivi, come quelli realizzati dal maestro, siano non soltanto pericolosi, ma anche dannosi per la salute psichica, cosi' da essere responsabili di una serie di distrurbi variegati e complessi, dallo stato d'ansia all'insonnia e alla depressione, fino -quando il trauma si e' verificato nei primi anni di vita- a veri e propri disturbi caratteriali e comportamentali nell'eta' adulta". Il maestro aveva contestato la condanna inflittagli dai giudici di merito cercando di giustificare il suo comportamento autoritario con la necessità di infliggere delle punizioni agli alunni per "trovare un dialogo con una classe impossibile". Il maestro dunque, continua la Cassazione "non ha davvero motivo di dolersi" per le maniere forti utilizzate con gli alunni. Infatti, "il fatto commesso qualificato come abuso dei mezzi di correzione appare davvero al limite del piu' grave delitto di maltrattamenti, non potendosi ignorare che la nozione giuridica di abuso dei mezzi di correzione va interpretata in sintonia con l'evoluzione del concetto di abuso sul minore, che si concretizza allorche' si configuri un comportamento doloso, attivo od omissivo, mantenuto per un tempo apprezzabile, che umilia, svaluta, denigra e sottopone a sevizie psicologiche un minore, causandogli pericoli per la salute, anche se compiute con soggettiva intenzione correttiva o disciplinare". Le punizioni inflitte dal Maestro nel caso preso in esame dalla Corte "hanno realizzato traumi psicologici per le piccole vittime" e da ciò deriva un pericolo per la salute mentale delle persone offese. Questo pericolo "alla stregua delle piu' recenti acquisizioni scientifiche, sussiste ogni qualvolta ricorre il concreto rischio di rilevanti conseguenze sulla salute psichica del soggetto passivo". |
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