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28 febbraio 2007 20:39
Il professore bulloIl Ministero della Pubblica Istruzione ha recentemente avviato la campagna "smonta il bullo", che, grazie al numero verde 800 66 96 96, permette agli studenti presi di mira dai compagni bulli di segnalare la cosa, o comunque trovare un po' di sostegno, conforto. NOI, dato il post Heil Mein Professor, abbiamo deciso di avviare la campagna "smonta IL PROFESSORE bullo", dato che non è assolutamente vero che le violenze, siano esse fisiche o morali, avvengono solo tra compagni di scuola. Ne è prova ciò che è successo a quel povero bambino di sette anni la cui maestra ha tagliato la lingue, e ne è prova ciò che ci hanno segnalato sul Liceo Scientifico B. Russell di Garbagnate Milanese (MI), e che vi riportiamo qui: Pare che un nuovo professore di appena 28 anni del liceo Russell, esiga dai suoi studenti di quarta e quinta liceo scientifico di scattare in piedi al suo ingresso, e di sedersi soltanto quando lui stesso si è seduto. Il professore, inoltre, pare essere solito richiamare l'attenzione dei ragazzi distratti "schioccando le dita", e imponendo loro di parlare soltanto se direttamente interpellati. In base alle ultime segnalazioni pervenuteci, alla domanda di una ragazza di poter visionare la propria verifica corretta, egli ha risposto "la verifica te la faccio vedere quando mi pare e piace". Egli inoltre pare essere solito richiamare persino i ragazzi attenti durante le spiegazioni, in quanto, a suo dire, questi lo guardano "in modo strano". Egli pare poi farsi ''servire'' dai suoi studenti, chiedendo loro, durante la lezione, di andare a prendergli una bottiglia d'acqua. Talvolta egli richiama persino gli studenti che gli rispondono "OK", facendo loro presente che la risposta è "irrispettosa nei suoi confronti". L'ultima segnalazione riguarda il fatto che dalla prossima settimana questo professore comincerà a interrogare. Ebbene egli esige che tutti gli studenti non interrogati trascrivano tutte le domande poste, e che, terminata l'interrogazione, ognuno di loro esprima un voto da dare al compagno interrogato: ora, se il voto risulta inferiore rispetto a quello effettivamente dato dal professore, quest'ultimo pone sul registro un "meno" allo studente che ha assegnato tale voto in quanto, testuali parole del professore, "è irrispettoso nei confronti del compagno". Se invece il voto risulta superiore, lo studente prende comunque un "meno" in quanto "irrispettoso nei confronti del professore". Al di là dei nostri dubbi sulla legittimità di questo comportamento, è da segnalare che tutto ciò avviene senza nemmeno informare gli studenti di quali parametri di valutazione intenda usare il professore, dato che, essendo egli da poco arrivato a insegnare in quell'istituto, gli studenti non possono già conoscere il suo metodo di valutazione. 27 febbraio 2007 18:26
Guerra in Iran: iniziato il conto alla rovescia
Il governo iraniano invita la popolazione a prepararsi alla guerra. Nardana Talachian, studentessa e bloggher iraniana ha ieri raccontato a PeaceReporter la paura e la rabbia della popolazione civile di fronte alla crisi nucleare. "Da Washington arrivano segnali preoccupanti sul futuro dell'Iran, ma il presidente Ahmadinejad sembra proprio deciso ad usare la linea dura contro i governi occidentali: 'Il nucleare iraniano è come un treno senza freni'. La marcia irreversibile di Teheran verso la realizzazione della tecnologia nucleare, però, sta costando caro alla popolazione iraniana che, secondo voci oramai attendibili, a 18 anni del tragico ricordo della guerra imposta contro l'Iraq, in un futuro non tanto lontano si troverà sorpresa dai bombardamenti lampo degli statunitensi, e non solo. La Casa Bianca ha già inviato nel Golfo Persico una flotta con due portaerei e, anche se nega di volere lo scontro aperto, gli sviluppi della regione non lasciano tanta speranza a un Iran che fra alcune settimane festeggerà l'inizio del nostro anno nuovo, il noruz, il capodanno iraniano. Un anno nuovo il cui destino non dipende tanto dalla riunione dei sei paesi mediatori a Londra, in quanto gli elementi decisivi sono le ambizioni degli Ayatollah e la testa calda di un cowboy presidente che non vuol sapere niente della realtà delle sue sconfitte. Il vice presidente statunitense, Dick Cheney, in visita in Australia per baciare la mano al governo di Howard per il suo sostegno alla nuova strategia di Bush, afferma che per arrivare ad una soluzione alla crisi iraniana, gli Usa non escludono nessuna opzione. Immediata la secca risposta di Teheran: il ministero degli esteri precisa che la Repubblica Islamica si è preparata per qualsiasi eventualità, anche per la guerra. Gli avversari non chinano la testa trascinando così nel loro pericoloso gioco solo e soltanto la vita di un'intera nazione che, secondo le ripetute e monotone affermazioni di Ahmadinejad, è la nazione più decisa e determinata al mondo per difendere gli ideali della rivoluzione. Ma è vero che i quasi 70 milioni iraniani sono disposti a difendere con la propria vita 'l'indipendenza, la libertà, la Repubblica Islamica'? E questo slogan ha forse davvero lo stesso peso e importanza di 28 anni fa? Se dopo il declino del regime del dittatore Saddam, alcuni iraniani sostenevano la missione 'divina' degli Stati Uniti volta a portare una certa democrazia in Medio Oriente, il quotidiano bagno di sangue iracheno non ha lasciato il minimo dubbio: non è la democrazia e il benessere dei popoli che contano. Anzi sono i pozzi di petrolio dei Paesi dell'area che sono tanto a cuore ai figli del generoso Zio Sam. 'Almeno gli iracheni, nel periodo di Saddam, avevano una certa sicurezza', è la frase che si sente spesso dalla gente comune nei bazar e nei circoli famigliari. E almeno vista da questa prospettiva, tutti gli iraniani sono contro un'ingerenza statunitense negli affari interni del loro Paese e di sicuro non accettano che qualcuno, seppure una super potenza come gli Stati Uniti o Israele, usurpi i diritti sanciti dalle più importanti organizzazioni internazionali. All'indomani della firma dell'accordo tra Pyongyang e il gruppo negoziatore, era unanime l'autocondanna degli iraniani: 'siamo più imbecilli dei nord coreani'. Il giornalista iraniano in esilio a Londra, Alireza Nourizadeh, intervistato dal servizio persiano dell'emittente satellitare Voa (Voice Of America) ha condannato gli ayatollah per non avere nemmeno il minimo d'intelligenza politica per salvare la faccia e realizzare pacificamente i diritti di una nazione. Perchè 'perfino quei chiusi e isolati ultra comunisti nord coreani sono stati, alla fine, in grado di sapere da che parte stare, senza dover cambiare necessariamente i propri principi'. Con tanta intelligenza e furbizia sono riusciti a degnarsi delle lodi del loro primo nemico, Bush, divenuto in qualche modo un amico, che molto gentilmente per ora ha cancellato il loro nome dalla lista nera dell'asse del male per poter occuparsi solo e soltanto dell'Iran. Ed ecco che la maggior parte della popolazione iraniana, e perfino quelli scesi in piazza l'11 febbraio per festeggiare i 28 anni della rivoluzione e sostenere la questione nucleare, è del parere che se il nucleare è davvero pacifico, allora si deve abbassare la guardia per stringere la mano a un nemico per evitare un attacco devastante al Paese. Se è vero che il nucleare serve per sostituire il combustibile fossile, allora si dia il benvenuto ai padroni della tecnologia senza mettere a repentaglio la vita di un'intera nazione.
Se da una parte si va ad accogliere la primavera e l'anno nuovo con la minaccia di un'aggressione, dall'altra l'incubo di una ulteriore crisi economica e dell'inflazione non lascia tregua a nessuno. L'inverno non tanto freddo del Paese ha trovato tavole vuote in molte case iraniane. Nel giro di poche settimane è stato triplicato il prezzo dei generi alimentari, dal pane alla carne. Le patate erano scomparse dai mercati e, chi ne aveva, le vendeva a prezzi stellari. Per più di 10 giorni la gente cercava disperatamente le uova fornite dalle associazioni governative per non dover comprare ad altissimo prezzo quelle etichettate con i vari vantaggi di 'Omega3'. E per finire, la pecora nera delle tavole della nazione più determinata e decisa al mondo era il pomodoro: quasi 2 euro al chilo. Un prezzo inimmaginabile per almeno la metà della popolazione, che ha uno stipendio massimo di 300/400 euro al mese, che difficilmente bastano per arrivare decorosamente a fine mese. Ed era così che il più semplice piatto iraniano, uova fritte, pomodoro e pane, costava più di una pizza! Una cosa è certa: la fame annienta la determinazione. Ma sembra che ne sia inconsapevole il nostro presidente, assente quasi sempre dalla capitale per andare in giro nelle regioni e province iraniane e costruire palestre e stadi, e sentire l'applauso delle masse del popolo, oppure in visita in America Latina per abbracciare i fratelli anti-Usa. Rispondendo alla domanda di un giornalista che gli chiedeva il perchè di quel prezzo per i pomodori ha detto: 'Non è vero. I pomodori non costano. Il fruttivendolo del nostro quartiere li vende ad un bassissimo prezzo. La gente può andare da lui!'. Intanto s'inaspriscono sempre più le critiche degli stessi conservatori contro la politica estera di un presidente che a quanto pare non s'intende neanche di economia. L'inflazione è dovuta anche alla decisione di Ahmadinejad di stanziare una parte degli introiti della vendita del petrolio per la costruzione di palestre e stadi. Chi se ne frega se dopo le vacanze dell'anno nuovo la benzina costerà 15 centesimi (mai avvenuta nella storia iraniana). E che importanza avrà se quegli apparentemente pochi 15 centesimi, seguiti molto probabilmente dall'attacco degli americani, aggraveranno ancor più l'inflazione. Quel che conta però, secondo Ahmadinejad, è che sebbene affamata quella iraniana è una nazione determinata e decisa a raggiungere le vette del progresso e dare un pugno alla faccia di chi gli vuole impedire il successo! Ma a quale prezzo però?''
26 febbraio 2007 20:19
Materiali di Diritto Internazionale e Costituzionale
Pubblichiamo questi materiali in quanto particolarmente interessanti sia per lo studioso del diritto che per il profano che vuole approfondire (per passione, studio, ricerca, cultura... [...] 25 febbraio 2007 16:56
Possibile un conflitto USA-Iran - Parla Massimo Zucchetti![]() "La questione del nucleare in Iran sembra passata un po' in secondo piano per quanto riguarda l'attenzione dei media e della comunità internazionale. Eppure, mentre l'Iran manda segnali contradditori, gli Stati Uniti, secondo una fonte molto attendibile, stanno facendo seri piani per un attacco all'Iran."
Lo rivela a PeaceReporter Massimo Zucchetti, professore ordinario al Politecnico di Torino (insegna ''Impatto Ambientale dei Sistemi Energetici'') e membro del Comitato Scienziate e Scienziati contro la guerra.
"Fra le notizie più recenti, quella dello spostamento delle centrifughe dell'impianto di Natanz in un bunker sotterraneo. Si tratta dei più discussi fra gli impianti iraniani: mediante queste centrifughe è infatti possibile arricchire l'uranio naturale nella sua componente fissile (l'Uranio-235) e quindi fabbricare dell'uranio weapons-grade, ovvero adatto all'utilizzo in un'arma atomica. Gli Stati Uniti, l'Agenzia Atomica Internazionale Iaea e in generale tutta la Comunità Internazionale stanno chiedendo da diversi mesi all'Iran di sospendere l'arricchimento dell'uranio, indipendentemente dai dichiarati scopi pacifici che l'Iran attribuisce a queste operazioni, ma lo spostamento in sotterraneo delle centrifughe non è un atto - da parte dell'Iran - che lasci intravedere disponibilità a sospendere l'arricchimento. Sull'altro versante, quello dei segnali positivi, ci sono invece le recenti aperture del presidente iraniano Ahmadinejad rispetto alle ispezioni da parte dell'Iaea: il presidente ha infatti confermato in uno dei suoi discorsi la piena disponibilità dell'Iran alle ispezioni da parte dell'Iaea.
Ma la notizia più clamorosa apparsa di recente è quella dei piani per uno ''scenario plausibile'' di attacco all'Iran da parte degli Usa.
Zbigniew Brzezinski, è stato Segretario alla Sicurezza Nazionale con il Presidente Jimmy Carter alla fine degli anni Settanta, e uno dei maggiori esperti e consiglieri di politica estera di numerose Amministrazioni statunitensi. Nel corso di un'audizione davanti alla Commissione Difesa del Senato, il 2 febbraio scorso, Brzezinski ha rivelato l'esistenza di un piano dell'Amministrazione Bush per uno ''scenario plausibile'' di attacco contro l'Iran. Questo scenario prevede quattro mosse successive: il fallimento del governo iracheno nell'adempiere ai requisiti posti dall'amministrazione di Washington, una serie di accuse all'Iran di essere responsabile del fallimento, qualche provocazione in Iraq o un atto terroristico negli Stati Uniti attribuito all'Iran e la possibilità di intraprendere un'azione militare ''difensiva'' degli Stati Uniti contro l'Iran.
Questa dichiarazione giurata non può essere presa sottogamba e valutata come un semplice episodio di allarmismo. Dobbiamo infatti tenere conto che alcuni punti sono già in atto, e che quindi il piano potrebbe già essere in fase di attuazione.
Sono recentissime infatti le dichiarazioni del presidente Bush, che sostiene di voler continuare a trattare con l'Iran, ''nonostante le sue armi vadano a rifornire l'arsenale dei terroristi in Iraq''. Un fatto molto grave contenuto in queste dichiarazioni dell'ex Segretario alla Sicurezza Nazionale è che - all'interno degli Usa - c'è quindi chi sarebbe disposto ad organizzare un attentato terroristico per poi attribuirne la paternità all'Iran. In sostanza, un altro 11 settembre potrebbe scatenarsi, pur di giustificare quella che sarebbe una vera e propria guerra di aggressione. Brzezinski ha affermato di avere rivelato i dettagli del piano proprio per cercare di fermarne l'esecuzione: tuttavia i media nazionali Usa ed internazionali hanno ripreso la notizia con molta parsimonia, nonostante la sua grande importanza. Potremmo pertanto trovarci catapultati in maniera inattesa, ed anche a breve termine, in una nuova guerra: essa verrebbe dichiarata ed attuata ''all'improvviso'', proprio per forzare la situazione, andando contro l'intera opinione pubblica mondiale. Visto il disastro dell'Iraq, l'amministrazione Usa imparerà probabilmente dai proprio sbagli: verrà scatenata una guerra-lampo con bombardamenti (si spera convenzionali e non nucleari), evitando l'invasione di terra. E' ovviamente inevitabile che, nel periodo successivo, si pagherà lo scotto dell'aggressione con una recrudescenza di attentati in tutto il mondo, cosa che, per i molti fautori inconfessati statunitensi del ''tanto peggio, tanto meglio'', potrebbe non essere sgradita: avrebbe l'effetto di gettare benzina sul fuoco e spostare nuovamente l'opinione pubblica statunitense in favore della guerra. E fintanto che c'è guerra, come si dice, c'è speranza, ovvero l'economia gira e le commesse multimilionarie alle industrie di armamenti fioccano. Una nazione come gli Stati Uniti, che si regge ormai sopra un'economia di guerra, non ha altro modo per confermare la propria supremazia mondiale, messa in discussione dai paesi emergenti." 24 febbraio 2007 09:14
La NATO e il documento "The Alliance's Strategic Concept"
Tra i link segnalati ieri all'interno del post 5 cittadini italiani fanno causa al Governo degli Stati Uniti, vi era anche il documento NATO The Alliance's Strategic Concept (il concetto strategico dell'Alleanza), approvato dalla riunione dei capi di Stato e di governo dei paesi membri tenuta a Washington il 24 aprile 1999. Vogliamo oggi approfondire maggiormente i singolari contenuti di questo documento, che, ve lo ricordiamo, è reperibile al seguente indirizzo: http://www.nato.int/docu/pr/1999/p99-065e.htm ''Il documento - afferma Tullio Scovazzi in Corso di Diritto Internazionale (Giuffrè, 2000) - esprime le recenti tendenze della NATO sul piano politico e militare ed è, in quanto tale, privo di un immediato valore giuridico. Per di più, lo stile militar-manageriale in cui esso è redatto lascia ampi margini di ambiguità sui presupposti giuridici che lo ispirano e non consente di capire con chiarezza perché e in quale misura, secondo l'opinione dei paesi membri dell'Alleanza, le norme di diritto internazionale sull'uso della forza, ivi comprese quelle contenute nello stesso trattato istitutivo della NATO, siano oggi da ritenersi superate [si noti che il documento è stato redatto prima della recente situazione internazionale dovuta agli attentati alle Twin Towers, n.d.r.]. Non resta che segnalare alcuni dubbi che il documento solleva...'' ''Sembra che, secondo The Alliance's Strategic Concept, la nozione di attacco armato [che giustifica una reazione di ''legittima difesa'' da parte degli Stati dell'Alleanza, n.d.r.] debba intendersi in un senso più ampio, come comprensiva non solo di un'aggressione militare, ma anche di altri fenomeni lesivi degli interessi degli Stati membri della NATO, quali, tra l'altro, un movimento incontrollato di un largo numero di persone che fuggano da un conflitto armato. [...] Se ne potrebbe dedurre che bombardare uno Stato dal quale provenga, a seguito di un conflitto armato, un flusso massiccio di rifugiati costituisca una misura di legittima difesa? La risposta al quesito non è chiara. Nel documento viene più volte evocato un non-articolo 5 del trattato istitutivo della NATO, che dovrebbe consentire un'azione militare anche al di fuori dei casi previsti dall'art. 5. [...] La teoria dei non-articoli [...] conduce a speculazioni teoriche di portata non solo profonda, ma addirittura abissale. Si può pensare che ogni articolo di un trattato sia accompagnato da un non-articolo, che consente di fare quanto l'articolo non consente? O, invece, questa intrinseca qualità contraddistingue soltanto l'art. 5 del trattato NATO? La risposta ai quesiti non è chiara. Il documento qualifica le «forze strategiche nucleari dell'Alleanza» come la «suprema garanzia della sicurezza degli Alleati» (par. 62) e come un essenziale deterrente contro un'aggressione. [...] Potrebbe, per riprendere l'esempio sopra proposto, il non-art. 5 giustificare l'uso dell'arma nucleare contro lo Stato da cui provenga un flusso massiccio di rifugiati?'' Scovazzi conclude affermando che vi è ''la sensazione che il documento sia stato così rozzamente modellato sugli eventi della crisi del Kosovo...''. Perchè? La spiegazione a questa affermazione è da ricercarsi nel fatto che il 24 marzo 1999 una coalizione di Stati membri della NATO (tra cui l'Italia!) ha cominciato a bombardare massicciamente la Jugoslavia, senza che vi fosse alcuna autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. In base allo Statuto delle Nazioni Unite, infatti, nessuno Stato (o coalizione di Stati) può intervenire militarmente senza previa autorizzazione da parte del Consiglio di Sicurezza, a meno che non si agisca per ''legittima difesa'' (di qui la lunga discussione sul ''non-articolo 5'' che sta alla base del The Aliance's Strategic Concept). Il bombardamento in questione, afferma Scovazzi, si è ''svolto in occasione del conflitto interno tra le forze militari della Jugoslavia e i movimenti indipendentisti albanesi del Kosovo. [...] Questo conflitto era caratterizzato dall'uso indiscriminato della forza da parte dell'esercito e delle milizie di sicurezza jugoslave, dalle numerose vittime nella popolazione civile, dal largo afflusso di rifugiati kosovari negli Stati vicini e in altri paesi europei, oltre che dal ricorso di atti di terrorismo ad opera delle parti coinvolte nel conflitto, compresi i movimenti indipendentisti albanesi.'' I bombardamenti della NATO sono iniziati ''dopo il rifiuto della Jugoslavia di sottoscrivere il progetto di accordo emerso dai negoziati tenuti a Rambouillet per una soluzione politica della crisi, e si sono protratti per undici settimane.'' ''Il progetto di accordo di Rambouillet del 23 febbraio 1999, denominato accordo provvisorio per la pace e l'auto-governo in Kosovo [...] se fosse stato accettato dalla Jugoslavia, avrebbe evitato l'intervento militare dei paesi membri della NATO. Il progetto di accordo, che avrebbe dovuto essere sottoscritto dalla Jugoslavia e dalle sue due entità della Serbia e del Kosovo, pur affermando la sovranità e l'integrità territoriale della Jugoslavia, rinviava a una successiva riunione, da tenersi dopo tre anni, la soluzione definitiva della questione del Kosovo. Il progetto di accordo affidava alla NATO il compito di costituire e guidare una forza militare multinazionale che assicurasse l'adempimento delle sue disposizioni. Alle forze della NATO era attribuito il diritto di accedere in qualsiasi parte del territorio jugoslavo (e non soltanto nel Kosovo) e di svolgervi manovre, bivacchi e altre operazioni. E' davvero difficile capire come uno Stato sovrano potesse spontaneamente sottoscrivere condizioni di questo genere.'' Lo Statuto delle Nazioni Unite è qui reperibile, in italiano: http://files.studiperlapace.it/docs/onucarta.pdf Lo Statuto della NATO è qui reperibile, in italiano: http://www.nato.int/docu/other/it/treaty-it.htm 23 febbraio 2007 12:16
5 cittadini italiani fanno causa al Governo degli Stati UnitiRaccogliendo l'invito dell'Associazione Internazionale Giuristi Contro le Armi Nucleari (IALANA), il 22 dicembre 2005, cinque cittadini pordenonesi hanno presentato al Tribunale Civile di Pordenone un atto di citazione (vedi la sezione commenti) contro il Governo degli Stati Uniti, affinché le 50 testate termonucleari (900 volte più potenti della bomba di Hiroshima) presenti ad Aviano vengano rimosse dal territorio italiano. "Quanto alla giurisdizione - riportava il 28 gennaio il quotidiano Libero - gli americani hanno il controllo delle bombe ad Aviano, e pure a Ghedi nonostante sia un aeroporto italiano e i nostri Tornado si addestrino a usarle. È così in virtù di un trattato segreto del '54. E dello Shell agreement del '95, che assegna al comando americano «pieno controllo sull'equipaggiamento Usa». Tutto ciò senza alcuna ratifica parlamentare, come prescriverebbe l'art 80 della costituzione per i trattati internazionali. E il motivo è lampante. Con la legge 131 del 1975 l'Italia ratificò il TNP, che all'art. II recita: «Ciascuno degli stati non nucleari si impegna a non ricevere da chicchessia armi nucleari o altri congegni nucleari esplosivi né il controllo su di essi, direttamente o indirettamente». La legge 185 del '90 e la Corte dell'Aja ci vietano inoltre «importazione e transito di armi nucleari». Le B61, aldilà del «mancato disarmo completo a una data vicina», cui impegnava noi e gli Usa l'art. VI del TNP, costituiscono una proliferazione: essendo l'ultima covata di atomiche tattiche dispiegate dopo il crollo dell'Urss. Vigilare toccava agli ispettori dell'Aiea. Forse troppo distratti da Saddam." (leggi l'articolo intero) Mantenere una minaccia nucleare nei confronti di altri Paesi è un illecito, come affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nella advisory opinion 8 luglio 1996, e, pertanto, le armi nucleari in territorio italiano rappresentano un pericolo per la salute e la vita anche degli attori che vivono tutti vicino alla base nucleare. Considerando in particolar modo il fatto che, nell'attuale sistema strategico delle potenze nucleari, il territorio della Repubblica Italiana, e specificamente la zona di Aviano, è un bersaglio nucleare. Come si afferma nell'atto di citazione, il pericolo è aggravato dal fatto che in passato si sono già verificati ben 5 incidenti, che avrebbero potuto portare all'olocausto nucleare: 1) Il 5/10/1960 un radar della Groenlandia segnalava un massiccio attacco missilistico dell'URSS contro gli USA, distante 2500 miglia. In realtà si trattava di luce specchiata della luna distante 250.000 miglia. Era un errore di computer. 2) il 9/11/1979, nel centro di comando del Pentagono a Ford Ritchie in Maryland, è stato segnalato un attacco nucleare massiccio dell'URSS. Il sistema di difesa nucleare è stato messo subito in allerta da una riunione immediata dei comandanti. L'aeronautica fu messa in allarme e i primi caccia bombardieri furono mandanti in aerea. Per puro caso, un altro sistema di controllo satellitare non aveva confermato l'attacco e si scoprì che un nastro di prova aveva fatto scattare la preparazione per il contro colpo all'URSS. 3) il 3/6/1980 venne percepito l'allarme di un massiccio attacco nucleare dell'Unione Sovietica. Il sistema di difesa nucleare fu allertato; ma più tardi venne rilevato un errore nel computer. Lo stesso allarme si è ripetuto tre giorni dopo con le stesse conseguenze. In seguito fu scoperto un difetto di un chip del computer della centrale di comando. 4) il 26/9/1983, verso mezzanotte, un satellite ha dato l'allarme a Mosca che 5 missili intercontinentali americani stavano aggredendo l'Unione Sovietica. Il satellite aveva erroneamente identificato i raggi del sole con il movimento di un missile intercontinentale. Il responsabile, maggiore Petrow, che doveva inoltrare l'allarme di attacco ai suoi superiori, i quali avrebbero avuto pochissimi minuti di tempo per lanciare il contrattacco,aveva deciso di ignorare l'allarme per il semplice motivo che non poteva immaginare un attacco americano con solo 5 razzi dove se ne aspettava uno con almeno 500 missili nucleari. 5) il 25/1/1995 è stato lanciato in Norvegia un missile di ricerca che inizialmente si dirigeva verso Mosca. Il sistema di allarme russo identificava un Trident americano e la Russia preparava un massiccio contrattacco. Il presidente Jeltzin aveva 3 minuti di tempo per decidere se il sistema automatico di lancio dei missili intercontinentali nucleari doveva essere fermato o meno. Per caso il missile della Norvegia cambiava direzione all'altezza di Pietroburgo e volava verso il polo nord e, quindi, in tempo per interrompere il count down automatico di un attacco nucleare agli USA ed ai suoi alleati, tra cui l'Italia, che è inserita nel piano dei bersagli della difesa russa, in quanto possiede le armi nucleari della Nato e degli USA.
La PRIMA UDIENZA è fissata per il giorno 23 marzo 2007 alle ore 9.00 presso il Tribunale Civile di Pordenone (se volete assistere all'udienza e non sapete come raggiungerlo, fate clic QUI). Maggiori informazioni sono disponibili sul sito della parte attrice: www.vialebombe.org Nella sezione commenti di questo post è possibile analizzare l'atto di citazione. Ulteriori documenti rilevanti su questa tematica (e menzionati dallo stesso atto di citazione), sono reperibili ai seguenti link: NORRIS e KRISTENSEN: http://www.nukestrat.com/pubs/EuroBombs.pdf Interpellanza urgente 2-01481 del 1.marzo 2005 seduta n. 594 http://english.camera.it/_dati/leg14/lavori/stenografici/btestiatti/2-01481.htm Trattato di NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE The http://www.nato.int/docu/pr/1999/p99-065e.htm Doctrine for joint Nuclear Operations http://www.globalsecurity.org/wmd/library/policy/dod/jp3_12fc2.pdf Corte Internazionale di Giustizia - Advisory Opinion of 8 July 1996 http://www.icj-cij.org/icjwww/idecisions/isummaries/ianwsummary960708.htm Trattato EURATOM http://europa.eu/scadplus/leg/it/lvb/l27050.htm Cassazione, sezioni unite - sentenza n. 5044/04 http://www.dirittopubblico.unisi.it/files/corso_avanzato_2007/Ferrini.doc
22 febbraio 2007 09:57
eBay sotto accusa / 4
Continuano ad arrivarci le vostre segnalazioni sulle truffe targate eBay. Come ovviamente potrete capire, non possiamo pubblicarle tutte, ma alla maggior parte cerchiamo di dare comunque risposta. Grazie a tutti coloro i quali ci hanno inviato email o lasciato commenti. Oggi abbiamo deciso di pubblicare la segnalazione di A., un acquirente eBay che ha trovato non pochi problemi in un acquisto da un venditore professionale, al quale, neanche farlo apposta, eBay ha conferito la "prestigiosa" nomina a PowerSeller (ossia un venditore che, secondo eBay, "rispetta regolarmente i requisiti stabiliti da eBay'' stesso). Quando A. chiede l'intervento di eBay per il rimborso di quanto aveva speso (il venditore aveva affermato di NON AVERE l'oggetto dell'inserzione), eBay, sostanzialmente, dice: "bene, ma devi pagarmi 28 euro o io non mi attivo e sono cavoli tuoi." Ecco cosa ci scrive A., che ringraziamo per la segnalazione: Vi riporto la mia esperienza di acquisto da un venditore ebay registrato come professionale. Tag:
ebay
21 febbraio 2007 13:35
Incidenti e morti sul lavoro: Report raccoglie segnalazioni
Ogni anno quasi un milione di persone subisce incidenti sul lavoro. 27mila ne escono con una invalidità permanente, 1.300 muoiono. Questo significa che ogni giorno tre persone perdono la vita per disgrazie legate alla propria attività lavorativa. Nel silenzio generale. Febbraio 2007 Fonte: www.report.rai.it Tag:
diritto del lavoro
20 febbraio 2007 12:53
Heil Mein Professor
Ci è giunta una notizia che ha dell'incredibile, e per questo motivo vogliamo rendervene partecipi, sperando che non abbiate mai avuto esperienze simili. Pare che in un liceo scientifico della provincia nord di Milano sia arrivato un nuovo professore di lettere, di soli 28 anni, che sin dal primo giorno ha cominciato subito a dettare regole molto severe. Vi chiederete voi: cos'ha di tanto particolare questo "prof"? Al liceo i professori ci sembravano tutti severi. Vero, ma aspettate di leggere cosa pretende dai suoi alunni questo ragazzo di 28 anni. Il professore-ragazzino, che data l'età potrebbe benissimo essere il fratello maggiore, o persino il ragazzo delle sue stessse scolare, pretende il massimo rispetto e la massima serietà, tanto da sfiorare il ridicolo. Costui, a quanto pare, impone agli studenti di scattare in piedi al suo ingresso in aula (modello asilo mariuccia, o gioventù hitleriana, se preferite), richiama l'attenzione dei ragazzi distratti con lo schiocco delle dita, impone che a parlare sia solo e soltanto l'alunno da lui interpellato e, cosa assai più ridicola, alle volte, mentre spiega, richiama addirittura i ragazzi attenti e in silenzio, poichè, a suo dire, lo guardano "in modo strano".... Insomma, cari ragazzi che state vivendo questa o un'esperienza simile... noi non sappiamo proprio come aiutarvi. Parlate con il vostro preside, contattate le associazioni degli studenti (esistono anche al liceo?) per far valere i vostri diritti; oppure aspettate e, tra qualche mese, quando all'ingresso del professore dovrete scattare sull'attenti, sbattere i tacchi e a braccio teso gridare "Heil mein Fuhrer", rivolgetevi alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo... Se volete segnalarci situazioni addirittura peggiori (possibile?), potete farlo commentando questo post, o scrivendoci all'indirizzo blogsenzanome@leonardo.it 19 febbraio 2007 22:06
Alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo un giudizio su quindici riguarda l'Italia!
A denunciarlo è stato recentemente il Presidente della Corte Jean-Paul Costa, in occasione dell'inaugurazione del nuovo anno giudiziario. "Nel 2006 - riporta giuristitelematici.it - 103 dei 1.560 giudizi della Corte europea sui diritti umani hanno riguardato l'Italia. In 96 procedimenti si è arrivati alla condanna." "Il numero dei casi pendenti al 31 dicembre del 2006 - continua - è estremamente elevato, tanto da rendere necessaria una rapida entrata in vigore del Protocollo n. 14 alla Convenzione europea sui diritti umani, il quale prevede una semplificazione delle procedure in particolare relativamente a quei casi che non hanno possibilità di successo giudiziario." 18 febbraio 2007 17:20
Basta con le sanzioni penali per chi scarica e condivide files su internet
A lanciare la petizione è stato Altroconsumo, e il 9 febbraio sono già state consegnate le prime 10.000 firme al ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli e al presidente della commissione Cultura della Camera Pietro Folena. Ciò che si chiede con questa petizione è una revisione della legge sul diritto d'autore, al fine di tutelare maggiormente i diritti dei consumatori. Una proposta, tra l'altro, che ha incontrato il parere favorevole dello stesso presidente della commissione Cultura della Camera Pietro Folena. Si chiede soprattutto certezza nel diritto, andando a individuare con esattezza quando si è puniti e quando non lo si è. La petizione può essere riassunta efficaciemente in 3 puti. Si firma per:
Per leggere e aderire alla petizione on-line, clicca qui. 18 febbraio 2007 15:50
Sicurezza e segreto di Stato
La camera dei deputati ha approvato la proposta di legge relativa al sistema di informazione per la sicurezza e la nuova disciplina del segreto di stato. La proposta di legge è visionabile nella sezione commenti di questo post. Fonte: www.studiocataldi.it 16 febbraio 2007 20:13
Kyoto
In occasione del secondo anniversario dalla sua "nascita", pubblichiamo (nella sezione commenti di questo post) il testo del Protocollo di Kyoto della Convenzione sui Cambiamenti Climatici.
15 febbraio 2007 18:49
MSF pubblica il rapporto annuale sulle crisi dimenticate dai mass media
Se credi di aver diritto a un'informazione completa e a conoscere il mondo in cui vivi. Se sei stanco di leggere ciò che accade nel resto del mondo solo quando sono in gioco interessi italiani. Allora mandaci una cartolina elettronica per chiedere DIMMI DI PIU' e noi la consegneremo a nome tuo ai direttori delle seguenti testate (TG1, TG2, TG3, TG5, Studio Aperto, TG4, TGLA7, La Repubblica/Repubblica.it, Il Corriere Della Sera/Corriere.it, LA Stampa, Il Sole 24 Ore, Il Messaggero). Pandemie e crisi alimentari che ogni anno falciano milioni di vite completamente ignorate da telegiornali, quotidiani e periodici. L'epopea di milioni di persone in fuga da guerre, violenze e soprusi raccontate con poche immagini o da un pugno di articoli. Questo lo sconcertante quadro che emerge dal rapporto sulle crisi dimenticate di Medici Senza Frontiere (MSF), che per il terzo anno consecutivo ha analizzato lo spazio dedicato dai mezzi di comunicazione italiani alle crisi umanitarie nel corso del 2006, prendendo in considerazione 22 quotidiani,13 periodici e, con la collaborazione dell'Osservatorio di Pavia, i principali telegiornali della televisione generalista. Un'analisi approfondita è stata effettuata nei confronti delle dieci crisi umanitarie identificate da MSF come le più ignorate dai media a livello internazionale, la ''top ten'' delle crisi dimenticate - Somalia , Repubblica Democratica del Congo, Sri Lanka, Colombia, Cecenia, malnutrizione, Haiti, tubercolosi, Repubblica Centrafricana e India centrale - e di altre gravi crisi particolarmente ignorate nel nostro paese - Indonesia, Sudan, Ciad, Niger, Angola e malaria. Alla Cecenia, per esempio, in un intero anno sono stati dedicati solo 92 articoli dai 22 quotidiani e dai 13 periodici presi in considerazione, ma di questi ben 42 si riferiscono a due singoli episodi eclatanti, quali l'uccisione del leader separatista Basayev (23 articoli) e l'assassinio della giornalista Anna Politkovskaja (19), mentre è praticamente inesistente lo spazio dedicato alle condizioni di vita e alle sofferenze dei civili ceceni di cui proprio la Politkovskaja coraggiosamente scriveva. Sulla Colombia sono stati pubblicati un centinaio di articoli, ma praticamente nessuno racconta dei milioni di sfollati causati dagli scontri tra esercito, paramilitari e guerrieri. Sono 63 gli articoli pubblicati sul Ciad, ma dei 200mila rifugiati dal vicino Darfur e dei 50mila sfollati interni hanno parlato solo 10 pezzi. Alla tubercolosi, che contagia 9 milioni di persone e ne uccide 2 milioni ogni anno, i telegiornali hanno dedicato 3 notizie nel corso del 2006. Alla malaria, che uccide un bambino ogni 30 secondi, 6 notizie (di cui ben 4 sulla morte di un italiano che ha contratto la malattia in Congo). Sconcertante il confronto con l'influenza aviaria, che ha fortunatamente registrato solo 116 casi e 80 morti in tutto il mondo: a questa pandemia solo ''potenziale'', sono stati dedicati ben 410 servizi dai TG. Sono migliaia i cittadini italiani che consultano quotidianamente il sito di Medici Senza Frontiere per conoscere e capire cosa succede nei paesi dove MSF interviene, e sono centinaia di migliaia quelli che, attraverso le loro donazioni, contribuiscono all'azione di MSF per aiutare popolazioni spesso dimenticate. Per questo la stessa MSF si impegna in un'azione di stimolo costante nei confronti dei mass media affinché non tralascino di informare sulle realtà dei tanti contesti di crisi nel mondo, nell'erronea convinzione che questi non interessino. In occasione della presentazione del rapporto, MSF ha inoltre lanciato la campagna di sensibilizzazione ''Dimmi Di Più'' che - con la partecipazione straordinaria della criminologa Julia, noto personaggio dei fumetti - punterà a coinvolgere il grande pubblico nel chiedere un'informazione più attenta alle crisi umanitarie. Leggi la sintesi Aderisci alla campagna "DIMMI DI PIÙ" >> Leggi i rapporti precedenti: Fonte: http://www.msf.it/ 14 febbraio 2007 14:51
Afghanistan: una missione di pace? Guardate questi filmati dal fronte
Dal fronte afgano arrivano su Internet decine di filmati, realizzati da reporter di guerra o girati dagli stessi soldati. Filmati che mostrano il vero volto della guerra, lo stesso che abbiamo conosciuto attraverso i film sul Vietnam: l'odio per un nemico che va sterminato, il disprezzo per i civili, la macabra ironia guerresca, il frastuono delle battaglie, la paura dei soldati che urlano e imprecano, i jet che bombardano a tappeto i villaggi, il fumo nero degli incendi, le trincee e i sacchi di sabbia, i bazooka e le bombe a mano. Questa è la guerra in Afghanistan. Una guerra che qualcuno continua sfacciatamente a chiamare ''missione di pace''. La ''colonna sonora'' rock'n'roll della guerra in Vietnam ha il suo corrispettivo nella musica rap e metal che oggi ascoltano i giovani soldati che combattono in Afghanistan: musica che, non a caso, è spesso usata come sottofondo ad alcuni di questi video inseriti in rete. Uno di questi, sulle note di Eminem, mostra anche un altro parallelismo con il Vietnam: come allora si usava il nome in codice ''Charlie'' per indicare il nemico, il vietcong, oggi in Afghanistan si usa ''Terry'' (forse da ''terrorist'') per indicare il nemico, il talebano. A Terry è dedicata la filastrocca di apertura del video, scritta dai soldati del ''3 Para'', il terzo reggimento paracadutisti dell'esercito britannico che l'estate scorsa ha combattuto una sanguinosa battaglia a Sangin, nella provincia meridionale di Helmand. ''Stai attento Terry, ti stiamo dando la caccia, non ci sono nascondigli per te a Sangin. Ti cagherai sotto quando spareremo i calibro 50: fuggire ti servirà solo a morire stanco. Gli A-10 sono pronti a riempirti di piombo. Non ce ne frega un cazzo che tu sia senza cibo e acqua. Trema Terry: i Parà sono arrivati e ora attaccheremo la città''. In quest'altro filmato, truppe Isaf danesi sospettano che nel villaggio di Dahaneh, distretto di Now Zad, provincia di Helmand, si nascondano dei talebani. Circondano il villaggio e fanno saltare con la dinamite un muro di cinta per fare irruzione. A quel punto, qualcuno dall'interno apre il fuoco. La truppe danesi rispondono scatenando sul villaggio una pioggia di fuoco che smette solo con l'arrivo del buio. Durante la notte, dal compound bersagliato non arrivano segni di vita. Ma i danesi, per sicurezza, prima dell'alba chiedono un bombardamento aereo sul villaggio. Dopo il raid - secondo quanto racconta il giornalista danese che ha realizzato il video - i soldati non si degnano nemmeno di svolgere, come da prassi, un sopralluogo per verificare gli effetti dell'azione.
Vale la pena di sottolineare un particolare emblematico: il mitragliere che spara in direzione del villaggio ha sul braccio la toppa verde della missione ''di pace'' Isaf, la stessa che sta sulla divisa dei soldati italiani. I nostri soldati, pur non sparando contro gli afgani, fanno parte di una missione di guerra.
In quest'altro video, truppe Isaf danesi irrompono in un altro villaggio, questa volta nella provincia centrale di Uruzgan: sfondano le porte e fanno irruzione nelle case, dove trovano solo donne spaventate. Cercano materiale per la fabbricazione di bombe artigianali, ma non trovano ''niente di rilevante''. Appena se ne vanno, la loro colonna cade in un'imboscata dei talebani. Ne segue una furiosa battaglia, nella quale alcuni soldati danesi rimangono gravemente feriti.
La scorsa estate, il villaggio di Musa Qala, nella provincia meridionale di Helmand, è stato teatro di una delle più feroci battaglie tra talebani e forze Isaf britanniche e danesi appoggiate dall'aviazione Usa. Nei combattimenti, durati per settimane, sono morti molti soldati Nato e decine di talebani. Molti di più sono stati i civili morti sotto le bombe sganciate dai B-1 e dagli A-10 statunitensi, che hanno ridotto in macerie l'abitato di Musa Qala. Aerei che si vedono sfrecciare in questo video, girato dai soldati danesi del 7° e 9° reggimento paracadutisti di stanza a Musa Qala. Le violente immagini di guerra sono accompagnate dalla tetra musica death metal di un gruppo tedesco.
Alla battaglia di Musa Qala si riferisce anche questo video, anch'esso girato dai soldati danesi: qui la musica che fa da sottofondo alle esplosioni e alle raffiche di mitra è la canzone ''The Unforgiven'' dei Metallica.
Torniamo a Sangin, provincia di Helmand. Qui, la scorsa estate, erano impegnate anche le truppe canadesi. In questo filmato del 13 luglio, i soldati della Compagnia Alpha, 2° plotone dei ''Diavoli Rossi'' di Edmonton, attaccano alle prime luci dell'alba un villaggio, Hyderabad, nei pressi di Sangin. Due giorni dopo, il 15 luglio, vi fanno ritorno per perlustrare la zona della battaglia e, come si vede in quest'altro video, cadono in un'imboscata dei talebani.
Solo pochi giorni prima, l'8 e 9 luglio, gli stessi soldati canadesi della stessa Compagnia Alpha erano impegnati su un altro fronte molto caldo: quello di Panjway, alcune decine di chilometri a ovest di Kandahar. Ai violenti combattimenti di quei giorni fanno riferimento questo video, accompagnato dalle note di una canzone degli Audioslave che dice: ''Non so dirti perché la gente impazzisce'', e anche questo filmato.
Questo video è stato girato a Now Zad (Helmand) lo scorso ottobre durante una battaglia tra talebani e soldati britannici della Compagnia K del 42° commando dei Marines, impegnati nell'operazione ''Silica'', volta a salvare la Compagnia A del 2° battaglione dei Fucilieri, da giorni accerchiata dai talebani.
I Royal Marines sono protagonisti anche di questo video, in cui è ripresa una furiosa battaglia ingaggiata con i talebani nei pressi di Grishk, sempre nella provincia di Helmand.
In questo video (visibile solo con iscrizione a YouTube) si vedono soldati Usa e militari afgani che, dopo aver perquisito un'abitazione civile in cerca di armi - senza aver trovato nulla - ''interrogano'' il padrone di casa sottoponendolo a un selvaggio pestaggio di gruppo.
13 febbraio 2007 22:46
eBay sotto accusa / 3
Continua la nostra campagna contro le truffe su (e di) eBay. Oggi vi proponiamo la lamentela di altri utenti eBay, che scrivono la loro indignazione sulla facilità con cui si riesce a vendere on-line materiale illegale, come storditori elettrici, parti di armi, divise delle forze dell'ordine... La discussione che segue è tratta da http://answercenter.ebay.it:80/thread.jspa?forumID=800000016&threadID=1000008176
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12 febbraio 2007 12:42
eBay sotto accusa /2
Pubblicavamo ieri il post eBay sotto accusa: aste on line truccate. Oggi vi aggiorniamo con un intervista ad un utente eBay che ha avuto... ''qualche problemino'' nel tentativo di segnalare una frode da parte di un venditore. Leggete, è interessante. Può spiegarci cosa è accaduto? Premetto che ho effettuato su eBay, dalla mia iscrizione, undici, forse dodici compravendite di oggetti, e senza mai avere significativi problemi. Questa volta è stato diverso. Perché? Ho cominciato ad effettuare qualche ricerca sul sito di eBay. Oggetti vari, tutt'al più per curiosità. Ovunque andassi, qualsiasi ricerca facessi, trovavo costantemente inserzioni illecite, soprattutto per quanto riguarda i titoli, ambigui, con pochissima attinenza con ciò che effettivamente veniva venduto. Può farci un esempio? Ad esempio ''NAVIGATORE SATELLITARE TOM TOM GO...''. Ma quando si cliccava sul titolo e si entrava nell'inserzione vera e propria, questa presentava tutt'altro. Ossia? Si vendeva semplicemente una guida (dal contenuto molto dubbio) su come acquistare in quantità diversi prodotti direttamente dal grossista, pur essendo un semplice consumatore. Ovviamente lei può provare quanto sta affermando... Assolutamente sì: per la maggior parte delle inserzioni di questo tipo che ho trovato, ho immediatamente segnalato la cosa a eBay, ed ho tutt'ora copia delle mie segnalazioni e della risposta. Hanno risposto? Certamente. Lo hanno fatto con un messaggio credo automatico, in quanto rispondono sempre allo stesso modo. Ossia che non possono fornirti informazioni sull'esito della segnalazione per ragioni di privacy. Ma alla fine, dopo aver effettuato la medesima ricerca, le inserzioni illecite che avevo segnalato erano state effettivamente tolte. Il problema era che tutte quelle non segnalate, che gli stavano vicino, non erano state minimamente toccate. Cioè eBay eliminava soltanto quelle segnalate? Precisamente. Anzi, molte inserzioni erano addirittura dello stesso utente, ma eBay non si preoccupava di toglierle fino a che io non le segnalavo. Mi chiedo onestamente se eBay attenda sempre che qualche utente volenteroso, o come me indignato, segnali le irregolarità, o se invece effettivamente compie autonomamente ispezioni sulle sue pagine. Veniamo all'evento forse più scandaloso: la sua segnalazione del venditore A######Shop. Dunque, come dicevo, stavo girando su eBay alla ricerca di diversi oggetti quando sono capitato in un'interessante oggetto venduto da A......Shop. Il prezzo era interessante (un euro e qualcosa), le spese di spedizione abbastanza alte (15 euro), ma a destare la mia attenzione è stata la parte dell'inserzione che informava sulla garanzia per l'acquirente. Cosa aveva di particolare? Il venditore affermava che ''offriva'' una garanzia di 7 giorni, dal momento della ricezione, sui vizi dell'oggetto. Eppure tale venditore vendeva moltissimi oggetti, in quantità, e per di più nuovi, con un punteggio feedback oltre 670. Insomma, una bella attività. Appunto, e per di più egli vendeva il tutto attraverso un suo negozio on-line (quelli che mette a disposizione eBay ai suoi utenti). Egli era addirittura ''Power Seller'', ossia un venditore che, cito testualmente dal sito eBay, ''rispetta regolarmente i requisiti stabiliti da eBay''. Si tratta di ''utenti modello che hanno raggiunto e mantenuto [...] elevati volumi di vendita'. Ma cosa c'entra con tutto ciò la garanzia? Alla luce di queste considerazioni ho ritenuto dovesse applicarsi l'art. 1519-sexies del codice civile, il quale prevede, per le ''vendite di beni di consumo'' (ossia vendite di cose mobili da imprenditori o professionisti a consumatori), una garanzia minima di due anni. Ho allora inviato una mail al venditore, al fine di chiedere spiegazioni. Non mi ha mai risposto. E' stato allora che ha contattato eBay? Si, tra l'altro vorrei precisare che l'utente poco esperto può trovare grosse difficoltà nel segnalare irregolarità in un inserzione: sarebbe molto più comodo avere un link diretto, magari un pulsante direttamente sotto la foto dell'inserzione con scritto ''segnala un'irregolarità per questa inserzione'', ad esempio. Da eBay cosa le hanno risposto? Mi ha risposto J.C. del settore ''Regolamento e Sicurezza''. Anzitutto ha messo bene in chiaro che loro non si ritengono in alcun modo responsabili per attività illecite compiute dai loro utenti, in quanto offrono solo un servizio di hosting. Detto ciò mi ha informato che loro non possono fare niente, e che se effettivamente tale venditore può essere classificato come professionale in base a, cito testualmente, ''al volume d'affari legalmente previsto'', loro possono solo dare aiuto alle forze dell'ordine o alla parte lesa a procedimento giudiziale già avviato. A questo punto lei cosa ha fatto. Ho immediatamente risposto facendo presente che non esiste alcuna disposizione di legge che riguardi un ''volume d'affari'' previsto per poter essere considerato imprenditore, apportando a sostegno di questa tesi l'esempio degli ''atti di organizzazione'' (ossia è sufficiente che un soggetto ponga in essere semplici atti di organizzazione per essere già considerato imprenditore, anche se l'impresa stessa ancora non è cominciata). Al di là, poi, di queste considerazioni, ho chiesto come fosse possibile che eBay non intervenisse nemmeno per la violazione del suo stesso regolamento: ossia il venditore non si era nemmeno registrato come ''venditore professionale'', ritengo al fine di aggirare la normativa. Eppure è proprio il regolamento di eBay ad affermare ''quando usi eBay per scopi commerciali DEVI registrarti con un account businnes'', ed aggiunge: ''scegli un account personale se vendi oggetti che non utilizzi più'' e scegli invece un account businnes se ''vendi oggetti che hai acquistato allo scopo di rivenderli, oppure vendi oggetti che hai prodotto allo scopo di commercializzarli, oppure hai un volume d'affari elevato e regolare, oppure vendi spesso oggetti nuovi che non hai acquistato per uso personale, oppure sei un Assistente alle compravendite. Tengo a precisare che l'utente in questione risponde a TUTTI (è persino un Assistente alle compravendite) i requisiti per cui il regolamento prevede un account businnes, eppure egli è registrato con un account personale! E nonostante questa violazione ha persino ottenuto il marchio di ''Power Seller''. Risposta di eBay? La risposta di J.C. non può in alcun modo essere considerata una risposta dignitosa: anziché rispondere al problema che gli ho esposto, egli mi attacca sul mio riferimento agli atti di organizzazione, commentando quando o meno un soggetto può essere considerato imprenditore per il compimento di tali atti e così via... Ma cosa assai più grave è che egli è stato davvero un gran furbone: anziché prendere in mano il regolamento, come ho fatto io (basta entrare in eBay, fare clic su ''registrati'' e poi su ''maggiori informazioni sulla registrazione per venditori professionali''), ha affermato che deve iscriversi come venditore professionale (ossia utilizzare l'account businnes) soltanto chi ha la partita IVA, e per dimostrarmelo mi ha fornito un link ad una pagina del regolamento che NON DICE ASSOLUTAMENTE tutto ciò! Egli, inoltre, ha affermato di non aver trovato alcun riferimento alla mia email inviata al venditore! Immagino che lei gli abbia risposto Eccome, ma ormai ero stanco e amareggiato, gli ho fatto presente che il mio riferimento agli atti di organizzazione era puramente esemplificativo. Gli ho dato gli estremi dell'email inviata al venditore; poi l'ho gentilmente salutato e gli ho augurato buon lavoro, dato che ormai non ce la facevo più! Una vera impresa! Alla fine cosa è successo? Questa mattina mi è arrivata una mail da eBay, sezione assistenza clienti, da parte di M.V., che con un messaggio preconfezionato mi ringrazia ''per il suggerimento'', e mi informa che hanno passato la mia segnalazione al ''reparto responsabile per il miglioramento del sito''. Come se avessi dato loro un suggerimento sulla grafica del sito... Incuriosito, poi, sono tornato nel negozio on-line del venditore A......Shop. Ebbene? Tutte le inserzioni sono sparite! Ma l'utente è ancora regolarmente registrato, e per di più come ''Power Seller''! Insomma, me lo lasci dire: è un vero schifo! E complimenti a eBay! Crede che utilizzerà ancora il servizio eBay? Onestamente ora come ora non saprei proprio... forse sì, ci sono molti venditori onesti... quello che mi secca è sapere che con le mie compere arricchisco ebay. L'utente da noi intervistato ci ha mostrato tutte le email relative al caso. Mail che conserva nell'eventualità che qualche altro utente insoddisfatto per le medesime ragioni intenda chiedere l'intervento di un'associazione dei consumatori o altri enti simili. Le associazioni dei consumatori, e gli utenti eBay che vogliano esporci la loro esperienza, possono contattarci a questo indirizzo: blogsenzanome@leonardo.it Tag:
ebay
12 febbraio 2007 09:42
Attenti alle telefonate di TELE 2 !
E' sufficiente non rispondere "Si" per ritrovarsi con un nuovo contratto telefonico fornito da Tele2, senza averlo mai richiesto. L'inghippo: tutta la conversazione con il call center è registrata. Tag:
tele2
11 febbraio 2007 17:50
A proposito di Berlusconi e consorte...
Pubblico qui di seguito la simpatica lettera che Claudio Sacelli Fioretti (giornalista) ha inviato a Fiorenza Vallino, direttore di Io Donna. Post dedicato a tutti quelli che si sono indignati, o offesi, per l'eccessivo spazio dedicato da Repubblica alla lettera di Veronica Lario (v. post La Repubblica e la moglie di Berlusconi). Cara Fiorenza, la settimana scorsa sono tornato a casa e mia moglie mi ha preparato una coda alla vaccinara assolutamente improponibile. Anche la mia pazienza ha un limite e ho scritto una lettera al direttore di Repubblica Ezio Mauro che ti allego. «Egregio Direttore, con difficoltà vinco la riservatezza che ha contraddistinto la mia vita. Un lungo rapporto matrimoniale comporta rispetto e discrezione. Ho sopportato in silenzio pasti preparati senza passione. Ho mangiato sughi sovrabbondanti di aglio e canederli duri come il marmo. Ho perfino sorriso compiacente di fronte a involtini di pesce spada che non avrei mangiato nemmeno la prima notte di nozze. Ma la coda alla vaccinara ha superato ogni limite. Ho cercato di parlarne con mia moglie ma si è rifiutata di affrontare l'argomento. Quindi non mi resta che chiedere suo tramite che mi faccia pubbliche scuse». Cara Fiorenza, mia moglie mi ha risposto. Ha mandato una lettera a Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera: «Egregio Direttore, la prego di chiedere a mio marito di perdonarmi. Se non l'ho fatto in privato è perché stavo facendo il pesto alla genovese. Le grandi responsabilità che ho nella conduzione del ménage familiare possono avermi distratto. Ma se qualche volta ho messo troppo sale nei fusilli è solo per il mio spirito un po' goliardico. La passione che metto nel cucinare per quella splendida persona di mio marito non va messa in discussione. Abbiamo fatto insieme mousse strepitose e risotti ineguagliati. Cedo al suo appetito come atto d'amore». A questo punto debbo rispondere a mia moglie. Penso di mandare una lettera ad Antonio Padellaro, direttore dell'Unità. Ma non vorrei offendere Maurizio Belpietro, direttore del Giornale. Mi risulta che Giulio Anselmi, direttore della Stampa, mi metterebbe a disposizione pagina due e pagina tre. Ma io voglio fare un salto di qualità. L'apertura del Tg5 sarebbe adeguata? Claudio Sacelli Fioretti 11 febbraio 2007 15:18
eBay sotto accusa: aste on-line truccate
Offerte pilotate e prezzi gonfiati, mentre eBay, il più grande sito d'aste on-line al mondo con un bacino di utenti superiore ai 200 milioni, chiude un occhio visto che il suo tornaconto personale non manca. 09 febbraio 2007 18:33
Scatta l'allarme: POSSIBILE UNA NUOVA GUERRA FREDDA
This is the way the world ends This is the way the world ends This is the way the world ends Not with a bang but a whimper. T.S.Eliot
Riporto qui di seguito il preoccupante articolo di Luca Galassi, pubblicato oggi su PeaceReporter: Il governo russo investirà 189 miliardi di dollari in otto anni per la costruzione di una nuova generazione di missili balistici intercontinentali, sottomarini nucleari e portaerei. Lo ha rivelato ieri il ministro della Difesa, Sergei Ivanov, a pochi giorni di distanza dall'annunciata decisione di Washington di collocare parte del suo nuovo sistema anti-missilistico nell'Est Europeo. Al recente, sensibile aumento delle spese militari russe corrisponde il raffreddamento delle relazioni con gli Stati Uniti. A poco sono valse le rassicurazioni dell'amministrazione Bush che la nuova stazione radar nella Repubblica ceca e il sistema di intercettazione missilistica in Polonia verranno costruiti per contrastare eventuali minacce provenienti da Iran e Corea del Nord. Putin ha definito 'risibile' il tentativo degli Usa di licenziare le preoccupazioni russe come infondate. Nell'incontro di questo pomeriggio a Monaco di Baviera tra capi di governo e ministri degli Esteri di tutto il mondo, durante il quale si parlerà, tra l'altro, di Kosovo, Afghanistan e Iran, ci si aspetta che Putin e Ivanov daranno voce alle loro ansie circa una possibile minaccia statunitense contro il loro Paese. Secondo Yevgeny Miasnikov, ricercatore del Centro per il Controllo degli Armamenti di Mosca, l'obiettivo Usa è chiaro: ''Da quando gli Stati Uniti hanno cominciato a insinuarsi nel vuoto creato dal crollo del comunismo nei Paesi-satellite dell'Est Europa - ha spiegato - è cresciuta la minaccia: il sistema anti-missile statunitense non è giustificato, in quanto l'Iran non ha capacità balistiche per colpire gli Usa. Pertanto, tali infrastrutture sono una minaccia per la Russia''. La 'risposta' allo scudo statunitense si concretizza pertanto nell'annuncio in stile 'da falco' fatto ieri alla Duma dal ministro degli Esteri Ivanov, durante il quale l'orgoglio bellico moscovita ha ricevuto una decisiva spinta: la Russia costruirà quest'anno 17 missili balistici (contro i 4 realizzati negli anni passati), assieme a 34 Topol-M e relativo silo di lancio, per finire, entro il 2015, con altri 50 razzi montati su altrettante piattaforme mobili. A dispetto del trattato di non proliferazione firmato da Putin e Bush nel 2002, la corsa al riarmo è un dato di fatto per i due Paesi, le cui relazioni si stanno progressivamente raffreddando non solo alla luce delle recenti scelte strategico-militari in Europa, ma anche riguardo alla posizione sull'Iraq e, soprattutto, sull'Iran. Gli interessi nel Caspio sono troppo importanti per Mosca per non affrontare i rapporti con Teheran in modo cooperativo, anziché competitivo. La linea dura di Bush e le sanzioni contro il Paese degli ayatollah, relativamente alla questione nucleare, rischiano di deteriorare ulteriormente il rapporto tra Russia e Occidente. Anche se la spesa militare russa assomma a un ventesimo di quella statunitense, la modernizzazione delle Forze armate dopo il collasso dell'Unione Sovietica si è resa possibile grazie alla spettacolare crescita economica dovuta ai profitti di petrolio e gas naturale, al punto da quadruplicarsi dal 2001 a oggi. Gli analisti parlano di una nuova Guerra Fredda, ma, mentre i Paesi che una volta erano legati dal Patto di Varsavia si rivolgono al nuovo alleato statunitense, concedendo sempre più generosamente il loro territorio per la costruzione di basi militari, da parte russa si sta verificando una chiusura sempre maggiore, soprattutto verso l'Europa. In un sondaggio condotto dall' Eu-Russia Centre, organismo di ricerca indipendente, il 71 per cento dei russi non si considera europeo, e più della metà vede l'Europa come una potenziale minaccia alla propria indipendenza industriale e finanziaria. 08 febbraio 2007 14:22
Illegittimità costituzionale della legge Pecorella / 2
Pubblicata la sentenza con le motivazioni della decisione della Corte Costituzionale. Leggi la sentenza nei commenti di questo post. Vedi anche il post Quando la GIUSTIZIA vince! - Legge Pecorella
06 febbraio 2007 12:24
ACQUA: una proposta di legge di iniziativa popolare
Sabato 13 gennaio 2007 è partita la raccolta di firme per la ''Proposta di legge di iniziativa popolare: Principi per la tutela, il governo e la gestione pubblica delle acque e disposizioni per la ripubblicizzazione del servizio idrico'' elaborata dal Forum Italiano dei movimenti per l'Acqua.
Cliccate qui se volete conoscere tutte le iniziative suddivise per regione. Se volete invece analizzare il testo della proposta di legge, potete farlo nella sezione commenti di questo post, oppure scaricando qui l'intero testo in formato "pdf". 05 febbraio 2007 09:21
Un procedimento di espulsioneIl tunisino Foued Cherif scompare la mattina del 4 gennaio 2007, prelevato sul luogo di lavoro, a Milano, da alcuni agenti della polizia. La famiglia riesce ad avere sue notizie solo due settimane dopo: è stato espulso dall'Italia e attualmente si trova a Tunisi, in un carcere civile sotto giurisdizione militare. Foued Cherif sarebbe stato identificato, durante una perquisizione, nell'appartamento di alcuni suoi connazionali indagati e processati per attività terroristiche, ma - secondo quanto riferisce il Centro delle culture, che ha diffuso la notizia della sua espulsione - assolti dalla Corte di Assise di Milano. Non sappiamo se Foued Cherif sia colpevole dell'accusa che gli viene imputata. Ciò che possiamo fare, senza timore di smentita, è affermare che il trattamento che gli è stato riservato è indegno sotto il profilo civile e illegale sotto quello giuridico. Tuttavia, non competendo a noi esprimere giudizi morali, siamo solo abilitati a invocare la presunzione di innocenza (nessuno è colpevole fino a quando non lo stabilisce un tribunale tramite sentenza definitiva), lasciando il merito legale della questione all'avvocato difensore, Sandro Clementi. "Dal mio punto di vista - ha spiegato a PeaceReporter -, che il provvedimento di espulsione sia illegittimo lo si evince da due cose: la prima è che la motivazione scritta del decreto si fonda sulla espressa e dichiarata indicazione di un'appartentenza di Cherif Foued ad organizzazioni connesse con il terrorismo islamico e addirittura con ipotesi di attentati terroristici in Italia".
"Questo presupposto, assunto dal ministro degli Interni che ha firmato il decreto - prosegue l'avvocato - è falso. E' falso perché Foued Cherif non è mai stato indagato in Italia e neppure all'estero per attività connesse ad attività terroristiche. Non c'è nulla a suo carico".
Avvocato, l'accusa viene sostanziata con la contiguità ad alcuni elementi indiziati di attività terroristiche...
"La contiguità o non contiguità va dimostrata. Contiguità significa vicinanza, e se uno è vicino di casa di un terrorista, è per caso terrorista anche lui?".
Anche se fosse 'loro' amico...
"Guardi, la motivazione è illegittima perché il presupposto non è la contiguità, ma la sua appartenenza, il suo inserimento in contesti a carattere terroristico".
Un'accusa senza prove.
"Senza prove... Il ministro non le può neppure dare, ma anche se le desse non sarebbero sufficienti, perché non è quello il contesto entro il quale vanno valutate, né è il ministro dell'Interno che svolge una funzione di accertamento della verità, ma sono i Tribunali, in questo caso la Corte di Assise. Cherif non è neanche indagato, nei suoi confronti non sono state formulate accuse".
Ma le persone che erano con lui quando è stato 'identificato'...
"Non lo sappiamo chi c'era, se non ce lo dicono come facciamo a sapere a chi si riferisce il ministro dell'Interno? Non gli hanno dato neanche il tempo di nominare un avvocato. Nella Costituzione italiana si prevede che chiunque è innocente fino a sentenza definitiva. Ulteriore motivo di illegittimità del decreto è che il ministro dell'Interno ha applicato quell'istituto giuridico della pericolosità sociale presunta che è stato abrogata dalla Corte costituzionale 21 anni fa. Ovvero, non si può presumere, al di fuori di una sentenza di condanna definitiva, la pericolosità sociale di nessuno. Il ministro degli Interni non può applicare un istituto considerato incostituzionale.
Infine, il secondo motivo di illegittimità del provvedimento di espulsione è che la legge internazionale, e in particolare la Convenzione dei diritti dell'uomo, ratificata anche dall'Italia, vieta l'espulsione e il trasferimento verso Paesi che negano i diritti umani. E la Tunisia, come evidenziato dall'ultimo rapporto di Amnesty International, è uno dei Paesi dove meno vengono osservati tali diritti. Figuriamoci le carceri. Quindi, Foued Cherif, ammettiamo per assurdo che sia colpevole, non poteva comunque essere espulso in Tunisia".
Foued ha 36 anni, una moglie italiana convertitasi all'Islam dopo il matrimonio e tre bambine. Sonia, questo il nome della moglie, è stata avvisata con una telefonata della 'scomparsa' del marito. Dal 4 gennaio scorso, da quando Foued, in lacrime, l'ha richiamata dicendogli di "essere spaventato e di temere per la sua sorte", prima di venire spedito in un carcere tunisino, non lo ha più sentito. Lunedì prossimo Sonia partirà per Tunisi, cercando di capirci qualcosa, in questa vicenda che ha scosso tutta la sua famiglia. "Le bambine si cominciano a chiedere dove sia papà - ci ha riferito -, per un po' sono riuscita a mentire loro, ma adesso è difficile tenere nascosta la verità. E la verità è che l'hanno fermato dove lavorava, nei pressi della fermata di Caiazzo, l'hanno perquisito e l'hanno portato in Questura. Dopo alcune ore, alle nove di sera, l'aereo era sulla pista per portarlo via. Il perché devo ancora capirlo. Mio marito non ha precedenti, è incensurato. Per un periodo ha abitato in un appartamento di Corso XXII marzo, insieme ad alcuni connazionali che, purtroppo, nel 2002 sono stati coinvolti nelle indagini per terrorismo connesse alla moschea di viale Jenner. Questi cittadini tunisini sono stati processati e assolti dalla Corte d'Assise. Foued è la mia unica fonte di sostentamento, perché io sono disoccupata". Sonia e Foued sono sposati da quattro anni, prima con rito civile, poi in moschea. Entrambi vivono a Dazio, in provincia di Sondrio. L'avvocato Clementi ha avanzato ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo. In data 11 gennaio 2007 l'Alta Corte riteneva di dover procedere con la massima priorità a tutela dei diritti di Cherif, introducendo la 'fase di merito', cominciata il 26 gennaio a Strasburgo. L'Alta Corte è stata chiamata in causa - si legge nella relazione dell'avvocato Clementi - per violazione del diritto di difesa e per il divieto di espatrio verso Paesi ove l'espellendo potrebbe essere soggetto a pene illegali e comunque ove non gode dei diritti civili.
Fonte: www.peacereporter.net
04 febbraio 2007 09:51
City Death
Il 3 dicembre 2006, pubblicavamo i primi post in assoluto del blog "Senza Nome". Il secondo, riguardava (anche) il progetto City Life per la nuova zona fiera di Milano. Ci sembra giusto, quindi, riportare qui gli ultimi aggiornamenti, commentati di recente da Beppe Grillo sul suo sito: 900.000 metri cubi di cemento. Tre grattacieli fino a 23 piani e 210 metri di altezza. 9.500 posti auto. Un maggiore afflusso di macchine stimato pari a quello di una media cittadina: 20/25.000 auto in una zona già intasata. Lo scempio della zona Fiera è un altro passo di espropriazione dei diritti naturali dell'uomo. A Milano, dopo l'aria si espropria anche la luce del sole. Le case della Fiera saranno oscurate dai grattacieli. E così gli alberi, i pochi prati. Vedi anche il post: Road pricing 02 febbraio 2007 19:05
TG del Nord Milano / 2
Pochi giorni fa (leggi post) vi abbiamo parlato del nuovo TG ideato dalle amministrazioni comunali di Bresso, Cinisello Balsamo, Cologno Monzese, Cormano, Cusano Milanino, Paderno Dugnano e Sesto San Giovanni. Siamo oggi entrati in possesso di nuove informazioni che rispondono in parte ai nostri quesiti. Queste le informazioni che mi sono per il momento pervenute: Le immagini e le interviste di ogni servizio (durata dai 90 ai 120 secondi) sono realizzate in stretta collaborazione con il servizio comunicazione dell'ente. Ogni Comune segnala una scaletta settimanale degli argomenti, all'interno della quale definire quali servizi hanno la priorità su altri. E questo per quanto riguarda l'influenza dei Comuni sull'informazione che viene data ai cittadini. Vediamo ora i costi: Il costo totale della realizzazione del "TG nord Milano" è di 3.000 euro al mese. Non è prevista alcuna forma di pubblicità all'interno del programma (e ci credo, se dura solo 8 minuti, ci mancherebbe anche un'interruzione pubblicitaria dopo i primi 4 minuti...). Il COSTO ANNUO PER PADERNO DUGNANO è di 5.000 euro iva compresa; quota calcolata approssimativamente sulla base della popolazione degli enti. Il costo della sperimentazione, tuttavia, è stato a carico di Sesto San Giovanni e Cinisello Balsamo. In conclusione, direi che i costi, tutto sommato, sono bassi, anche se continuo a ritenerla una spesa non giustificata, per i motivi già esposti precedentemente. Scritto da: Marco Mambrini Vice-coordinatore Consulta comunale cultura-scuola-ambiente di Paderno Dugnano 02 febbraio 2007 16:14
Afghanistan: IMMUNITA' PER TUTTI
"Ego me absolvo", titolava ieri un articolo di Cecilia Strada su PeaceReporter, denunciando la scandalosa immunità, approvata dal parlamento afgano, per chi negli ultimi 25 anni si è macchiato di crimini di guerra: ''Per favorire la riconciliazione fra i vari settori della società, tutte le parti politiche e belligeranti che sono state coinvolte in un modo o nell'altro negli ultimi venticinque anni di guerra non saranno perseguite da punto di vista legale e giudiziario''. Con questa mozione la Wolesi Jirga, la camera bassa del parlamento afgano, ha approvato mercoledì l'immunità per quelli - e sono tanti - che si sono macchiati di crimini di guerra in Afghanistan dall'invasione sovietica a oggi. Una mossa che dà da pensare. Il provvedimento è passato con la maggioranza assoluta dei voti, mentre uno sparuto gruppo di deputati ha abbandonato l'aula per protesta. I critici del provvedimento sottolineano che l'immunità riguarderà anche personaggi come il mullah Omar e il comandante Gulbuddin Hekmatyar, uno dei più feroci signori della guerra afgani fin dai tempi della lotta antisovietica, famoso per il suo odio nei confronti delle donne che, raccontano, amava sfregiare con l'acido. Che l'immunità sarà concessa a pioggia è confermato anche dai parlamentari che l'hanno voluta, come Mohammad Mohaqiq: ''Questa è una legge, e la legge sarà applicata a tutti gli individui allo stesso modo''. Critica anche la reazione di Unama, la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan: ''La verità è vitale per la riconciliazione'', si legge in una nota diffusa giovedì, ''nessuno ha il diritto di perdonare i responsabili delle violazioni dei diritti umani se non le vittime stesse''. La proposta di legge, si è detto, è uno strumento per giungere alla riconciliazione di una società lacerata. Ma non solo. Nel parlamento afgano, infatti, siedono molti signori della guerra e leader dei combattenti mujaheddin che, nella lotta contro i sovietici prima e contro i talebani poi, si sono macchiati delle peggiori atrocità: prigionieri giustiziati in massa, villaggi saccheggiati e dati alle fiamme, donne violentate. Lo stesso Mohammad Mohaqiq, uno dei legislatori che ha voluto più fortemente questa legge, è un ex signore della guerra, leader dei combattenti hazara (leggi l'intervista a Mohammad Mohaqiq dell'inviato di PeaceReporter). Nel parlamento afgano, a votare l'immunità, c'erano anche gli ex funzionari talebani che nel 2005 hanno abbracciato la causa governativa e si sono presentati alle elezioni. Oggi possono tutti tirare un sospiro di sollievo, certi che il loro passato non verrà mai messo sotto accusa. 01 febbraio 2007 18:03
All The Invisible Children (2005)
Milioni di bambini e adolescenti sono privati dei loro diritti da sfruttamento e guerre. Trecento milioni di bambini nel mondo soffrono la fame. Oltre 100 milioni non sono mai entrati in un'aula scolastica. A tutti loro è dedicato il film All the Invisible Children, uscito nelle sale italiane il 3 marzo 2006, dopo l'anteprima tenutasi a Roma, alla presenza dell'allora Capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi. Il progetto cinematografico è stato realizzato da otto grandi registi - Medhi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Katia Lund, Jordan Scott e Ridley Scott, Stefano Veneruso e John Woo - che hanno donato ai "bambini invisibili" il loro nome e il loro immenso talento creativo. Ognuno di essi ha raccontato una storia diversa sulla situazione dei bambini in varie parti del mondo. Fonte: www.unicef.it |
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